21 Marzo 2014

Il ticket e i poveri

Il ticket e i poveri

Qualche giorno fa, durante visite di prevenzione oculistica a favore di soggetti più disagiati, mi sono imbattuto in un caso che mi ha lasciato allibito e fatto riflettere sulle inadeguatezze sanitarie frutto di lacunose norme che, in una materia così socialmente rilevante quale quella sanitaria, rendono impari il trattamento sanitario pubblico e creano discrepanze sociali tra tutelati o abbienti e coloro che hanno forti disagi economici. Il caso ha voluto che tra i pazienti visitati ve ne fosse una che evidentemente necessitava di visita specialistica, a tale scopo la invitavo ad attivarsi in merito onde evitare, la signora, futuri problemi; con meraviglia, la signora mi rispondeva che in quanto inoccupata (non aveva mai lavorato e pertanto non percepiva reddito alcuno) non avrebbe potuto fare alcun tipo di visita specialistica in quanto assolutamente impossibilitata a potersi permettere il pagamento del ticket. Incredulo ho voluto, pertanto, verificare la corrispondenza tra quanto dettomi dalla paziente e le norme relative al rapporto esenzione -assistenza sanitaria. Ebbene, con mio sdegno ho letto che, ai sensi della Legge Regionale numero 6/2012, proprio le categorie socialmente più deboli e bisognose, chi non ha mai lavorato e chi, quindi, non ha alcun reddito, sono esclusi dall’ applicazione della legge sull’ esenzione ticket che include, invece, disoccupati e percettori di reddito minimo. Sul punto già il Codacons era intervenuto a segnalare la necessità di intervento di modifica al decreto attuativo così da ampliare la portata della normativa senza creare disparità tra inoccupati, da un lato, e disoccupati, dall’ altro, ma l’ intervento non ha avuto risultati, sono passati due anni da allora e queste gravissime disparità restano vigenti Rivolgo la mia riflessione all’ opinione pubblica ed ai miei colleghi perché trovo giusto mettere in risalto la questione, anche in ossequio al giuramento D’ Ippocrate fatto che, tra le altre cose, dice; “giuro di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente da condizione sociale”. È possibile che, nel 2014, la stessa legge consenta che la condizione sociale sia motivo per il quale non tutti abbiano diritto, per mancanza di denaro e inaccessibilità al lavoro, alla salute? Non dobbiamo noi medici agire per spingere la Regione a prendere provvedimenti, data l’ inerzia sul punto, affinché a tutti sia garantito l’ accesso alle cure? Io sono certo che dobbiamo, dobbiamo prendere a cuore le sorti dei nostri pazienti, non solo in qualità di medici, ma anche e soprattutto in quanto uomini. Non si tratta solo di giustizia sociale e di adeguatezza dell’ offerta sanitaria, si tratta di senso di umanità.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this