12 Giugno 2005

Il Tribunale: governo non obbligato ad inviare sms. È ancora scontro

Roma. Dopo settimane di polemiche oggi e domani 50 milioni di italiani sono chiamati ad esprimersi sui quattro questiti per la parziale abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. E la battaglia tra i sostenitori del “sì“, quelli del “no“ e quelli dell`astensione, sarà tutta sul raggiungimento del quorum. Uno scontro proseguito ieri nel cruciale campo dell`informazione ai cittadini. Il governo, pur tra mille polemiche, non avvertirà i cittadini dell`esistenza del referendum tramite messaggini sui telefoni cellulari, come invece fece alle elezioni europee del 2004. Non è infatti stato ordinato alcun provvedimento d`urgenza che obblighi il ministro dell`Interno, Giuseppe Pisanu, a disporre la diffusione, mediante sms, delle modalità di svolgimento della consultazione. Lo ha deciso ieri mattina il tribunale civile di Roma – II sezione presieduta da Eugenio Curatola – che ha rigettato per carenza di legittimazione il ricorso presentato dal Codacons, il comitato per i diritti dei consumatori, dal Comitato per l`appello per il No ai quesiti referendari, dall`Italia dei Valori e dalla Lista consumatori i quali sono stati condannati, in solido tra loro, alla refusione delle spese di lite sostenute dal ministero dell`Interno. Il Viminale ha espresso “soddisfazione“ per la decisione adottata dal giudicedal momento che la pronuncia del Tribunale, secondo il ministero, “da atto della correttezza con la quale sono state pubblicizzate le modalità di svolgimento del referendum, nel pieno rispetto della normativa che regolamenta l`uso dei mezzi di informazione“. Il giudice nella motivazione del provvedimento ha sostenuto che “non può essere ravvisata, a carico del ministero una condotta omissiva colpevole, giuridicamente rilevante e potenzialmente lesiva di diritti o di valori inerenti alla persona garantiti dalla Costituzione“. &nbsp Considerato che “nessuna norma“, continua , “prescrive un obbligo per l`amministrazione di provvedere alla comunicazione delle modalità di voto tramite Sms“, al giudice sembra del tutto evidente che “l`adozione della predetta misura, eccezionale ed invasiva (per l`oggettiva incidenza sul diritto alla privacy), oltre che particolarmente onerosa, costituisce una scelta discrezionale prettamente politico-amministrativa, non valutabile dall`autorità giudiziaria ordinaria. Nè tale discrezionalità può essere esclusa dalla circostanza che, nell`ambito di una precedente consultazione elettorale, il ministero abbia ritenuto di procedere alla trasmissione degli sms, essendo palese che la valutazione effettuata (a torto o a ragione) dall` amministrazione, per un singolo caso, non può costituire un precedente vincolante per la stessa amministrazione nè è indice di una condotta amministrativa da tenere in via generale“. Ma Carlo Rienzi, esponente del Codacons, ha reagito: “Evidentemente gli elettori sono cavie sulle quali il ministro può decidere di sperimentare gli sms violando la privacy quando gli conviene politicamente così come fece alle Europee, mentre può rispettarne la riservatezza quando non gli conviene mandare la gente a votare“. Rienzi ha annunciato ricorso in appello ma ha riconosciuto che “ormai solo una decisione del ministro che valuti che oggi come in occasione delle Europee è necessario informare più compiutamente gli elettori potrà far arrivare l`sms a tutti“. Critico anche Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani: “Per ogni altra elezione“, ha osservato, “il ministero degli Interni può inviare sms come gli pare e piace, mentre in occasione dei referendum si “violerebbe la privacy“. Questa decisione relativa agli sms è l`ennesimo atto di prepotenza contro i cittadini in questa campagna“. Secondo invece il responsabile nazionale di Fi per i rapporti con il mondo cattolico, Francesco Giro, la decisione del Tribunale civile di Roma appare un “atto dovuto visto che il raggiungimento del quorum è un vincolo costituzionale e non un obbligo da imporre via sms“. Nei giorni scorsi appelli al ministro Pisanu a disporre l`invio di sms sulle modalità di svolgimento della consultazione referendaria erano arrivati da alcuni esponenti politici come il presidente dei Verdi Pecoraro Scanio, il segretario dei Ds Fassino e il deputato Pdci Pistone. Ma i motivi di polemica non sono stati ieri solo gli sms. Nell`occhio del ciclone sono rimasti gli “errori“ nelle liste che secondo i Ds impedirebbero il voto a circa 800 mila italiani all`estero, falsando quindi il quorum. I sostenitori del “sì“ denunciano presunte irregolarità. Secondo Turci (Ds) nelle liste degli italiani all`estero ci sarebbero centinaia di migliaia di iscritti inesistenti. E molti nostri connazionali avrebbero segnalato di non aver ricevuto la scheda elettorale. Ma all`appello, hanno denunciato ieri i Readicali, mancano anche i possibili voti di un esercito di disabili: “Non è stato assicurare il diritto di voto a centomila disabili intrasportabili, che sono obbligati ad astenersi“, hanno ricordato i Radical: “Non ha avuto alcun riscontro la lettera aperta inviata il 31 maggio al ministro degli Interni nella quale si esortava Pisanu a prevedere delle soluzioni – come i seggi volanti previsti negli ospedali – per garantire il diritto di voto ai disabili intrasportabili“.

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