Il Tar non ferma i Monti-bond Ci riuscirà l’ Unione europea?
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fonte:
- Modena Qui
Il Tar del Lazio non ha fermato i Monti-bond, il maxi-prestito da 3,9 miliardi di euro che lo Stato si appresta a garantire al Monte de’ Paschi di Siena, istituto in palese difficoltà dopo la scoperta di una serie di operazioni spericolate condotte dal precedente management. Al termine dell’ udienza di ieri davanti al presidente della III Sezione del collegio di giudici amministrativi, la misura cautelare immediata chiesta dal Codacons, appunto la sospensione del prestito, «non è stata concessa». Il virgolettato è estratto da una nota della Banca d’ Italia, che ha comunicato l’ esito dell’ udienza in quanto controparte dell’ associazione di consumatori prima citata. «Il procedimento per la sottoscrizione dei nuovi strumenti finanziari può quindi proseguire il suo corso», spiega il comunicato di Palazzo Koch. L’ istituto centrale è stato chiamato in causa perché il suo Direttorio ha dato il via libera ai Monti-bond lo scorso 26 gennaio. Quando, particolare rilevante, forse anche dal punto di vista giuridico, lo scandalo dell’ Operazione Alexandria era già caduto sulla testa dell’ istituto presieduto oggi da Alessandro Profumo. L’ Operazione Alexandria risale invece al 2009 e agli anni precedenti, quando Mps sottoscrisse complessi contratti finanziari prima con Dresdner Bank e poi con i giapponesi di Nomura. Che ora battono cassa: per i senesi, questo significherà pagare dai 220 ai 740 milioni di euro, a valere su un bilancio, quello del 2012, che al 30 settembre era in perdita per 1,67 miliardi, dopo il rosso di 4,685 miliardi dell’ intero 2011. In mezzo alle polemiche politiche, e all’ inchiesta penale (vedere articolo in basso a sx. ), il Codacons e altre associazioni di consumatori hanno ingaggiato una battaglia giuridica contro le authority, in primis BankItalia. Che ha reagito duramente, chiedendo al Tar laziale «il rigetto del ricorso per la sua inammissibilità e infondatezza e la condanna del Codacons al pagamento di una sanzione pecuniaria per lite temeraria, considerata la pretestuosità del ricorso». La vicenda è però condita da un piccolo giallo, quella sulla relazione tecnica (vedere articolo in basso ). E, forse, proseguirà davanti alla Commissione europea, a cui intende rivolgersi il Codacons.
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