31 Luglio 2012

Ilva, avviato il sequestro Salta confronto con la procura Taranto «Anche i ministri sotto inchiesta»

Ilva, avviato il sequestro Salta confronto con la procura Taranto «Anche i ministri sotto inchiesta»

TARANTO – Gli operai e i dirigenti dell’ Ilva avevano sperato in qualche giorno di pausa in attesa delle decisioni del Tribunale del Riesame previste per venerdì prossimo. E invece ieri mattina è arrivata la doccia fredda: i custodi amministrativi nominati dal giudice per le indagini preliminari di Taranto e i carabinieri del Noe sono arrivati in fabbrica per porre «sigilli virtuali» e avviare le procedure che porteranno alla chiusura dei sei impianti a caldo dell’ Ilva per i quali è stato disposto il sequestro per disastro ambientale. Nell’ inchiesta sono anche stati messi agli arresti domiciliari otto tra dirigenti ed ex dirigenti dello stabilimento siderurgico. Così, la giustizia ha continuato a fare il suo corso mentre, in nome della necessità di coniugare il diritto alla salute con quello al lavoro, è intervenuto ieri – dopo che domenica lo aveva fatto il Papa – il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che ha risposto a un appello rivoltogli dagli operai dell’ Ilva preoccupati per il loro futuro. Napolitano ha auspicato che si trovino soluzioni «che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell’ attività» e che si proceda «senza ulteriore indugio» al pieno adeguamento alle norme per la protezione dell’ ambiente e la tutela della salute dei cittadini. Erano sorpresi gli operai per l’ arrivo dei custodi amministrativi ma anche il neopresidente dell’ Ilva, Bruno Ferrante, più che altro per la tempistica. Ma Ferrante non si dà per vinto: «Vedremo quali saranno le loro decisioni nei prossimi giorni – ha detto – ma quanto successo non cambia la nostra voglia di lottare e difenderci in tutte le sedi istituzionali. Non abbiamo nulla da nascondere». Ferrante giudica parziali le perizie della procura e intende spiegare ai magistrati come l’ Ilva ha speso «più di un miliardo di euro per l’ ambientalizzazione dello stabilimento di Taranto e i risultati raggiunti. Siamo sempre disponibili a ragionare con il governo centrale e locale su soluzioni che possano coniugare ambiente e lavoro». E sempre in nome della necessità di conciliare ambiente, salute e lavoro, il Consiglio comunale di Taranto ha approvato ieri un ordine del giorno che impegna il sindaco a costituire una cabina di regia per il governo del territorio e dell’ ambiente e a costituirsi parte civile nell’ eventuale processo contro l’ Ilva. Si temeva una seduta animata per la presenza in aula dei lavoratori dell’ Ilva, ma il precipitare degli avvenimenti dal punto di vista giudiziario ha richiamato tutti gli operai in fabbrica, spostando l’ attenzione altrove e la seduta è andata avanti registrando solo qualche battibecco tra il sindaco, Ippazio Stefano, e gli ambientalisti che avrebbero voluto un documento molto più incisivo. Sull’ Ilva di Taranto, il segretario generale Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ritiene «che sia il momento, per ognuna delle parti coinvolte, di mettere in campo la massima responsabilità al fine di poter coniugare l’ attività produttiva del più importante sito siderurgico di Europa con la tutela della salute, dell’ occupazione e della sicurezza ambientale, dentro e fuori lo stabilimento. In queste giornate difficili, ho apprezzato i toni e i comportamenti del nuovo presidente dell’ Ilva, Bruno Ferrante. Per questo, ritengo importante che l’ Ilva renda espliciti gli impegni, gli investimenti e le azioni, anche tecniche, che intende attuare a tal fine». L’ associazione dei consumatori Codacons ha presentato ieri alla Procura di Taranto la propria nomina di parte offesa in qualità di associazione ambientalista e un esposto in cui si chiede di estendere le indagini anche nei confronti dei Ministeri dell’ ambiente e della salute, nelle persone dei ministri che si sono succeduti negli anni, e degli enti locali territorialmente competenti. Il Codacons, in particolare, sottolinea nella denuncia «la gravissima omissione delle istituzioni italiane, centrali e locali consistita nel non aver dato alcun allarme ufficiale ma soprattutto il mancato seguito da parte delle autorità competenti, di un’ adeguata campagna di informazione rivolta ai cittadini coinvolti e le azioni e gli interventi previsti nonché la violazione del principio di precauzione.
 

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