Ilva: «Bonificare l’ area non sarà sufficiente»
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
commissione petizioni lie: «bisogna tagliare la produzione»
ROMA. Le attività dell’ Ilva di Taranto mettono a rischio la salute dei cittadini, «anche con l’ applicazione al 100% degli standard di tutela ambientale definiti dall’ Aia 2011 e 2012, nonché dal Piano Ambientale del 2014», in quanto nei centri abitati limitrofi allo stabilimento «rimarrebbero a un livello non tollerabile la situazione di rischio oncologico permanente, di aumento degli infarti e ictus nelle giornate ventose» e di altre patologie. Un rischio che aumenterebbe se l’ Italia accogliesse la domanda di nuova Aia con cui Arcelor Mittal prevede di incrementare la produzione a più di 8,5 milioni di tonnellate annue, mentre il limite dovrebbe essere di 6 milioni, fino a quando l’ azienda non attuerà tutte le misure ambientali, molte delle quali non sono state rispettate o sono in ritardo, come la copertura dei parchi minerali. Lo dice, nelle sue raccomandazioni alla Commissione Ue e alle autorità italiane, la relazione della Commissione Petizioni dell’ eu roparlamento sulla missione conoscitiva che una sua delegazione ha svolto a Taranto il 18 ed il 19 luglio 2017, in risposta alla petizione di cittadini ed associazioni. Non sono stati accolti, invece, come annuncia con soddisfazione il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda su twitter – mentre è in corso il tavolo sull’ Ilva al dicastero – gli emendamenti del M5S che chiedevano la chiusura immediata del siderurgico e la sua riconversione con energie rinnovabili. La relazione su Taranto è stata approvata con 25 Sì e due No, quello delle europarlamentari pentastellate Eleonora Evi e Rosa D’ Amato, autrici degli emendamenti bocciati, che giudicano il voto europeo «poco coraggioso» nonostante «venga finalmente riconosciuto il rischio alla salute umana rappresentato dall’ Ilva». I Popolari europei, in una nota, sottolineano la richiesta rivolta «ai dirigenti di Ilva ed Eni di coinvolgere i cittadini nei loro piani ambientali ed industriali e nelle deci sioni che riguardano la qualità della loro vita». Ma la relazione parla anche della «poca trasparenza» degli organi nazionali e locali responsabili dei controlli su salute pubblica e ambiente. In realtà «questo rapporto lascia aperte tutte le prospettive, anche di riconversione del sito», afferma l’ eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino, che partecipò alla missione a Taranto, il cui obiettivo «non era chiudere o meno l’ Ilva, ma verificare il degrado ambientale». Ragione per cui il sottosegretario Sandro Gozi considera il documento Ue «una conferma al buon lavoro del governo, che richiede un ulteriore sforzo per soluzioni più condivise possibili». E qui si torna al tavolo sull’ Ilva al ministero dello Sviluppo, al quale chiede di partecipare anche il Codacons. Ieri si è sfiorata la rottura tra sindacati ed azienda sul contratto, poi rientrata accantonando la questione dei premi di risultato, su cui Mittal ha ripresentato più o meno lo stesso schema del giorno prima, legato al raggiungimento degli utili, già bocciato da Fim, Uilm e Fiom, che annuncia un giro di assemblee informative in tutti i siti Ilva. Domani, infatti, sarà la giornata decisiva per capire come e se la trattativa sindacale andrà avanti, essendo all’ ordine del giorno il tema dei livelli occupazionali e degli organici, che sta a cuore anche al Viceministro Bellanova, che guarda alle convergenze trovate ieri sul salario fisso, piuttosto che alle divergenze su quello variabile. Intanto la Fiom di Genova affila le armi e la Rsu di Cornegliano indice per domani le assemblee dei lavoratori : «Siamo pronti a tutto», assicura il segretario della Fiom Genova Bruno Manganaro. Anche se, per il collega della Uilm Taranto, Antonio Talò, sarebbe meglio parlare con i lavoratori dopodomani, «quando avremo un quadro complessivo: se si rompe – rileva – si rompe su tutto, mentre siamo ancora in una trattativa unitaria».
alessandra flavetta
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