20 Gennaio 2017

Il sindaco dei due aumenti

    Il sindaco dei due aumenti

     

    Da Torino a Napoli l’ Italia dei pendolari è sul piede di guerra per la stangata sugli abbonamenti ai treni Frecciarossa preannunciata da Trenitalia. Si calcola un incremento medio del 35% sulla tratta Napoli-Roma, affollata ogni giorno da migliaia di nostri lavoratori: partite Iva, professionisti, studenti e operai che partono all’ alba e rientrano al tramonto per lavorare o studiare nella capitale. In tempi di deflazione, di lavoro precario e di disagi per fasce crescenti di ceto medio che scivolano verso una dignitosa povertà, un aumento di questa rilevanza appare socialmente insostenibile, e con una sua nota il sindaco della città metropolitana, interpretando il sentimento popolare, ha preso posizione, chiedendo al Governo, alla Regione e a Trenitalia di bloccare il provvedimento. Dall’ altra parte, quella della gestione aziendale di una realtà complessa che deve camminare sulle proprie gambe senza le stampelle dell’ assistenzialismo, stanno le ragioni dell’ economia: aumento dei costi, sostituzioni del parco rotabile, indifferibili investimenti. È l’ economia di mercato, signori, costi e ricavi: da questo treno non possiamo scendere. Quando il sentimento delle ragioni popolari si pone in contraddizione con le logiche del sistema economico si accende il conflitto. Le premesse delle rivoluzioni nella storia, da Masaniello a Robespierre, sono proprio qui, in questa inconciliabilità di bisogni tra la società e l’ economia. Tocca perciò alla buona politica l’ arte di mediare e realizzare il possibile. Certo non vi sarà una rivoluzione per i pendolari d’ Italia, un popolo di consumatori senza sindacato e senza tutele, salvo quelle del Codacons e delle voci grosse che si leveranno da qualche partito. Ma alla voce del sindaco, che è voce delle istituzioni, non si chiede di dar fiato al disagio popolare, quanto di contribuire a ricercare e costruire soluzioni: l’ arte del possibile appunto. Se il trasporto ha una finalità pubblica, ma deve essere gestito col rigore di un’ impresa, i conti, i numeri e i criteri di redditività restano comunque i punti fermi intorno ai quali esplorare soluzioni graduate e intermedie. L’ alternativa è l’ assistenza dello Stato e, salvo a Cuba, non possiamo permettercela. E nemmeno a Napoli, città «autonoma». De Magistris ha peraltro molto chiaro il modello di gestione economica che un’ azienda pubblica deve adottare. L’ Anm Spa, di cui è il massimo azionista, è sull’ orlo del crac, avendo registrato perdite per tre anni consecutivi. La società, come è noto, gli ha presentato un piano industriale per la gestione 2017-2019 che prevede tra l’ altro l’ aumento del 30% in tre anni del costo dei biglietti e un immediato aumento del 10% delle tariffe di sosta per gli automobilisti già tartassati anche dai parcheggiatori. Ragioni sacrosante per risanare l’ azienda e garantire il mantenimento di un livello minimo (appena potabile per una metropoli come Napoli) di trasporto. Ragioni riconducibili alla riduzione dei finanziamenti della Regione, ma anche alle obiettive e consapevoli responsabilità del Comune stesso, che ha ridotto del 30% i propri stanziamenti, non ha corrisposto buona parte delle risorse assegnate all’ Anm nel piano precedente, e ne peggiora i risultati finanziari a causa del ritardo ormai sistematico nei flussi di cassa. A ciò si aggiunge l’ insostenibile tasso di evasione che ha raggiunto il 53%: in pratica un napoletano su due è portoghese, e chi paga dovrà pagare anche i maggiori costi causati da chi non paga. Finora si è chiuso un occhio, dal momento che questa è la città dell’ amore e dall’ accoglienza, ma il nuovo piano prevede un drastico cambiamento di registro. Quanto sono irricevibili questi provvedimenti per i cittadini napoletani? Non «si penalizza così l’ economia del territorio», come denuncia la nota di Palazzo San Giacomo a Trenitalia e al Governo? Aspettiamo anche qui una nota del sindaco per bloccare i provvedimenti e alzare, per una volta, la voce contro se stesso.
    FRANCESCO DONATO PERILLO

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