3 Giugno 2015

Il sobrio Mattarella si ritrova il Quirinale invaso dalle auto blu

Il sobrio Mattarella si ritrova il Quirinale invaso dalle auto blu

B andiere, orchestrine, marcette, famiglie stravaccate, allegri bivacchi sotto le palme. Francesca, 16 anni, jeans strappati e capelli rasati di lato, dopo averlo a lungo inseguito nei giardini e aver ripiegato per una foto con un corazziere dalla lunga chioma, alla fine il suo bel selfie con il presidente riesce a farlo. Sergio Mattarella sorride stentato. Sembra un po’ stanco, però è felice, a suo agio in questa festa dal sapore popolare, caciarona ma spontanea, così diversa dall’ ingessato ricevimento ufficiale della sera prima. «Oggi è davvero una bella giornata». È talmente di buon umore da augurarsi «un’ atmosfera migliore per le riforme dopo le elezioni». Lunedì invece è andata peggio. Il Quirinale assediato dalle auto blu, come nella Prima Repubblica. Calpestato dalle zeppe sopraelevate di Lilli Gruber, dalle scarpette a punta dorate di Irene Pivetti, dagli scarponi di Antonello Venditti e dalle décolletés rosse tacco 12 di Maria Elena Boschi. Invaso da industriali, attori, grand commis e ministri. Tanti i politici, nessun leader di primo piano: Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo sono rimasti a casa. C’ era in compenso, per la gioia del frugale Mattarella, un esercito di ceroni, parrucche, abitini, scollature, zebre, pantere. Nani e ballerine, maschere felliniane, il kitsch al potere. Giorgio Napolitano, vista la crisi economica, aveva deciso di abolire il cocktail. Ripristinarlo dopo tre anni, con tutti i suoi riti barocchi e ancien régime , forse non è stata una grande idea. Il Codacons protesta. «I cittadini italiani hanno il diritto di sapere quanto sono costate le celebrazioni per il 2 giugno – dice il presidente dell’ organizzazione Carlo Rienzi – . Governo e Quirinale devono presentare un resoconto dettagliato delle spese sostenute». Mattarella non gradirà. Come forse non gli è piaciuta neanche la cerimonia dei saluti. Il capo dello Stato, dimostrando buona salute e ottima resistenza, è stato costretto a restare per quasi due ore in piedi davanti alla Coffee House per stringere mani più o meno conosciute, più o meno importanti, di invitati che hanno sopportato un’ ora e un quarto di fila pur di essere ammessi al suo cospetto. Loro procedevano lentamente, lui paziente ha avuto una parola per tutti. Forse doveva prendere spunto dal suo predecessore, che dopo tanti anni sul Colle sa come funzionano le cose. Infatti, mentre i ragazzi di alcune scuole alberghiere offrivano finger food e spumanti italiani, davanti a Re Giorgio si è formata una coda alternativa. Napolitano però è rimasto seduto, invitando chi voleva salutarlo a prendere posto al suo tavolo. A turno, uno si alzava e uno si accomodava. Insomma, meglio il 2 giugno vero. La corona al Milite Ignoto, le frecce tricolori, la sfilata ai Fori e i 15mila cittadini festanti che sciamano per i giardini. Mattarella prende applausi, si ferma a parlare, si fa fotografare, raccoglie gli incitamenti. «Buon lavoro», «salvi l’ Italia», «continui con l’ onestà». Poi annuncia l’ apertura al pubblico dal 23 giugno di tutto il Colle, anche le sale di rappresentanza, pure quelle usate tutti giorni per gli incontri e le riunioni. E alla fine della giornata ridà un sguardo al palazzo della politica. Basta con le liti esasperate, aveva chiesto lunedì, perché portano sfiducia e assenteismo. Non sembra che gli abbiano dato retta, lui però spera che, finita l’ eccitazione elettorale, i partiti tornino a ragionare. «Il percorso delle riforme è all’ esame delle Camere, che sceglieranno forme e contenuti. Mi auguro meno tensioni. Il confronto parlamentare è un momento alto, che si esprime ai livelli più alti quando è sereno, composto e corretto. Questo non toglie nulla alla vivacità delle posizioni politiche, alla profondità dei consensi e dei dissensi».

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