1 Agosto 2018

«Ilva, il mio predecessore firmava in gran segreto»

di maio rivendica i controlli. calenda: sei un ragazzino incapace
ROMA. Sull’ Ilva «per me il piano ambientale e occupazionale non sono soddisfacenti». Lo ha ribadito il vice premier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro ieri, dopo il vertice tenuto al Mise con l’ azienda e 61 sigle, rimarcando che «il futuro è legato a due cose. Uno è che se la gara non è fatta a regola d’ arte io non posso mandarla avanti. E se l’ Avvocatura dello Stato mi dice che si rischia di non tutelare l’ interesse generale dei cittadini io la devo ritirare. Dall’ altra parte, siccome i tempi sono quelli che sono – dice Di Maio – e io non ho certezza rispetto ai pasticci che hanno fatto quelli di prima, allora io sto portando avanti i tavoli con i sindacati e con ArcelorMittal». Ma, ha detto ancora il vicepremier, «qui c’ è un’ altra follia: quello di prima, il precedente ministro dello Sviluppo economico, ha firmato in gran segreto l’ accordo per far entrare Mittal nello stabilimento, in cui c’ è scritto che ci saranno 3 mila persone che vanno in mezzo ad una strada». Inoltre, ha concluso, il termine del 15 settembre è «tecnico. Potremmo decidere anche prima. Ce lo deve dire la legge. Ovvero l’ Avvocatura generale». Ovviamente l’ ex ministro Carlo Calenda, chiamato in causa più volte con l’ accusa di aver portato avanti una gara molto dubbia poi vinta da Mittal, replica a muso duro al vicepremier pentastellato: «Questo ragazzino incapace mi sta facendo irritare. Firma in gran segreto un piffero, la notizia ribatte – è stata diffusa e commentata da ogni media. Non ha la più vaga idea dei numeri neanche quando vanno a suo vantaggio. 4.000 le persone che Mittal non assumeva ma protette da Amministrazione straordinaria». Il contratto «firmato dal precedente governo» per la cessione dell’ Ilva «determina il licenziamento di oltre 3mila persone. Questo è inaccettabile, noi stiamo facendo uno sforzo enorme anche di contemperamento tra la salute e il lavoro, e poi perdiamo il lavoro? Licenziamo quasi 4 mila persone? Questa cosa è intollerabile» tuona invece il governatore della Puglia, Michele Emiliano, come noto in rotta totale con l’ ex ministro del Pd e, invece, assai più vicino alle posizioni del nuovo ministro pentastellato. «Su questi due punti, ambiente e lavoro, la proposta di Mittal, se deve rimanere in campo, deve essere completamente rivoluzionata. Il mio compito – sottoliena Emiliano, che torna ad invitare Di Maio a prendere una decisione – è tutelare la salute dei miei concittadini e i loro rapporti di lavoro. Non ho per fortuna o purtroppo la possibilità di prendere decisioni strategiche su Ilva. Se fosse dipeso da noi, avremmo già risolto il problema». Dopo l’ incontro di ieri sull’ Ilva al ministero dello Sviluppo economico, «avvenuto a valle di un percorso avviato tra il ministro Di Maio e Arcelor Mittal per preparare un’ inte grazione al piano ambientale da presentare a tutte le parti, ci saremmo aspettati dal governo e dalle istituzioni coinvolte un apprezzamento sulle migliorie apportate al piano» spiega il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, spiegando che dal Dpcm del 29 settembre 2017 ci sono state diverse integrazioni «in particolare quelle presentate ai tavoli istituzionali del 16 novembre e del 20 dicembre 2017 che venivano da tutti considerate già allora conclusive». Le dichiarazioni del ministro Di Maio «su un suo parziale apprezzamento vanificano tutti gli sforzi messi in campo fino a oggi e contribuiscono a determinare un clima di incertezza e soprattutto non chiariscono definitivamente la prospettiva all’ orizzonte», continua Palombella aggiungendo «noi abbiamo provato a seguire il percorso che il ministro ha indicato subito dopo l’ incontro di ieri, ovvero quello di riavviare il dialogo con Arcelor Mittal e abbiamo verificato immediatamente che la trattativa tra noi e l’ azienda ha difficoltà a procedere perché continuano a essere presenti gli esuberi e soprattutto perché manca la volontà politica da parte del ministro Di Maio di far ripartire una trattativa e concluderla con un accordo». ntanto Il Codacons presenta un esposto alle Procure della Repubblica di Roma e Taranto in cui si chiede di indagare sul contratto di vendita dell’ acciaieria alla luce della possibile fattispecie di turbativa d’ asta. «L’ iter della gara per la cessione dell’ Ilva presenta numerose criticità che abbiamo deciso di portare all’ attenzione della magistratura – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Il termine per la definizione del piano ambientale è infatti slittato durante la procedura di gara e i tempi sono stati dilatati, una circostanza che potrebbe aver agevolato i pochi partecipanti rimasti a danno di potenziali concorrenti». «Al contrario – prosegue – la gara, una volta modificate le condizioni, andava riaperta in modo da consentire la partecipazione di più soggetti e ampliare le proposte di possibili acquirenti a vantaggio dell’ azienda e dello Stato».

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