22 Marzo 2018

Ilva, il pressing di Landini «Torniamo subito al tavolo del confronto»

l’ esponente cgil: conciliare occupazione e ambiente
BARI «Ci sono dei momenti in cui occorre affrontare il merito delle questioni e abbandonare la logica del conflitto. La campagna elettorale? È terminata, mentre i problemi dell’ Ilva restano lì». Maurizio Landini, segretario della Cgil già numero uno della Fiom (2010-2017), avverte il peso del futuro. A Taranto la battaglia del lavoro (fatta di 15 mila dipendenti tra diretti e indotto) si è arenata sugli scogli del conflitto istituzionale tra governo (favorevole alla cessione del siderurgico ad ArcelorMittal) e il fronte d’ opposizione (ora già diviso) costituito da Regione Puglia (Michele Emiliano) e Comune di Taranto (Rinaldo Melucci). Quest’ ultimi hanno impugnato al Tar il decreto ambientale che autorizza l’ Ilva a produrre acciaio. E ieri il Codacons ha inviato una lettera alla direzione generale della concorrenza della Commissione Europea chiedendo di non consentire il trasferimento dell’ Ilva alle condizioni previste dal decreto ambientale. Landini, chiuse le urne il tema Ilva è sparito dalla discussione. È ora di ripartire? «Credo sia necessario. Il 29 marzo al Mise riprenderà il confronto con il gruppo acquirente. Le priorità non sono cambiate: difesa dei livelli occupazionali, dei diritti dei lavoratori e tutela dell’ ambiente». Negli Usa Trump decide di imporre dazi sull’ acciaio. «Credo che un grande Paese come l’ Italia non possa fare a meno dell’ industria siderurgica. Ma va garantito il processo di bonifica ambientale e di qualità della produzione. Taranto è una risorsa che deve essere valorizzata con l’ apporto di tutti i soggetti interessati». Via Renzi e Gentiloni, è tempo di un nuovo premier. Chissà anche del M5S che è per la chiusura. «Un conto è parlare di Ilva in campagna elettorale, un altro è decidere le sorti di una fabbrica governando l’ Italia. Credo che tra gli operai di Taranto in molti abbiano votato per il Movimento e sicuramente non per lo stop della produzione. Guardi, quando hanno sequestrato l’ Ilva la Fiom non ha protestato contro la magistratura perché c’ è senso di responsabilità». La situazione ora si complica ulteriormente. Come se ne esce? «C’ è un tema alla base di tutto. E riguarda un nuovo modello di sviluppo che può partire proprio da Taranto. Coniugare occupazione e tutela dell’ ambiente è possibile». Ma Emiliano, dopo le frizioni con Melucci, sembra fermo sulle sue posizioni e non ritirerà il ricorso. «Il conflitto istituzionale non fa bene a nessuno. Siamo chiamati a trovare soluzioni non a costruire barriere. La questione dell’ analisi del danno sanitario è uno degli elementi dell’ accordo. Come la tutela degli operai dell’ indotto. Nessun posto verrà perso». Questa instabilità può indurre ArcelorMittal a un passo indietro? «Non credo. La soluzione è tornare tutti al tavolo di discussione. Senza dictat».

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