7 Settembre 2019

Il rock ruba la scena e fa politica

IL FINALE VENEZIA La 76ma Mostra si chiude stasera con la consegna del Leone d’ oro, nel nome della grande musica. E la scena è tutta degli intramontabili del rock. Mick Jagger, 76 anni, sbarca al Lido come attore di The Burnt Orange Heresy, il thriller diretto da Giuseppe Capotondi e ambientato nel mondo dell’ arte, sul lago di Como: il frontman dei Rolling Stones interpreta un potente collezionista che nasconde molti segreti. Ieri, intanto, ha conquistato tutti Roger Waters, stessa età di Mick, co-fondatore dei Pink Floyd e protagonista del film-concerto da lui firmato con Sean Evans Us+Them, Noi e loro (in sala con Nexo dal 7 al 9 ottobre), titolo rubato a una sua canzone del 1973 e regalato al tour mondiale del 2017-18: è Amsterdam la tappa che vediamo sullo schermo, un evento elettrizzante tra rock e politica, partecipazione di massa e impegno civile. I MAIALI Anche al Lido, Waters non si è fatto pregare per parlare di politica. «Meno male che Matteo Salvini se n’ è andato», ha esclamato il musicista, «i tempi sono difficili ovunque, il neofascismo prende sempre più piede. Negli Anni Trenta, bastarono quattro anni ad Adolf Hitler per conquistare il potere nella Germania democratica. Bisogna unirsi e resistere a chi vuole distruggere questo bellissimo pianeta, a chi pretende di controllare le nostre vite». Secondo Waters i politici sono pigs, maiali: cita Donald Trump, Jair Bolsonaro, Boris Johnson «che è forse meno istruito di Churchill ma come lui fa parte della classe dirigente che vuole schiavizzare i poveri e fomenta la guerra perché, al contrario della pace, porta profitti». Per il musicista, «la musica contemporanea è del tutto priva di significato, emozioni, contenuto. Quando vedo tante persone chine sullo smartphone mi chiedo: siamo nati per questo? Mi sembra proprio una perdita di tempo». Ed è scandito dalle canzoni di Domenico Modugno, cantate da Claudio Santamaria e riarrangiate da Mauro Pagani, il film di Gabriele Salvatores Tutto il mio folle amore (dal 24 ottobre nei cinema con 01 Distribution) tratto liberamente dal romanzo di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non aver paura. Protagonisti un padre (Santamaria) e il figlio autistico (la rivelazione Giulio Pranno) che l’ uomo non vede da 16 anni: impareranno a conoscersi nel corso di un viaggio in moto che riserva emozioni, scoperte, sorprese. La morale del film, interpretato anche da Valeria Golino e Diego Abatantuono, è semplice: «Possiamo riuscire ad amare anche chi è diverso, a condizione di non aver paura della diversità», spiega il regista. «L’ autismo è una delle caratteristiche di questo ragazzo, ma Tutto il mio folle amore non è un film sull’ autismo, piuttosto sugli incontri tra padri e figli, crescita e miglioramento per tutti», aggiunge Golino. «È soprattutto una riflessione sulla paternità», conclude Salvarores, «proprio oggi che il mondo soffre per la mancanza dei padri e per i loro errori». IL NEO MINISTRO Ieri l’ Università Cattolica ha presentato i nuovi master in cinema, radio, tv e media digitali. E, in attesa del Leone che verrà consegnato alla presenza di Dario Franceschini, tornato ministro dei Beni Culturali, grandinano i primi riconoscimenti: Un Divan à Tunis di Manèle Labidi ha vinto il Premio del Pubblico Bnl alle Giornate degli Autori, All this victory di Ahmad Ghossein si è imposto alla Settimana della Critica e il Pasinetti del Sindacato Giornalisti Cinematografici è andato a Il Sindaco del rione Sanità di Mario Martone (migliori attori Francesco Di Leva, Massimiliano Gallo e Valeria Golino). Toccante l’ omaggio alla memoria di Carlo delle Piane: la Coppa Codacons, ritirata dalla vedova Anna Crispino. Gloria Satta © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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