22 Marzo 2007

Il Tar affonda la riforma Turco

Il Tar affonda la riforma Turco
Non trascurabili “gli effetti della cannabis sulle capacità psico-motorie“

ROMA Una settimana fa la sospensione. Ieri la bocciatura. Il Tar del Lazio ha infatti deciso di annullare il decreto emanato il 13 novembre scorso dal ministro della Salute, Livia Turco, di concerto con il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e sentito il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che ha raddoppiato, portandola da mezzo grammo a un grammo, la quantità di principio attivo della cannabis detenibile per uso personale senza incorrere in sanzioni penali. Ma poiché oggi esistono tipi di cannabis molto più potenti di quelli di dieci anni fa, Ferrero ha affermato che la “cannabis hard“ potrebbe essere messa in una tabella diversa o, comunque, differenziata nella tabella della stessa famiglia di sostanze stupefacenti. Questo però ha precisato Ferrero non compete certo al suo dicastero bensì “ai medici e agli scienziati che dovranno stabilire quelle che sono le sostanze“. Inoltre il ministro della Solidarietà sociale ha affermato che il governo non intende ricorrere al Consiglio di Stato, ma “annullerà il decreto del precedente governo che fissava le quantità massime di droga detenibili senza incorrere in sanzioni penali“. Ma torniamo alla sentenza del Tar. Il decreto “dev`essere annullato in quanto la motivazione dell`atto, peraltro esclusivamente orientata nell`ambito delle ragioni sanitarie, non spiega la ragioni delle scelte operate, né esse vengono adeguatamente giustificate sulla base degli approfondimenti tecnici specifici sugli effetti dannosi delle sostanze stupefacenti in questione“. Per il Tar il provvedimento (che è stato impugnato dal Codacons, dall`Associazione Articolo 32 per i diritti del malato e dalla Comunità terapeutica Giovanni Paolo II di Martina Franca), dopo aver genericamente constatato che il principio attivo della cannabis “è diverso da quello di altre sostanze stupefacenti, àncora la scelta al minor potere di indurre alterazioni comportamentali e scadimento delle capacità psicomotorie“, senza però “considerare che per il secondo dei suddetti parametri è prevista un`alta incidenza e intensità di effetti disabilitanti, intesi proprio come grave scadimento della performance psico-motoria nell`esecuzione di compiti complessi“. Tutto come prima, dunque, fino a che almeno il governo non annullerà le misure del precedente governo. In base alle tabelle elaborate dalla commissione istituita nel febbraio 2006 dal ministero della Salute, in attuazione della legge Fini-Giovanardi, sono 15-20 spinelli il limite massimo oltre il quale scatta il reato di spaccio di droga, punibile con sanzioni penali. Come sette giorni fa il centrodestra ha esultato per la decisione del Tar, ha reclamato le dimissioni del ministro della Salute. Carlo Giovanardi (Udc), che ieri pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa con il leader di An Gianfranco Fini sull`annullamento del decreto Turco, si è detto convinto che un eventuale ricorso del governo al Consiglio di Stato avrebbe avuto lo stesso esito di quello al Tar, e ha puntato il dito contro “l`inaccettabile e offensiva guerra ideologica di chi vuol demonizzare“ la legge attualmente in vigore. Il decreto bocciato dal Tar “avvantaggiava solo il mondo dello spaccio“ perché “nessuno esce da casa con 30-40 canne e chi lo fa è uno spacciatore“, quindi “quel decreto copriva lo spaccio“ ha commentato don Luigi Larizza, fondatore della Comunità terapeutica Giovanni Paolo II. Al ministro Livia Turco il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha chiesto di evitare “uno scontro giudiziario anche davanti al Consiglio di Stato“ perché così facendo scatenerebbe “centinaia di famiglie“ pronte a chiedere il risarcimento dei danni al governo “per questo assurdo raddoppio della quantità di cannabis che i loro figli potrebbero detenere“.

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