29 Ottobre 2009

Il supereuro non raffredda la benzina

 Vargiu (Adiconsum): «In Sardegna i costi radoppiano». Frau (Adoc): «Rincari ingiustificati dopo il calo del petrolio»
 
 La verde sfiora 1,33 euro al litro: +15% in dieci mesi

 

La forza dell’euro sul dollaro e la debolezza del greggio non bastano a raffreddare la corsa della benzina. I consumatori denunciano le speculazioni delle compagnie. Verde a quota 1,33 euro. Non basta un euro forte. E tanto meno un petrolio sotto gli 80 dollari al barile. Per le associazioni dei consumatori, la benzina resta salata, confermando un andamento al rialzo che si ripete ormai da diversi giorni. Se poi si prendono a riferimento gli ultimi dieci mesi dell’anno, l’aumento della verde raggiunge il 15%, passando da 1,15 euro al litro di gennaio a 1,33 euro di oggi. La Sardegna non fa eccezione. Anzi. «Stiamo peggio delle altre regioni», tuona Giorgio Vargiu, leader sardo dell’Adiconsum. «Da noi il mercato è chiuso, non c’è concorrenza. Ed è un problema che investe tutta l’energia. Basti pensare», aggiunge Vargiu citando i dati del Gme, «che a livello nazionale il prezzo tocca i 66 euro per megawattora, mentre nell’Isola tocca i 109 euro». I DISTRIBUTORI La mappa dei distributori rivela rincari a tappeto. Dopo quelli messi a segno l’altro ieri da Erg, Esso e Q8, sono arrivati i ritocchi di Shell (+5 millesimi su entrambi i prodotti), che si conferma così il marchio più caro sul territorio nazionale: la benzina è arrivata a sfiorare gli 1,33 euro (1,329 per la precisione) mentre il gasolio è tornato sopra gli 1,17 euro (1,174 euro), valore mai raggiunto nel corso del 2009. Anche Agip si è adeguata: il leader del mercato, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, ha alzato il prezzo della verde di 0,9 centesimi, portandolo a 1,323 euro al litro, mentre il diesel è aumentato di un centesimo, a 1,169 euro. L’ATTACCO «Ormai siamo all’inverosimile», tuonano Adusbef e Federconsumatori in una nota stampa: «Non si capisce perché gli organismi preposti, a partire dal ministero dello Sviluppo economico, non intervengano». I consumatori parlano di uno stacco con l’Europa di 4-5 centesimi al litro e sottolineano come «invece di controllare e verificare la doppia velocità di adeguamento, di intervenire affinché diminuisca tale differenziale e si realizzi una reale liberalizzazione, non si faccia colpevolmente nulla».  Il Codacons si spinge un po’ più in là e attacca Scajola: «Il ministro non ha ancora proposto una sola misura a favore dei consumatori, non riesce a far fronte allo strapotere delle compagnie petrolifere e non ha ancora fatto approvare una misura di liberalizzazione del mercato». I COSTI Anche secondo Giuliano Frau, numero uno dell’Adoc in Sardegna, «nonostante l’euro sia più forte del dollaro», un euro vale un dollaro e mezzo, «i prezzi dei carburanti – legati al costo in dollari del greggio – restano sui massimi, in costante rialzo. La voce carburanti», precisa Frau, «rappresenta un esborso gravoso per i consumatori sardi, ben oltre 2.500 euro l’anno». E non solo. «Nell’Isola i prezzi del carburante sono più salati perché non esistono distributori di gpl e di metano: siamo di fronte a una sorta di monopolio di prodotto». Pure i ritardi della rete stradale pesano, continua Frau: «I mezzi pubblici funzionano male e quindi siamo costretti a spostarci con l’automobile». LE TASSE Sul caro-benzina, inoltre, incide la tassazione: «Le accise e l’Iva gravano per oltre il 50% sul prezzo finale», ricorda Carlo Pileri, leader nazionale dell’Adoc. «Un intervento che potrebbe risollevare le sorti dei consumatori sarebbe il taglio di 10 centesimi sia delle tasse che del prezzo del prodotto industriale ad opera dei petrolieri, per complessivi 20 centesimi. In questo modo», osserva Pileri, «chi possiede un’auto a benzina spenderebbe in media 360 euro in meno su base annua, mentre con un’auto a gasolio si risparmierebbero 180 euro l’anno». LE COMPAGNIE Secondo l’Unione Petrolifera, però, «inverosimili sono solamente le affermazioni di Adusbef e Federconsumatori che continuano a ignorare il reale andamento dei mercati petroliferi internazionali». Negli ultimi 30 giorni, le quotazioni internazionali sono salite di circa 6 centesimi al litro per la benzina e circa 5 cent per il gasolio, a fronte di un aumento dei prezzi industriali interni rispettivamente pari a 3,6 e 4,2 cent. «Tutto ciò dimostra come non ci sia alcuna doppia velocita di adeguamento dei prezzi», ribadisce l’Up. Sulla stessa linea Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Secondo i nostri calcoli, l’allineamento fra il prezzo effettivo al distributore del carburante e quello internazionale – compreso di accise, Iva e margine lordo per le compagnie – scosta di un leggero +0,6%. Ciò significa che non c’è alcuna speculazione in atto, ma solo normali fluttuazioni di mercato».

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