Il vecchio gestore: buttati via 3,2 milioni
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fonte:
- Messaggero Veneto
GEMONA Ha gestito il depuratore del Consorzio di sviluppo industriale dell’ Alto Friuli dagli anni Ottanta. Chi lo conosce lo descrive come una sorta di "Archimede", un tecnico abituato a lavorare sul campo e a risolvere i problemi di funzionamento con gli impianti anche con l’ inventiva. Per intercettare i residui di lavorazione del ferro, ad esempio, nell’ area industriale aveva studiato di posizionare una serie di calamite dentro i tombini per evitare che nelle acque di dilavamento finissero anche sostanze pericolosissime. Poi, prima della progettazione del nuovo impianto di depurazione, Leandro Taboga, lo storico custode del depuratore del Cipaf, è stato sostituito. Quindi, vista la mala parata e soprattutto visto che il progetto del nuovo impianto «era del tutto inutile e pure non in grado di funzionare» dice il tecnico, assieme al Codacons ha deciso di presentare un esposto alla Procura per denunciare come in quell’ area industriale si stavano letteralmente buttando via 3,2 milioni di soldi pubblici. «Li avevo avvisati per tempo – spiega Taboga – il vecchio depuratore, che non era altro che l’ adeguamento di quello realizzato negli anni Ottanta, poteva essere messo nelle condizioni di ottemperare alle rigide normative ambientali, in particolare il decreto 152 del 1999, con una spesa non superiore ai duecentomila euro. Non mi hanno dato retta, nonostante abbia portato con me progetti di fattibilità e abbia chiesto udienza non solo ai componenti del Cda del Consorzio, ma anche alla Provincia cui competono le autorizzazioni del caso». Poi è arrivato il progetto di nuovo depuratore. «E subito, appena visto l’ elaborato, era chiaro che non potesse rispondere alle esigenze di depurazione di quelle aziende – continua il tecnico – le vasche per raccogliere le acque e "intrappolare" le sostanze sono state progettate in modo non consono. Si tratta di imbuti che, piuttosto che filtrare e trattenere le sostanze nocive, finiscono per bloccare tutto il procedimento di depurazione». Imbuti senza foro, insomma, trappole, non solo per le sostanze nocive, ma anche per tutto il depuratore. «Se ne sono già resi conto al Consorzio – aggiunge Taboga – da quando lo scorso autunno il depuratore ha iniziato a funzionare gli stop si sono susseguiti in maniera impressionante. La Provincia ha invitato a insistere per perfezionare il trattamento biologico e invece si è optato per l’ introduzione di un filtro a sabbia che ha subito creato una serie di problemi, tanto da dover essere sostituito con una spesa di trentamila euro». Taboga è un fiume in piena, mostra progetti, elabora idee. «Con duecentomila euro potremmo ancora far funzionare il vecchio depuratore» spiega. E il nuovo? E le acque di raffreddamento degli impianti che da anni pare finiscano nel depuratore contro la legge? «Avevo già studiato le canalette per irrigare i campi» spiega. (a.s.)
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