12 Settembre 2006

Il ritorno di Moggi tra bugie e verità

Il ritorno di Moggi tra bugie e verità

Detto-fatto, Lucianone è tornato. Sono passati appena quattro mesi dalle prime intercettazioni rese note sui giornali, che rivelavano inequivocabilmente la fondatezza di molte delle cosiddette “chiacchiere da bar“; ma dalle immagini che domenica pomeriggio scorrevano su Rai Due, collegata col salotto buono di Simona Ventura, l`impressione era che fosse trascorso un secolo, o che non fosse successo mai nulla, sentenze comprese. Sin dal primo momento, tutto è sembrato apparecchiato a dovere: la padrona di casa sorridente e mansueta come raramente si era vista, malgrado le sue origini legate alla tradizione granata (ma d`altronde anche Moggi non ha mai nascosto le sua antica passione per il Toro, non solo professionale, prima di passare all`altra sponda del Po); le pericolose improvvisazioni di Gene Gnocchi relegate a battutine scontate, supportate da carta geografica d`Italia, che di fatto ne delimitava lo spazio di argomentazione; la censura sia limpida che occulta nei confronti di Andrea Vianello, soprattutto dal momento in cui l`ospite d`onore ha iniziato a mostrare un certo fastidio per le sollecitazioni verbali del conduttore di “Mi manda Rai Tre“; infine, ciliegina sulla torta, funzionale a decretare credibilità e istituzionalità al tutto, il collegamento niente meno che da Ceppaloni con il ministro della Giustizia Clemente Mastella il quale, come qualcuno forse (o almeno si spera) ricorderà, occupava la simbolica carica di Vice-presidente onorario del Napoli intorno alla metà degli anni ottanta, cioè a dire proprio quando Moggi in quella società affinava le sue strategie dirigenziali. E infatti il ministro ha voluto ribadire, è sarà almeno la ventesima volta in questi ultimi quattro mesi, la sua vecchia e indissolubile amicizia con il Lucianone nazionale, che intanto dispensava sorrisi e pacche sulle spalle a tutti, compreso un imbarazzatissimo Gianpiero Galeazzi, che pure ne avrà viste (e mangiate?) di cotte e di crude. Inevitabile che il giorno dopo le reazioni non si siano fatte attendere, a partire dalle dichiarazioni del presidente del Codacons, Carlo Rienzi, rimasto sorpreso per “la superficialità con cui è stata condotta l`intera intervista, e l`imbarazzante silenzio della Ventura di fronte all`autodifesa ad oltranza di Moggi“. Ma da Moggi il tiro si è spostato verso lo stesso Mastella, dato che la sua presenza e le sue parole hanno provocato il non facile risultato di una indignazione bipartisan, dall`ironia pungente dell`ex responsabile delle comunicazioni Gasparri (che proprio con la Ventura ebbe un famoso alterco in diretta durante la trasmissione), alla polemica a distanza con Giovanna Meandri, titolare del dicastero per le Politiche giovanili e le attività sportive, che pure non aveva più di tanto calcato la mano nel corso della vicenda-Calciopoli, anche lei forse suggestionata dal trionfo mondiale degli azzurri a Berlino. Il paradosso ulteriore di questa vicenda già di per sé paradossale, dove un ministro della Giustizia difende senza troppi peli sulla lingua un condannato (seppur per il momento solo dal tribunale sportivo), è che in alcuni passaggi dell`intervista è stato Luciano Moggi stesso ad ammettere determinate cose, pensando di affermare il contrario. Due esempi per chiarire. 1) “Io ero stato assunto dal dottor Agnelli e purtroppo lui non c`è più. Se ci fosse stato lui questa cosa non sarebbe successa“. Se questa affermazione corrisponde a verità, confermerebbe l`ipotesi di una “cupola“ inizialmente protetta che nel corso del tempo ha perso i suoi protettori, probabilmente irritati dall`arroganza e la sete di potere dimostrata dalla famosa triade, soprattutto dopo la morte di Giovanni Agnelli; il quale, è bene ricordarlo, disse di essere stato “costretto“ ad assumere Moggi, visto la piega che stava prendendo il mondo del calcio italiano (Berlusconi era da pochi anni diventato presidente del Milan). 2) “Le intercettazioni bisogna farle con tutti a 360 gradi e non solo per una persona, o comunque non si può rendere note solo quelle fatte a pochi“. Considerazione giustissima, che meriterebbe un ufficiale approfondimento da parte della magistratura. Ma che nel frattempo conferma, in attesa delle eventuali pubblicazioni di altre intercettazioni, la veridicità di quelle già pubblicate. Anche perché, dispiace per i 14 milioni di italiani tifosi della Juventus, la voce intercettata era proprio quella di Moggi, e non una delle tante imitazioni in onda la domenica a “Quelli che il calcio“. D`altra parte, dopo le lacrime e l`anima distrutta, Luciano Moggi questa estate ce l`aveva promesso che alla fine a divertirsi più di tutti sarebbe stato lui, e nel comodo salotto della Ventura lo ha fatto. Molti telespettatori, però, non hanno riso affatto. Tutt`altro.

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