3 Febbraio 2013

Il Tar non sospende i “Monti bond” Codacons: governatore Visco si dimetta

Il Tar non sospende i “Monti bond” Codacons: governatore Visco si dimetta

 

II Tar non ferma i Monti bond di Mps, che proseguono così il loro corso. La III sezione del tribunale non ha infatti concesso ieri mattina la sospensiva chiesta dal Codacons, ma ha fissato una nuova udienza per il 20 febbraio. In una nota Bankitalia esprime «piena disponibilità» a consegnare il documento di valutazione sui Monti bond al presidente del Tar, «nel rispetto delle norme di legge a tutela delle informazioni sen sibili». Tuttavia, al termine dell’ udienza, il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha riferito che Banca d’ Italia non ha depositato la documentazione entro la giornata di venerdì, come ordinato dal Tar, e che il giudice si è riservato di valutare nei prossimi giorni come procedere per il mancato deposito della delibera sui Monti bond. «Questo atto di Bankitalia è una grave carenza di trasparenza che comporta la richiesta di dimis sioni del governatore» Ignazio Visco da parte dell’ associazione dei consumatori, ha dichiarato Rienzi. Da parte sua Bankitalia comunica di avere chiesto «il rigetto del ricorso per la sua inammissibilità e infondatezza e la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria, considerata la pretestuosità del ricorso». Il Codacons ha presentato il ricorso al Tar del Lazio per chiedere di bloccare l’ eroga zione dei Monti bond a Mps e ha chiesto un risarcimento a Bankitalia pari all’ ammontare della sottoscrizione dei bond, 3,9 miliardi di euro, per «omessa vigilanza». Il Codacons ha spiegato che il ricorso denuncia la «violazione del divieto di aiuti di Stato» e il «difetto di istruttoria rispetto alle ragioni che hanno portato al dissesto della banca». Il ricorso, si legge in una nota, «è contro il ministero dell’ Economia e delle Finanze, la presidenza del Consiglio dei ministri, la Banca d’ Italia e la Consob e sarà inviato, per le opportune indagini, anche alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica di Siena che indaga sulla vicenda».

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