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18 Gennaio 2018

Ilva, allarme polveri oggi e domani Scuole ancora chiuse al Tamburi

 

Oggi e domani scuole chiuse per ordinanza sindacale al rione Tamburi di Taranto per i Wind day, ovvero i giorni di forte vento proveniente da nord ovest, indicati sul sito di Arpa Puglia, che spinge verso il quartiere le polveri dei parchi minerali dell’Ilva, aumentando i rischi per la salute. Sono già dieci i giorni di chiusura delle scuole del rione a ridosso del Siderurgico dall’inizio dell’anno scolastico. «Dieci giorni – attaccano in una nota Francesco Nevoli e Massimo Battista, portavoce del M5S in Consiglio comunale – in cui si ripete il teatrino di bambini che non vanno a scuola, ma vanno insieme alle loro mamme in giro per negozi o stanno in strada a giocare davanti alle stesse scuole chiuse, oppure aspettano in strada gli autobus che li conducono in altre scuole fuori dal quartiere».

Le accuse

Tra le conseguenze dei decreti sull’Ilva si inserisce «la misura – aggiungono i consiglieri – di adottare, per contenere il danno, la chiusura delle scuole durante le giornate di forte vento, che fa arrivare, sul quartiere Tamburi, un eccesso di sostanze inquinanti provenienti dall’area industriale. Niente altro è previsto, non si agisce sulle fonti inquinanti, non si riduce la produzione, non si bloccano gli impianti che possono smuovere minerali e far disperdere polveri sul quartiere». «Non si tiene conto – concludono – del dovere del sindaco di intervenire sulle principali sorgenti di emissioni, per ridurne il pericolo, e non sui cittadini di Taranto, come obbligo del suo ruolo di Autorità sanitaria della città».

Una nuova denuncia

Il Codacons ha deciso di presentare una nuova denuncia alla Procura di Taranto, in cui si chiede anche di procedere contro l’Ilva e contro i commissari che consentono la prosecuzione dell’attività e non impediscono la diffusione di sostanze nocive coprendo i siti tossici in occasione dei Wind day, giorni di forte vento proveniente da nord ovest che spinge verso la città di Taranto le polveri dei parchi minerali dell’Ilva, con potenziali pericoli per la salute dei cittadini. Oggi e domani sono Wind day a Taranto e le scuole del rione Tamburi restano chiuse. L’associazione chiede alla magistratura di disporre, avvalendosi della Protezione Civile, l’evacuazione del quartiere Tamburi – spiega il presidente Carlo Rienzi – a scopo precauzionale e come misura di tutela della popolazione. Non è più tollerabile che i cittadini siano costretti ad essere prigionieri in casa propria per proteggersi dall’inquinamento prodotto dall’Ilva, e a non poter mandare a scuola i propri figli. Il rione Tamburi deve essere quindi evacuato fino a che l’emergenza non sarà risolta”.

I Genitori Tarantini

Sul futuro dell’Ilva intervengono nuovamente i Genitori Tarantini. L’associazione si sofferma sulla bozza di accordo di programma inviata al governo dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, in particolare in cui è scritto: «Premesso che: lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto è stato dichiarato stabilimento di interesse strategico nazionale». Quanto scritto nell’incipit della bozza di accordo di programma sull’Ilva inviata al Governo dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, secondo il gruppo dei Genitori Tarantini, basta «per bollare come inaccettabile tutto il resto». L’associazione chiede quindi la chiusura delle fabbriche inquinanti e la riconversione economica dell’economia tarantina. «Non esiste in una democrazia occidentale che – fanno rilevare – un “interesse strategico” possa prevalere sul diritto alla salute minandolo addirittura fino alla morte. Si vuole far funzionare un’industria, i cui insopportabili danni verranno pagati ancora per anni da migliaia di tarantini, concedendo anche ai nuovi gestori (come ai commissari straordinari prima di questi) l’immunità penale: una ferita inferta alla Democrazia e alla Giustizia difficilmente sanabile. Eppure, su questo argomento, per noi prioritario, nessun riferimento si riscontra nell’accordo di programma». I Genitori Tarantino contestano anche l’articolo 17 dell’accordo di programma che prevede, nel termine di 12 mesi dalla stipula dell’intesa, «interventi normativi di carattere speciale e straordinario per la previsione di indennizzi e tutele per i soggetti interessati da malattie o da decessi accertati con causale diretta all’inquinamento dello stabilimento Ilva di Taranto». Questo, viene osservato, «non significa “tutelare”. Questo è riconoscere, fino a legittimarlo, un risarcimento per un danno sanitario (per quanto già sia estremamente difficile dimostrarne la correlazione) che non dovrebbe essere provocato, non dovrebbe esistere». I Genitori tarantini dichiarano «che l’unica via praticabile per fare cessare la tremenda tempesta di morti, malattie e disoccupazione sia la chiusura delle fonti inquinanti, a cominciare dalle più impattanti (quale, appunto, l’Ilva), la bonifica dell’intero territorio compromesso dall’inquinamento industriale (con spese a carico dei colpevoli, privati e pubblici) e la riconversione economica e sociale dell’intera provincia tarantina».

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