23 Agosto 2004

Il ritorno dei ?fagottari?, versione light

Estate all?insegna del risparmio/ Spese tagliate a volte con la scusa della dieta.
I gestori degli stabilimenti: «Un?invasione che ricorda scene d?altri tempi»

Il ritorno dei ?fagottari?, versione light

Al bando le teglie di pasta al forno, sotto l?ombrellone di scena insalate di riso e macedonia

Non portano più i canavacci annodati per stringere la teglia di pasta al forno. E niente fiaschi di vino sotto braccio. I ?fagottari?, come una volta venivano chiamati i bagnanti con pranzo al seguito, sono tornati a popolare le spiagge. Quasi un fenomeno di costume dettato dalla necessità di stringere la cinghia, strozzati tra voglia di vacanza e problemi di reddito.
L?estate 2004 ormai in dirittura d?arrivo verrà ricordata come una delle più capricciose sul piano meteo ma anche come quella del rilancio dei gitanti già ?apparecchiati?. Quella del ?fagottaro?, termine ritenuto a lungo dispregiativo e ora riapparso quasi con nostalgia per un?epoca più genuina e vera, è una categoria trasversale, che non riguarda solo le famiglie meno benestanti. «Ormai indica Sergio Leoni, ristoratore ostiense da tre generazioni tutti più o meno cercano di mangiare diverso, fanno la dieta, curano l?alimentazione. E con questo alibi preferiscono portarsi le pietanze da casa che significa pure risparmiare. Insomma, si unisce l?utile all?utile». Alla ?Villa di Tiberio?, il locale sulla spiaggia dell?Idroscalo di Leoni, uno spazio del portico è lasciato al libero uso dei ?fagottari? che, com?era una volta nelle ?fraschette? dei Castelli, si limitano ad ordinare vino e bibite.
Semideserti i ristoranti affacciati sulla battigia, sino a poco tempo fa ambiti da schiere di avventori. «Ebbene sì, i bagnanti con portapranzo al seguito diventano sempre di più conferma Rosella Pizzuti, del sindacato dei concessionari Sib e questo non lo trovo scandaloso. Non tutti sono disposti a spendere per mangiare nei ristoranti. Per l?immagine di Ostia trovo peggio che certi colleghi insieme con l?amministrazione pubblica non migliorino la qualità dei servizi erogati. Specie durante la notte». «E? un?invasione di fagottari raccontano all?Assobalneari dove si respinge l?ineluttabile realtà che ha ridato vita a scene e modi ormai dimenticati come le ammucchiate sotto gli ombrelloni, le lavate di faccia con la buccia del cocomero e i gavettoni con le secchiate d?acqua. No, non è proprio ciò quello che vogliamo per Ostia. Non si tratta di razzismo ma se si vuole procedere sulla strada della qualificazione internazionale del mare di Roma bisogna puntare alto».
«Certo, adesso è ben diverso da quando schiere di bagnanti passavano in negozio per chiederci di scaldare al forno le tielle di timballo o l?arrosto di coniglio ma il fenomeno è tornato alla grande» ribadisce Elettra Morelli dello storico panificio di piazza Scipione l?Africano, in voga con pizza e panini imbottiti richiestissimi a ogni ora del giorno e pure della notte. «L?uso dei fornelli confermano all?Ancora, impianto tra i più affollati dalle famiglie è vietato dall?ordinanza balneare. Ma quello è davvero l?unico accessorio che manca alle signore che preparano per i loro familiari».
In cabina e sotto l?ombrellone, così, è stata la stagione trionfale per insalate di riso, paste fredde, miscellanee di verdure, affettati e formaggi, macedonie di frutta. Cibi non più ammucchiati in tegami e padelle sormontate da improbabili coperchi bensì riposti in asettici e coloratissimi contenitori di plastica per alimenti, difesi da sguardi criticoni in eleganti borse frigo. Posate con piatti usa e getta completano il quadro del perfetto ?fagottaro?.
«Il mare è di tutti gli fa eco Francesco Hawara, presidente dell?associazione commercianti Ascom e non siamo certo tra quelli che pretenderebbero un?Ostia dei ricchi, dei vip, delle spiagge gestite con l?impronta dei ?padroni? che regolamentano la vita dei bagnanti, del divieto di mangiare in spiaggia, di stendere l?asciugamano sulla sabbia piuttosto che sul lettino, dei cinque metri di battigia esclusiva per i paganti, della selezione legata alla dichiarazione dei redditi».
«Il problema vero conclude Andrea Mannucci, presidente del Codacons di Roma è che sulle spiagge c?è una sorta di cartello dei prezzi. Non è un caso che i rialzi quando si manifestano riguardano tutti gli impianti all?unisono. In queste condizioni la vera libertà è quella di poter scegliere: a Ostia le spiagge libere sono ridotte a pochi fazzoletti di costa. E la reazione naturale all?obbligo di dover pagare cari i servizi è anche quella di portarsi da mangiare da casa o di passare al supermercato prima di scendere sull?arenile».

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