19 Maggio 2011

Il Tar dice sì all’ Opa Protesta dei contadini

Il Tar dice sì all’ Opa Protesta dei contadini
 

■ Tutti contro tutti e soprattutto tutti contro Lactalis. Sembra questa attualmente la situazione venutasi a creare intorno alla vicenda della scalata Parmalat da parte del colosso alimentare francese. Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensione dell’ Opa sostenuta dal Codacons e dall’ Associazione Utenti servizi finanziari. Una decisione che ha in un qualche modo confortato la Consob, che aveva concesso la propria autorizzazione all’ Opa. Oggi infatti il suo neo presidente Giuseppe Vegas, ha voluto ribadire nel corso di un intervento all’ Università La Sapienza di Roma, che nel caso dell’ Opa di Lactalis su Parmalat la verifica della Consob sul prospetto non è stata puramente formale, ma è andata a controllare anche "la sostanza", richiedendo notizie ed informazioni normalmente non previste. Di tutt’ altro avviso invece l’ associazione dei consumatori Codacons che in una nota critica fortemente l’ atteggiamento dell’ organo di giustizia amministrativa evidenziando come il Tar «da una parte non ha voluto interrompere il procedimento per non influire sul valore dell’ azione sul mercato, facendo quindi un grosso regalo alla Lactalis offerente e alla Parmalat emittente, dall’ altro consiglia ai milioni di piccoli azionisti Parmalat di non aderire all’ apertura dei termini all’ Opa, ma di attendere l’ 8 giugno per leggere gli atti di questa istruttoria che nessuno ancora conosce, così da fare una scelta ponderata su una eventuale adesione». Infatti, se da una parte il Tar ha deciso di non interrompere la procedura di lancio di Opa, dall’ altra ha ritenuto il caso meritevole di una valutazione del tribunale in sede collegiale. Ragione questa per la quale è stata fissata proprio per il prossimo 8 giugno un’ udienza davanti alla prima sezione. Il Codacons però non si accontenta assolutamente e si augura che il Cda Parmalat «acquisisca per lo meno tutta la documentazione convocando una nuova riunione del Cda aperta al Codacons, per poter fornire ai piccoli risparmiatori quelle necessarie informazioni che la legge prevede come obbligatorie». Ma i grattacapi per Lactalis non finiscono certo qui. Un nuovo, ennesimo fronte caldo si apre in seguito alla denuncia di violazione di diritti sindacali. La questione è stata posta questa volta da Crocevia, Aiab e Ari associazioni che fanno parte del coordinamento europeo dei diritti contadini Via Campesina. «Lactalis – spiega Fabrizio Gabarrino, allevatore di Ari – compra già in Italia 6 milioni di litri di latte, per oltre il 60% proveniente da Piemonte e Lombardia, da circa 700 fornitori. Ci lavorano 3.200 persone e controlla oltre 70.000 punti vendita: un gruppo, quello francese, che in media negli ultimi anni ha acquisito un’ impresa ogni 3 mesi, portando il suo indebitamento, con l’ Opa Parmalat, al limite che gli hanno fissato le banche. Un’ impresa familiare che rischia di somigliare molto alla vecchia Parmalat dei Tanzi». Rincara la dose Andrea Ferrante presidente Aiab: «Una tale concentrazione di mercato nel settore lattiero caseario, al momento in cui cadono le ultime barriere, con la liquidazione delle quote latte, per il controllo dell’ offerta, lascerà ancor più i produttori italiani in balia di costi di produzione crescenti e prezzi alla stalla decrescenti». E chissà quanto queste denunce peseranno ora sul futuro dell’ Opa, magari richiamando qualche attenzione anche da Bruxelles. Un quadro per nulla conciliante dunque verso la scalata dei francesi, il tutto mentre, come accennato, prosegue per conto suo il fronte giudiziario della vicenda, inaugurato qualche giorno fa con l’ apertura da parte della procura di Milano di un’ inchiesta per insider trading e aggiotaggio. Il pm Eugenio Fusco ha iniziato da lunedì, proseguendo in questi giorni, a sentire i vari testimoni della vicenda per provare a fare luce su eventuali responsabilità dolose relative ai passaggi di pacchetti azionari della Parmalat alla Lactalis prima che iniziasse il lancio dell’ Opa.

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