12 Settembre 2020

IL TURISMO ANTICO DELL’ ITALIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

L’ Atlantis The Palm di Dubai è il classico esempio di sfarzo e esagerazione a cui gli Emirati ci hanno abituato. Sorge e veglia sul complesso di isole cono sciute come “le Palme” che tra le poche opere dell’ uomo visibili a occhio nudo dallo spazio (non ce ne voglia la Muraglia Cinese che merita un approfondimento a parte in tal senso). Questo albergo, simbolo del lusso, è cuore di un complesso che comprende un acquario subacqueo e un parco acquatico a cui gli ospiti possono liberamente accedere. Ammettendo che – in periodo di coronavirus – un italiano possa tranquillamente andare a Dubai in questo giocattolone di sceicchi, si troverebbe a spendere la prossima settimana per sei notti all’ incirca 1.373 euro a coppia (prezzi Booking) con tanto di test Covid-19 in loco. Con gli stessi soldi – ripeto, gli stessi soldi – nell’ isola d’ Ischia si prende una camera matrimoniale standard in un buon albergo con SPA (solitamente a pagamento) e colazione inclusa. Aggiungendo la discesa a mare (tassativamente stabilimento balneare) bisogna calcolare un’ altra trentina d’ euro al giorno (180 euro per sei giorni). Facendo la stessa ricerca ad agosto sempre tramite il portale Booking.com, avremmo scoperto che l’ Atlantis The Palm – uno degli alberghi più famosi al mondo – costava quanto un pernottamento in luoghi come Acciaroli o Vico Equense. Ok, al netto di costo della vita e situazione generale. Ma tant’ è. L’ Italia del Coronavirus si svela cara, troppo cara per il mercato globale. Non disposta a cedere il passo e ancorata a un’ accomodation antiquata, che ricorda tanto le estati in un mondo non ancora connesso dove sulle Riviere più famose il mangiadischi sparava a poche lire le hit di Baglioni e Battisti. Alcuni ricordi dell’ epoca ancora campeggiano in alcuni stabilimenti balneari dei nostri paesi di mare, come quei pessimi tavolini in plastica brandizzati con noti marchi di gelato o bevande. Come gli espositori dei prezzi in metallo ancora in lire. Ricorda l’ infanzia di tanti. La passeggiata sul lungomare (sempre la stessa per tutto il mese di vacanza), il gelato la sera, la quotidianità che si sposta dalla casa in città alla casa al mare. Altri tempi, altro potere d’ acquisto degli italiani, altro mondo. Oggi cinque notti a Ischia rischiano di costare oltre i 1000 euro, che è quanto percepisce mediamente un commesso (messo a posto) o un cameriere (sempre messo a posto, ma non siamo qui a parlare ora di lavoratori a nero) secondo le ultime (rosee) rilevazioni. Per farsi il bagno e la stessa passeggiata sul lungomare di circa 50 anni fa, e nulla più. Quest’ estate 2020 di vacanze “forzatamente italiane”, in cui andare all’ estero non solo era sconsigliato ma a un certo punto rendeva anche lo sfortunato viaggiatore vittima di cyberbullismo, ci restituisce un Paese ancorato a ricchi decenni ormai trascorsi, che piange sulle sue sfortune (secondo SGW il comparto turismo si appresta a registrare una perdita di 100 miliardi di fatturato, “la nostra stima peggiore” l’ ha definita Confturismo) ma non allunga una mano a chi dovrebbe farla ripartire (le conferme sugli aumenti per far fronte alla crisi ormai non si contano più). Promuove un bonus Vacanze (che Codacons definisce un flop) e poi pretende (denuncia sempre il Codacons) che sia usato solo a partire da 7 notti o da 1000 euro di spesa. Chiude alle partenze nostrane all’ estero ma apre ai turisti che arrivano. Condanna la Grecia perché a giugno ci ha chiuso le porte in faccia e poi ritiene normale stigmatizzare il comportamento di chi torna dalla Grecia ad agosto. E, mediaticamente, trasforma tutti i viaggi in “viaggi di movida” quando la Sardegna insegna che il rischio può celarsi anche dietro l’ angolo, che la responsabilità non si sigilla nei nostri confini attraverso questo costante e continuo terrorismo psicologico.

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