Il Tar respinge tutti i ricorsi contro il Mose
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fonte:
- Il Gazzettino
Il Tribunale amministrativo regionale ha ritenuto corretta la prassi seguita da Comitatone e Consiglio dei ministri
Venezia.
Nella “guerra“ del Mose, il Magistrato alle Acque e il Consorzio Venezia Nuova hanno vinto ieri un`importante battaglia, sfondando la linea antagonista sul fronte del Tar. I giudici amministrativi, infatti, hanno respinto tutti gli otto ricorsi presentati contro il progetto delle chiuse mobili alle bocche di porto dalle associazioni ambientaliste veneziane, rappresentate da Italia Nostra e dal Wwf, dal Comune e dalla Provincia.Il collegio giudicante (presidente Stefano Beccarini, consigliere relatore Marco Buricelli, consigliere Rita Depiero) ha depositato ieri il dispositivo di sentenza, dopo essersi riunito in camera di consiglio giovedì (subito dopo l`udienza pubblica) e venerdì scorsi. Tre righe secche: «Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, sezione prima, definitivamente decidendo sui ricorsi in premessa, previa riunione degli stessi li rigetta». Non si conoscono le motivazioni della sentenza, che verranno depositate entro un mese.
I ricorsi presentati dal Comitato Salvare Venezia con la laguna (Italia Nostra, Wwf, Lipu, Ecoistituto veneto, Codacons, Movimento consumatori, Sinistra ecologista, Verdi ambiente società) toccavano diversi punti: la mancanza di Valutazione di impatto ambientale nazionale sul complesso del “sistema Mose“; la mancanza della revisione del Piano generale degli interventi per il riequilibrio della laguna; l`inadeguato avanzamento delle opere che la legge speciale indica prioritarie rispetto al Mose; l`illegittimità del voto della Commissione di Salvaguardia che ha approvato il progetto definitivo delle chiuse mobili; la demolizione della diga sud di Malamocco, vincolata; la costruzione dell`isola di 7 ettari davanti al Bacàn, senza la Valutazione di incidenza ambientale; la mancata valutazione costi/benefici. Comune e Provincia, in particolare, avevano fatto ricorso contro la Valutazione di impatto ambientale regionale e non statale sulle opere complementari al Mose (lunate a mare e conca di navigazione a Malamocco), giudicate ininfluenti sulla marea e in realtà finalizzate al Mose.
Il nodo vero, comunque, era la mancanza di Valutazione di impatto ambientale sul Mose, il cui decreto negativo (Ronchi – Melandri), come si ricorderà, era stato annullato dal Tar nel 2000, su ricorso della Regione e dell`Ascom, e mai più reiterato. Per il Governo e il Consorzio, infatti, la Via non era più necessaria, in quanto il contrasto tra il ministero dei Lavori pubblici e quello dell`Ambiente, registratosi in maniera irrisolvibile nel Comitatone del 12 luglio 2000, era stato superato dal consiglio dei ministri che, il 15 marzo 2001, sotto la presidenza di Giuliano Amato, aveva inaugurato una visione “sistemica“ della Salvaguardia, avviando l`integrazione del Mose con l`insieme degli interventi diffusi.E il Comitatone del 6 dicembre 2001 aveva dato corso «al completamento della progettazione delle opere di regolazione delle maree alle bocche di porto», introducendo gli interventi dissipativi, quelli poi approvati dalla Regione ma bocciati dalla Provincia e dal Comune… ma qui si tratta di un corollario.
Evidentemente il Tar ha ritenuto corretta questa procedura. «Eravamo fiduciosi», ha commentato ieri l`avvocato Alfredo Bianchini, che con gli avvocati Alfredo Biagini e Angelo Chiarizia e con l`avvocato dello Stato, Raffaello Martelli, ha difeso Magistrato e Consorzio. «Eravamo rimasti molto colpiti – ha aggiunto – nel vedere come il Tribunale conoscesse benissimo la materia, e ciò ci era parso un punto a favore, perché toglieva emotività alla vicenda».
Bianchini ha sostenuto che il Consorzio ha sempre recepito progettualmente le preoccupazioni di volta in volta espresse vuoi dal Porto, vuoi dal mondo ambientalsta, vuoi dalle istituzioni locali, e ha difeso il principio che opere funzionalmente diverse, ancorché concorrenti al medesimo obiettivo, determinino procedimenti separati che, come nel caso delle opere complementari, possono essere valutati da organismi distinti, per quanto in una cornice unitaria. «Che tre giudici – ha aggiunto – debbano farsi carico di decidere se realizzare o no un progetto che ha visto al lavoro, a tantissimi livelli, centinaia e centinaia di persone è cosa che fa pensare. Un`opera così importante – ha concluso – sarà correggibile mille volte nel tempo, e sarebbe più produttivo vederla tutti assieme: la logica dei fronti contrapposti è drammatica».
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