Il sequestratore rischia fino a 8 anni di carcere
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
di Fabio Iuliano BERGAMO «E ora che mi succede? Mi dite cosa mi succede?». Luigi Martinelli, 54 anni, che giovedì si è barricato all’ interno di un ufficio dell’ Agenzia delle Entrate, continua a ripetere questa domanda a tutte le persone con le quali entra a contatto nel carcere di Bergamo. Chi va a trovarlo si guarda bene dal dirgli che rischia una condanna da 6 mesi a 8 anni per sequestro di persona. Ora Martinelli appare provato e stanco, rifiuta il cibo se non in minima parte ed è sottoposto a sorveglianza. Deve fare i conti con il fatto di aver tenuto l’ intero paese di Romano di Lombardia con il fiato sospeso, prendendo in ostaggio una quindicina di dipendenti dell’ Agenzia delle Entrate e trattenendone uno per quasi sei ore. E tutto questo per un debito per delle cartelle esattoriali. Una somma che ammonta a circa 2mila euro ed è relativa a canoni Rai e imposte richieste dal Consorzio di bonifica della Media Pianura Bergamasca. Per tali debiti Equitalia non ha attivato alcuna azione esecutiva di recupero. Una somma non particolarmente elevata. In ogni caso, in giorni difficili come questi, quando oltre alla situazione economica c’ è da fare i conti con il fatto di non vedere prospettive davanti, anche una semplice pratica del fisco può gettarti sull’ orlo di una crisi di nervi. «Non si sa mai che cosa può avvenire nella mente di una persona», ha commentato il procuratore aggiunto di Bergamo, Massimo Meroni. A volte basta anche la reazione di un impiegato. Martinelli si era rivolto due volte all’ agenzia per spiegare i suoi problemi, ma, come ha raccontato ai carabinieri era sempre stato «trattato in malo modo». Martinelli ha condotto il suo raid con due pistole, un coltello e un fucile a pompa, ma ha detto a Calderoli di non aver mai pensato al suicidio. Ha chiesto di parlare col premier Monti. Determinante è stato l’ intervento del vicebrigadiere dei carabinieri, Roberto Lorini, che è riuscito a convincerlo ad arrendersi. «Ho visto che era arrabbiato, ma ho capito che era una persona normale, e ho puntato tutto sull’ umanità. Abbiamo parlato della vita quotidiana, dei figli, ho capito che era una persona semplice e gli ho anche parlato in dialetto bresciano. Gli ho anche detto che io, lui e l’ ostaggio eravamo tre amici e lo saremmo rimasti per sempre». Lorini ha persino passato al sequestratore di Romano di Lombardia sua moglie al telefono. L’ ufficio di Romano ha riaperto regolarmente. Unico assente, Carmine Mormandi, l’ ostaggio trattenuto più a lungo. «Non so perché se l’ è presa con me», racconta, «diceva “tu non mi piaci, mi sei antipatico”. Ho avuto paura di morire». Intanto Martinelli, che vive a Calcio, ha ricevuto un’ offerta di assistenza legale da parte del Codacons e della Lega, come annunicato da Roberto Calderoli a margine di una visita in carcere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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