Il Tesoro: il problema è strutturale Avanti con le riforme
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fonte:
- La Stampa
l’ obiettivo di padoan: in 5 anni pil a +2,9% i renziani lo attaccano sul rincaro dell’ iva
Al ministero dell’ Economia le nuove stime dell’ Fmi non sorprendono: «Sappiamo che l’ Italia cresce poco, non da oggi – spiegano i collaboratori di Pier Carlo Padoan – È un problema strutturale del Paese, un problema noto, che il governo sta cercando di affrontare col piano di riforme avviato nel 2014». Sono le «riforme per la crescita» tanto care al ministro dell’ Economia e su cui il nuovo governo conferma di voler insistere. Il grosso degli interventi, dal lavoro alla pubblica amministrazione alle banche, è già stato condotto in porto, molto altro è in dirittura d’ arrivo (in primis la riforma della giustizia civile) e tanto altro è stato messo in cantiere col Def appena varato. Ma serve tempo, occorre molta pazienza per poterne apprezzare i risultati concreti: «La crescita va cercata nel lungo termine – ha spiegato il ministro dell’ Economia -. Le riforme continuano e in questo Pnr le misure nuove sono molto importanti». Sono quattro i pilastri indicati nel Piano nazionale di riforma. Misure che compongono «un’ unica strategia» e che vanno dalla contrattazione decentrata alla legge sulla concorrenza, dalla lotta alla povertà alle privatizzazioni. Il loro impatto sul Pil potrebbe essere molto significativo, ma non sarà immediato. Secondo le stime inserite nel Pnr bisognerà infatti aspettare 5 anni per vedere aumentare di 2,9 punti il prodotto interno, mentre dopo 10 anni il guadagno sarà di 4,7 punti soprattutto grazie a Pa (+0,8 punti), mercato del lavoro (+0,9) e Industria 4.0 (+1,9). Sul lungo periodo invece si dovrebbero sfiorare i 10 punti in più (9,9). Pronta la manovrina Nell’ attesa però, assieme alle misure di aggiustamento che ci permettono di raggiungere gli obiettivi fissati dall’ Europa, quest’ anno vengono messe in campo misure espansive legate agli investimenti le zone sismiche, misure di finanza per la competitività, oltre ad un maxipiano da 47,5 miliardi di investimenti, che secondo Padoan dovrebbero darci un ulteriore aiuto. E così mentre l’ Fmi prevede per l’ Italia una crescita dello 0,9% per quest’ anno e dello 0,8 per il prossimo le ultime stime del governo inserite nel Def per l’ anno in corso alzano l’ asticella all’ 1,1%, mentre nel 2018 ci fermeremo all’ 1% a causa di «una politica fiscale particolarmente stringente» legata agli accordi europei che per il prossimo anno prevedono un rapporto deficit/pil pari ad appena l’ 1,2%. Al Tesoro sono convinti che le misure della manovrina, che dovrebbe vedere la luce finalmente oggi, ed i nuovi interventi inseriti nel Piano nazionale per le riforme ci daranno delle «sorprese positive». In realtà non di manovrina si tratta, bensì di una vera e propria piccola legge di bilancio, tanto questo provvedimento è stato caricato di misure di vario tipo che vanno ben oltre la correzione di conti da 3,4 miliardi di euro. La battaglia sull’ Iva Vista da fuori la strategia del governo però non convince non solo l’ Fmi, ma nemmeno le parti social i che ieri nel corso delle audizioni in Senato si sono mostrate molto fredde sul nuovo Def. «Troppo generico» per la Uil, eccessivamente ottimistico per la Cgil. Confindustria, altrettanto preoccupata, chiede che «la strategia di innalzamento del potenziale italiano sia basata su interventi di contenuto forte, senza cedimenti o retromarce». Confindustria sponsorizza lo scambio tra aumento dell’ Iva e taglio del cuneo fiscale perchè produrrebbe «un forte stimolo alla crescita». L’ idea non dispiace a Padoan, ma vede contrario Renzi che vuole evitare una stangata sui consumatori (790 euro a famiglia, stima Codacons) e che ieri è tornato a ripetere il suo no. Lo stesso fanno tutti i renziani del Pd che, dopo il fuoco di sbarramento alzato ieri sull’ Iva, stasera in Senato aspettano al varco il ministro dell’ Economia. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
paolo baroni
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