4 Aprile 2018

Il salvataggio pesa per 4,7 miliardi sul deficit

PADOVA Sul fatto che l’ intervento fosse inevitabile per evitare ricadute a cascata sull’ economia del Nord-Est e non solo, tanto si è detto. Resta il fatto che vedere i numeri dello sforzo sopportato dai conti pubblici per salvare le due banche venete finite gambe all’ aria fa comunque una certa impressione. Anche perché l’ intervento è stato condotto in porto in un periodo in cui si cerca di risparmiare laddove possibile e si sottolinea l’ impossibilità di tagliare le tasse a famiglie e imprese. Secondo quanto calcolato dall’ Eurostat in una valutazione (tecnicamente un “advice”) fornita all’ Istat nei giorni scorsi, Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono costate all’ Italia ben 4,7 miliardi di euro di maggior deficit per il 2017, mentre l’ impatto diretto e indiretto sul debito è pari a 11,2 miliardi: in particolare, a questo ammontare si è arrivati considerando le obbligazioni per 6,4 miliardi verso Intesa Sanpaolo (che ha rilevato le parti in bonis dei due istituti, ottenendo la copertura per i costi da sopportare) come prestito e il finanziamento necessario per l’ intervento di cassa a favore dello stesso gruppo per 4,8 miliardi. Quanto di questo denaro potrà tornare nelle casse dello Stato sotto forma di recupero dai crediti deteriorati, dando per scontato che difficilmente si potranno ricavare grandi somme aggredendo i capitali di chi è stato responsabile del tracollo dei due istituti? Secondo l’ ufficio di statistica europeo si potrebbe arrivare a 10 miliardi. Una stima, è bene precisarlo, del potenziale, anche se non sarà facile centrare il risultato completo. È vero che sul recupero dei crediti sono stati messi al lavoro grandi professionisti, ma molti dei soldi prestati sono finiti ad aziende fallite o che a fatica sono ancora sul mercato. Il deficit/Pil 2017, in base ai dati diffusi il 1° marzo scorso, nel 2017 era stato pari all’ 1,9%, in miglioramento rispetto al 2,5% del 2016. Il che aveva contribuito a ridurre il rapporto debito/pil dal 132% del 2016 al 131,5% del 2017. Due cifre destinate inevitabilmente a salire dopo la revisione dell’ Eurostat. Il maggior deficit di 4,7 miliardi equivale allo 0,2-0,3% del rapporto deficit/Pil (considerando il valore del Pil 2017, calcolato dall’ Istat il primo marzo a 1,716 miliardi di euro). Il rapporto deficit/Pil inizialmente stimato all’ 1,9% potrebbe quindi salire, raggiungendo – o superando – il 2,1% stimato dal governo nella Nota al Documento di economia e finanza stilato a settembre. «In parole povere è come se ogni famiglia sia stata costretta a pagare 662 euro per finanziare il salvataggio», lamenta Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che bolla come «una vergogna» l’ impiego di risorse pubbliche. E in un tweet il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha scritto: «Il salvataggio da parte del Governo delle banche venete vale oltre 10 miliardi di debito pubblico, il debito storico dei commissariamento di Stato su Napoli (1980-2008) per 100 milioni lo scaricano tutto su di noi, sulla città e sui napoletani. Che vergogna».Luigi dell’ Olio.
luigi napoli

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