30 Dicembre 2020

Il rosso sul conto corrente può costare caro Stretta sui debitori con 100 euro di scoperto

 

di Achille Perego MILANO Dall’anno prossimo andare in rosso sul conto corrente o non rimborsare la rata del mutuo o del prestito per comprare l’auto rischia di costare molto caro. Con la possibilità per le famiglie e le imprese, di essere classificate come «debitori in default». Con tutte le conseguenze sui rapporti contrattuali (sospensione delle linee di credito, rientro dal debito, azioni di recupero) collegate alla definizione di «inadempienti». Il 1° gennaio del 2021, infatti, è l’ultimo giorno per l’entrata in vigore delle nuove norme varate dall’Eba l’Autorità bancaria europea, settembre 2016. Norme fin dall’inizio considerate troppo stringenti dall’Abi e a maggior ragione ora con la crisi da Covid. «Da qualche anno noi solleviamo questo problema – avverte il presidente dell’Abi Antonio Patuelli abbiamo accentuato queste segnalazioni con la pandemia». Quest’anno aggiunge Patuelli, le autorità europee hanno allentato tante norme ma non la nuova e più rigorosa definizione di default: «Confidiamo che in questa spinta di flessibilità di emergenza pandemica ci possa essere anche questa revisione, almeno una sospensione o un allentamento». Tesi ribadita anche dal dg di Abi, Giovanni Sabatini che nel sottolineare «l’eccessiva rigidità» delle nuove soglie indicate dall’Eba ha manifestato «apprezzamento nell’intensificarsi delle posizioni volte a sostenere una urgente modifica». Posizioni che hanno visto ieri lanciare l’allarme sul rischio della stretta creditizia consumatori, imprese e forze politiche. Giorgia Meloni (Fdi) ha chiesto al governo (sollecitato anche dal Codacons) di intervenire contro «un disastro annunciato» mentre Antonio Tajani ha inviato una lettera ai commissari McGuinness e Breton. Se non ci saranno marce indietro, dal 1° gennaio le nuove regole prevedono che un privato sia considerato automaticamente in default se è in arretrato da oltre 90 giorni per un importo in rosso di appena oltre 100 euro e/ superiore all’ (finora era il 5%) dei prestiti o mutui in essere. Quindi 150 euro nel caso di un prestito da 15mila euro o 1000 con un mutuo da 100mila Rispetto a oggi, se resterà identica la segnalazione dopo 90 giorni di arretrati alla Centrale rischi come «cattivi pagatori» (con quindi poi le difficoltà a ottenere nuovi finanziamenti), il default, pur riguardando un unico debito, all’interno dello stesso gruppo bancario si estenderà a tutti i finanziamenti in essere e non si potranno usare altre linee di credito per compensare il rosso. Infine, si potrà tornare in bonis solo tre mesi dopo aver onorato gli arretrati, con commissioni e interessi compresi. Come ricorda la Banca d’Italia spiegando nel dettaglio le nuove norme più stringenti, comportamenti da adottare di fronte al cliente inadempiente rientrano nella policy delle singole banche. Quindi non significa che dopo i 90 giorni scatti per forza il blocco del conto corrente o il pagamento delle bollette: dipenderà dai singoli istituti con quelli, a partire da Intesa Sanpaolo, che in base all’affidabilità del cliente permetteranno ancora addebiti sui conti scoperti. Ma, avverte Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo «in un contesto in cui milioni di famiglie hanno subito una riduzione del reddito a causa del Covid, si rischia un’ondata di nuovi cattivi pagatori». Già l’anno scorso l’Abi e i consumatori avevano predisposto un vademecum anti- consigliando il rispetto delle scadenze, la pianificazione familiare di entrate e uscite mensili, la verifica frequente del saldo del conto corrente e delle carte di credito e non accumulare troppi prestiti, anche piccoli. In caso di difficoltà, infine, è bene contattare la banca o la finanziaria chiedendo, consiglia Altroconsumo, la sospensione (ove previsto) delle rate, la rinegoziazione o l’allungamento di prestiti e mutui oppure, conclude Lando Sileoni (Fabi), richiedere un fido anche oltre lo scoperto di conto corrente già accordato.

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