30 Ottobre 2009

Il Tar conferma: multe al cartello della pasta

Garante: i produttori sanzionati sono il 90% del settore in Italia

 
ROMA Multe per 12,5 milioni di euro, è la sanzione inflitta dall’Antitrust a fine febbraio al «cartello della pasta» e ieri confermata dal Tar del Lazio. Tra le aziende e le due associazioni che avrebbero dato vita a «un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita» ci sono alcune delle società più note del settore alimentare del Made in Italy. Per il presidente dell’Autorità, Antonio Catricalà, «è una bellissima giornata perché al Tar abbiamo vinto contro tutti i ricorsi presentati». Le società coinvolte (Barilla, De Cecco, Colussi, Garofalo, Di Martini, Rummo, Fabianelli, Mennucci, De Matteis, Cellino, Delverde, Divella, La Molisana, Tandoi, Nestlè, Zara, Riscossa, Liguori, Chirico, Granoro e Berruto). Secondo il Garante i produttori sanzionati rappresentano circa il 90% del mercato della pasta e una delle due organizzazioni multate, l’Unipi (Unione industriale pastai italiani), è la maggiore l’associazione di categoria. Non tutti i partecipanti all’accordo dovranno pagare la stessa cifra: alla Barilla tocca il tributo più oneroso, il gruppo di Parma dovrebbe infatti pagare il 40% dell’ammenda totale, mentre se la caverebbe solo con 1.000 euro, la multa più bassa, Unionalimentare. Secondo l’Antitrust il cartello avrebbe operato dall’ottobre del 2006 al marzo del 2008. E gli effetti distortivi dell’accordo avrebbero pesato notevolmente sulle tasche delle famiglie. Per la Coldiretti l’anno scorso gli italiani hanno consumato oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un valore controvalore di 2,8 miliardi i di euro. Per l’organizzazione degli imprenditori agricoli, infatti, il prezzo del piatto preferito dagli italiani, in media 1,4 euro, supera del 400% la quotazione del grano duro, 18 centesimi al chilo. Oltre all’Antitrust, hanno applaudito alla decisione del tar anche le associazione dei consumatori, che da tempo lamentavano «speculazioni» nel settore.  «Nel 2008 abbiamo più volte denunciato all’Autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente (fino al -62%)», fa notare il Codacons. Secondo uno dei soggetti colpiti dalla decisione, l’Unipi, invece, non si è «mai configurato alcun accordo lesivo degli interessi dei consumatori». 
 

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