Il wrestling in Sicilia arriva tra le polemiche
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fonte:
- La Sicilia.it
«Vietiamolo ai minori». «No è un gioco». «Stadi più violenti»
Quando nel paleozoico chissà quale tv locale ci ha mostrato il mascellone imperiale di Antonio Inoki, altro che Ridge di Beautiful, la lontananza geografica e filosofica del wrestling (ai tempi si chiamava «catch») dalle nostre vite era così grande che il pensiero di ritrovarselo un giorno a Catania suonava fantascientifico. Ora che per la prima volta nella storia alcuni lottatori di schiatta mondiale si meneranno dalle nostre parti (il 2 e il 3 giugno al PalaLivatino di Cannizzaro), è costretta a passare sotto l`Etna anche la sarabanda di moralismi che cammina perennemente accanto al carrozzone dei «lacci californiani» e delle «six one nine» (619), le mosse con le quali questi attori di professione fanno finta di «spiezzarsi» in due.
«D`accordo, non si picchiano sul serio, ma poi i bimbi per imitarli se le danno di santa ragione e si fanno male», è la tesi del Codacons, che spalleggiato dall`Osservatorio sui diritti dei minori ha chiesto addirittura una censura under 14 per lo spettacolo romano di sabato prossimo. Una nobile preoccupazione che la tv americana di solito scavalca con uno spot lacrimevole: «Don`t try this at home», non fatelo a casa vostra; un po` come la precauzione da sigaretta, se vi rompete una gamba mentre volate dalla scrivania per colpire il fratellino a piedi uniti noi ve lo avevamo detto.
Come qualsiasi tentativo di restrizione, l`indignazione biblica dei consumatori – con tanto di scomunica di «Avvenire – è stata presa maluccio dai Radicali. «La difesa della libertà passa anche attraverso la difesa del wrestling, il Codacons voleva proibire anche Goldrake e Mazinga», notifica il segretario Daniele Capezzone impugnando la Costituzione per proteggere i bicipiti di Undertaker (nient`altro che il becchino) e John Cena, i nipotini di Hulk Hogan. Una disputa propedeutica agli autorevoli pareri di altri politici, pensatori, veline e neuropsichiatri infantili che propongono di recintare il wrestling tra i confini della disciplina sportiva, con centri guidati ovviamente da addestratori adulti.
Ipotesi che mortificherebbe un po` il senso non troppo profondo di un intrattenimento che gli americani hanno ormai elevato al superiore rango di soap, con i bestioni «spiati» (tra molte virgolette) anche nei camerini o nei garage magari in compagnia di fidanzate al silicone che naturalmente ogni tanto combattono pure. Trash narrativo purissimo che dall`altra parte dell`oceano fa ascolti da paura e che in Italia è stato resuscitato dai due mastodontici commentatori di Sky, Luca Franchini e Michele Posa, dopo l`epoca d`oro di Dan Peterson negli anni Ottanta.
E prima o poi qualcuno troverà da ridire anche sul linguaggio non proprio da educande di questo duo televisivo che tra serate, merchandising e internet (oggi se non ti colleghi a www.mondowrestling.com sei out) sta mettendo su un`industria. I due, alle accuse dei benpensanti, oppongono sempre un siffatto ragionamento: «Cos`è più pericoloso, andare al palazzetto per queste esibizioni o allo stadio?».
Una cordiale antipatia comparativa che il pallone pare non ricambi, come si è appreso nelle settimane scorse attraverso i comportamenti apparentemente ermetici del calciatore leccese Mirko Vucinic, adepto del wrestling che ha aperto la carrellata di festeggiamenti post-gol con un pollice passato sulla gola a mo` di coltello. E` stato tale il sollievo di sapere che si trattava semplicemente di uno scopiazzamento del cattivissimo Chris Benoit, il quale con il simpatico gesto annuncia la mossa risolutiva all`avversario, che tutti per paradosso lo hanno giusitificato: «E` solo un bimbo un po` cresciuto che guarda i lottatori in televisione».
Perché moltissimi calciatori, con un salto concettuale un po` ardito rispetto alla moda delle veline, si sono convertiti negli ultimi mesi alle grazie di Batista, Kurt Angle ed Eddie Guerrero. Tanto che il fiorentino Fabrizio Miccoli dichiara di non aver visto la partita dell`odiata Juve in tv perché impegnato in una maratona di quattro ore davanti ai suoi marcantoni preferiti.
Tutta manna per il vitaminico circo di Inoki, che ha portato la sua divina mascella a Catania (in Giappone è venerato come un essere soprannaturale) per sponsorizzare il tour «Spirito guerriero» in qualità di padrino di adorabili frugoletti tipo Ultimo Dragon, Uomo Tigre e Tenzan. Energumeni non proprio familiari come i cuginetti americani, ma pur sempre portatori di un messaggio che secondo tanti è la vera spiegazione del successo del wrestling: tutti noi vorremmo schienare qualcuno almeno una volta nella vita.
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