1 Luglio 2014

«Il timone ha funzionato, eccome»

«Il timone ha funzionato, eccome»

GROSSETO «Il timone ha inciso sulla rotta seguita dalla Concordia dopo l’ urto contro le Scole, eccome se ha inciso». Lo sostiene la difesa di Francesco Schettino che in aula ha fatto proiettare il tracciato rilevato dal sistema Ais per confutare le tesi del collegio peritale incaricato degli approfondimenti, secondo il quale i timoni non avevano efficacia perché «praticamente non vi arrivava alcun flusso d’ acqua». «L’ azione del timone è valida – dice invece l’ ingegner Roberto Balestrieri, consulente del comandante – porta la nave a dritta. Siccome la nave è poggiera, cioè tende ad assecondare la poppa, a causa del vento di quella notte, da nord est, avrebbe dovuto essere portata a sinistra. Invece asseconda i timoni che sono a dritta (34,69 e 36 gradi rispettivamente, ndr) e si porta con la prua controvento. Le eliche non girano, fanno da schermo al timone: eppure la nave va contro l’ azione del vento». In quale range temporale i timoni abbiano lavorato gli esperti guidati dall’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone lo diranno oggi. Ma quella della rotta è stata una delle prime schermaglie sulle quali la difesa argomenterà le proprie ragioni. Il tutto sulla base della perizia sul funzionamento del diesel generatore di emergenza, oggetto principale delle udienze che iniziate ieri si protrarranno per tutta la settimana. Da oggi spetterà ai consulenti delle parti civili esporre le proprie conclusioni. Parleranno quelli del Codacons, quelli dell’ Inail, quelli dell’ Avvocatura dello stato e via via quelli delle altre parti che hanno preso parte ai lavori, culminati con i sopralluoghi del 23 gennaio e del 27 febbraio scorsi. Ascensori in movimento. Oltre che al Dge, l’ udienza è stata dedicata al funzionamento degli ascensori, dal momento che in uno di quei vani – dalle porte rimaste aperte – furono trovati dei cadaveri, passeggeri precipitati nel momento in cui la Concordia si era rovesciata. Il professor Dalle Mese ha spiegato che tutti gli ascensori dovevano posizionarsi come da procedura di emergenza al ponte 4 «al massimo entro sei minuti», poiché è previsto che in un minuto ciascun apparato debba rispondere all’ emergenza e che il gruppo più numeroso è composto da 6 ascensori. «Ci si aspetterebbe che dopo 6′ non ci dovessero essere più ascensori in movimento». E secondo la perizia, comunque, furono 15 gli ascensori che vennero alimentati dopo che si attivò la procedura di emergenza e che “consumarono” energia al punto da determinare (è questa la causa ritenuta principale) il sovraccarico del Dge. «La logica era andata in tilt». Salvare più vite? Quella redatta dagli esperti guidati dall’ ammiraglio Cavo Dragone è una perizia con molte certezze ma anche tanti punti aperti. La ricostruzione è attendibile ma, per ammissione degli stessi periti, non è detto che sia l’ unica. E lo stesso Cavo Dragone non si discosta da quanto messo nero su bianco quando, sentito al termine dell’ udienza, spiega di non poter dire se il funzionamento corretto del Diesel generatore di emergenza avesse potuto salvare più vite: «Onestamente non so dire cosa sarebbe successo. Non so dare risposte su che impatto avrebbe dato in termine di vite umane perse. E’ un’ ipotesi soggetta a tantissime variabili che in quel momento hanno interagito tra loro in modo molto complesso». Il Dge era sottodimensionato? Lo ha chiesto l’ avvocato Michelina Suriano, che rappresenta alcuni naufraghi. «Secondo noi – ha risposto il professor Enzo Dalle Mese – era dimensionato per tutte le utenze messe nel conto nel bilancio energetico. Il problema è che c’ è una differenza con le utenze effettivamente alimentate. Anzi, è la sequenza di alimentazione il problema. Chi decide la sequenza? E’ l’ armatore». Ma su richiesta dell’ avvocato Ottavio Malugani, per Costa responsabile civile, ha poi precisato che è «il costruttore, non l’ armatore». Si può dire che il calcolo energetico è stato errato? ha chiesto l’ avvocato Cesare Bulgheroni: «Noi abbiamo parlato di difformità, non di errore» ha risposto l’ ingegner Alessandro Cantelli Forti.

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