19 Maggio 2015

Il Tesoro dribbla il salasso Ma resta l’ incubo dei ricorsi

Il Tesoro dribbla il salasso Ma resta l’ incubo dei ricorsi 

Olivia Posani ROMA GRADUALI, proporzionali e distribuiti su una platea più ampia di quella delimitata dalla coppia Monti-Fornero. Il governo Renzi ha reagito alla sentenza della Corte costituzionale, che ha bocciato il blocco delle indicizzazioni delle pensioni, salvando i conti pubblici (il bonus sarà davvero mini) e rispettando al contempo i principi dettati dalla Consulta. Sul tavolo, però, resta il nodo dei nuovi ricorsi da parte di chi (il primo è stato un manager della Standa) si è visto dare ragione, ma ha vinto per gli altri non per sé. Brunetta (FI) e Meloni (FdI) preannunciano class action, il Codacons un nuovo ricorso, il leghista Salvini vuole rivolgersi alla corte di Strasburgo. «I ricorsi dovranno tener conto che con questo decreto le cose sono cambiate», sottolinea il titolare di via XX Settembre. PIUTTOSTO ottimista anche il costituzionalista Stefano Ceccanti: «Il decreto rientra nei canoni delle motivazioni della Corte. Il risultato non è certo perché la Consulta ha enunciato dei criteri senza mettere numeri. E i numeri del decreto potrebbero non piacerle. È però ragionevole pensare che le condizioni siano soddisfatte: volevano un tetto più alto e un meccanismo meno secco. Nel decreto il tetto è più alto e il meccanismo meno secco. Si capirebbe male una nuova contestazione a un governo che si è mosso entro le motivazioni della Corte». Ecco allora quali sono i binari tecnici del decreto: viene alzata la soglia degli aventi diritto alla rivalutazione, che passa da 1.400 a 3.200 euro lordi al mese; avrà di più chi prende di meno, cioè verrà reintrodotto il meccanismo progressivo. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri individua tre fasce di reddito: da 3 a 4 volte il minimo; da 4 a 5, da 5 a 6. Il bonus arriverà il primo agosto a 3 milioni e 700mila pensionati a cui l’ Inps liquida fino a 3.200 euro lordi al mese. Si vedranno restituire tra i 750 e i 278,60 euro, a seconda del peso del loro assegno. La cifra comprenderà gli arretrati per il biennio 2012-2013 e l’ indicizzazione per il 2014-2015. Per l’ ultima parte dell’ anno (da settembre a dicembre) ci sarà un ulteriore piccolo conguaglio. Per i 650mila pensionati che ricevono più di 3.200 euro non ci sarà nulla (mentre prima non si prendeva neanche un euro oltre i 1.400). COME SI DICEVA, il governo ha deciso di spendere il meno possibile: 2,180 miliardi, ovvero tutto il tesoretto. Ecco perché i rimborsi saranno parziali. Secondo gli ultimi calcoli, gli arretrati per una pensione pari a tre volte e mezza il minimo dovevano arrivare a 2.400 euro al netto delle tasse. Invece non si andrà oltre 750. Ma fronteggiare tutti gli esborsi avrebbe comportato 18 miliardi di spesa: deficit al 3,6%, apertura della procedura di infrazione da parte della Ue e addio ai 6 miliardi di flessibilità contrattati per il 2016. In compenso l’ aumento del reddito, come ha spiegato il ministro dell’ Economia Pier Carlo Padoan, «diventa permanente». Ciò comporta che i pensionati interessati inizieranno il prossimo anno avendo inglobato arretrati e rivalutazione pari a 180 euro lordi l’ anno (15 al mese) per chi prende 1.700 euro; 450 per chi prende 2.200 (8 al mese); 278,60 per chi prende 2.600 euro (5 al mese). Queste cifre faranno da base di calcolo a un meccanismo di indicizzazione che, dice Padoan, «sarà più generoso di quello utilizzato negli anni precedenti». Si vedrà con la Legge di stabilità.

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