Il tiro alla fune sugli ogm
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fonte:
- Il Messaggero
Ogm, organismi geneticamente modificati, gioie e dolori in agricoltura. C`è chi sostiene che non se ne potrà fare a meno e c`è chi insiste sulla loro dannosità. Il nuovo millennio, infatti, si è aperto all`insegna di un acceso confronto sul ruolo della biotecnologie per il miglioramento della qualità della vita umana, in particolare quello degli organismi geneticamente modificati, spesso indicati come organismi transgenici o con l`acronimo Ogm. Un confronto che si svolge a diversi livelli e che vede scienziati, economisti, politici ed intellettuali impegnati a dibattere sulla sicurezza, la convenienza e la liceità morale delle nuove biotecnologie che, avendo carattere trasversale, possono influenzare vari settori, dalla salute, all`ambiente, ai processi ambientali e, soprattutto agroalimentari.
Ma che cosa sono? Gli ogm sono organismi costruiti in laboratorio attraverso tecniche di ingegnaria genetica (manipolazione del materiale genetico), nei quali sono stati inseriti nel genoma, con metodi molecolari, uno o più geni che in natura appartengono ad altri organismi. Uno delle più note trasformazioni è quella del mais.
Ed in Umbria? Addirittura si è costituita una coalizione formata da numerosi soggetti, ventisei per l`esattezza, chiamata “Umbria libera da OGM“ che la dice lunga sulla posizione assunta. Ad essa hanno aderito tra gli altri Adiconsum, Anci, Arusia, Codacons, Coldiretti, Confconsumatori, l`assessorato regionale all`agricoltura. «L`introduzione degli ogm – dicono – è in piena contraddizione con il modello di politica agricola che l`Umbria ha deciso di intraprendere insieme alle parti economiche e sociali, concertando programmi di intesa , come il Patto per lo Sviluppo. L`obiettivo strategico individuato dal Patto prevede una agricoltura multifunzionale, di qualità e fortemente legata al territorio che verrebbe minacciata dall`introduzione degli ogm. Oltre ai motivi di sicurezza alimentare di sicurezza ambientale, di carattere etico e sociale, ci sono veri problemi economici se si volessero introdurre tali coltivazioni. L`Umbria ed il suo prodotto agroalimentare riuscirà a competere nel mercato mondiale se saprà proteggere la sua distinzione, unicità ed esclusività. Esattamente, tutto questo è il contrario degli ogm che significano omologazione, perdita di identità. Inoltre non comprendiamo proprio perché le imprese agricole umbre dovrebbero produrre ogm quando la grande maggioranza dei consumatori non ne vuole sapere. Diversamente le coltivazioni tradizionali, ma soprattutto il biologico, rappresentano una opportunità importante per rispondere alle esigenze di qualità e sicurezza dei consumatori ed al dovere collettivo di tutelare l`ambiente».
Dall`altra parte però c`è chi sostiene che bisogna prendere atto che ormai esistono in commercio ogm studiati e saggiati da diversi anni, per i quali i rischi alimentari risultano al momento contenuti. Inoltre l`adozione del principio di precauzione e le norme UE sulla etichettatura e sulla tracciabilità, rappresentano fattori di garanzia.
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