24 Aprile 2015

Il «software della discordia» arriva in tribunale Al Tar esplode lo scontro tra Codacons e Usl 20

Il «software della discordia» arriva in tribunale Al Tar esplode lo scontro tra Codacons e Usl 20

VERONA Dalle denunce alle inchieste, passando per i licenziamenti di tre medici, in primis lo «storico» direttore del dipartimento di via Germania Giovanni Serpelloni, oltre al successore, Maurizio Gomma, e al collega Oliviero Bosco. Da un colpo di scena all’ altro, la «guerra del Sert» è approdata ieri mattina davanti al Tar del Veneto. E così, mentre sull’ intricata querelle che da mesi ormai scuote l’ Usl 20 sta indagando anche l’ Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, di fronte ai giudici del Tribunale amministrativo di Venezia è andato in scena un vibrante quanto annunciato «scontro a tre»: da una parte, a proporre ricorso, il Codacons (l’ associazione di consumatori che spalleggia i medici); sul versante opposto, a resistere, la ditta Ciditech e, soprattutto, l’ Usl 20. «La nostra azione è finalizzata a bloccare il riuso del software MFP deciso dall’ Usl 20 – spiega il Codacons, rappresentato in udienza dall’ avvocato Riccardo Di Veroli -. Una concessione che l’ associazione ha impugnato come illegittima, decisa in assenza della dovuta autorizzazione da parte degli autori del software e senza alcuna limitazione alla possibilità di modifica. Tutto questo perché la decisione assunta dall’ Usl 20 produce danni irreversibili al programma contro le dipendenze poiché altera i dati raccolti dal software, inficia la ricerca scientifica ad esso collegato e riduce la possibilità di una corretta assistenza ai malati di dipendenza da droga, gioco e alcol. Per tali motivi, dunque, il Codacons ha chiesto al Tar Veneto di annullare il provvedimento dell’ Usl 20». Di tutt’ altro tenore, ovviamente, la tesi del direttore generale dell’ Usl 20 Maria Giuseppina Bonavina: «Il software MFP è un gestionale che serve a supportare, è come una cartella clinica. Per quanto ci riguarda, si tratta di pretese prive di fondamento: in ogni caso, nutro piena fiducia nei magistrati di cui attendo la sentenza». Decisione, quella del Tar, che dovrebbe essere pronunciata nel giro di due-tre mesi: ieri, in aula, da parte del Codacons si è affermato che «tale software non è solo un gestionale bensì un programma che permette di analizzare dati per trarre conclusioni sulle più adeguate strategie terapeutiche da adottare nella lotta alle dipendenze: ne rivendichiamo i diritti – rilancia l’ avvocato Di Veroli – per impedire che ne se faccia una speculazione». Oltre che a Verona, di tale software si stanno avvalendo duecento Usl in tutta Italia: «Si tratta di un software gestionale e ne rivendichiamo la proprietà – ha contestato l’ Usl 20, tutelata dall’ avvocato Alessandro Azzini – e la possibilità di concederlo liberamente». Quanto agli sviluppatori della Ciditech, sostengono che si tratta di un «semplice gestionale» e che «non esistevano progetti finanziati dallo Stato». Passa dunque ai giudici amministrativi, adesso, la parola sulla diatriba incentrata su quel tanto conteso software clinico ideato dagli stessi medici del Sert, che ne rivendicavano i diritti e avevano chiesto agli sviluppatori della Ciditech, che lo aveva venduto in tutta Italia e ne curava la manutenzione, una somma di 100mila euro «a saldo forfettario e risarcitorio». Cifra che sarebbe stata poi versata all’ Usl 20, ma per il dg Bonavina i tre non avevano titoli per pretenderla. Riuscirà il Tar a chiudere il caso? La. Ted.

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