3 Novembre 2013

Il rischio: tasse triplicate per sbarcare su un’ isola

Il rischio: tasse triplicate per sbarcare su un’ isola

La tassa di sbarco sulle isole minori potrebbe più che triplicare e dagli attuali 1,5 euro a passeggero (di traghetti e aliscafi), si arriverà a ben 5 euro «ma solo per determinati periodi di tempo», specifica il decreto legge 126, scovato da Italia Oggi sulla Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre. I comuni delle isolette hanno infatti adesso la facoltà di applicare – in alternativa alla tassa di soggiorno – un’ imposta di sbarco che autonomamente possono decidere fino a 2,5 euro e con la facoltà di raddoppiare il balzello. Ma attenzione: c’ è meno di un mese di tempo per i sindaci interessati che dovranno scegliere se rinunciare alla tassa di soggiorno per il prelievo di sbarco. E quindi fissare le regole che devono essere recepite nei rispettivi regolamenti comunali «entro e non oltre il 30 ottobre». L’ aspetto sorprendente è che l’ estate 2013 è stata salvata soltanto dall’ aumento degli arrivi esteri (+2,2%, secondo il monitoraggio dell’ Organizzazione Mondiale del Turismo, Unwto). Peccato che la stagione estiva abbia registrato – sempre stando Unwto – un calo complessivo della spesa (-2,6%). Non un bel segnale visto che ormai da anni il fatturato del turismo è in deciso calo. La spesa turistica annuale, già diminuita dai 77,4 miliardi del 2008 ai 72,2 del 2012, si attesterà nel 2013 a poco più di 70,1 miliardi con un calo nei 5 anni del 22,4%, almeno secondo il Codacons (che non cita la fonte). Chi stima invece il valore complessivo aggregato del turismo è la Banca d’ Italia, che fissa intorno al 10,5% del Pil il valore di tutte le attività turistiche per il nostro Paese. Certo le iniziative per far pagare chi se la spassa non è che abbiano dato risultati incoraggianti. Ricordate la tassa sulle barche di lusso? Il governo Monti nel 2012 aveva imposto un balzello per i natanti oltre i 13 metri e 99 centimetri. Gettito ipotizzato: 115 milioni. A consuntivo si è scoperto però che la tassa, oltre a far scappare alla volta di Grecia, Croazia e Francia barche e natanti, ha portato in cassa al 31 maggio scorso soltanto 23,5, ossia il 15% di quanto ipotizzato. E oltra al mancato incasso è stato stimato che l’ Erario abbia perso in mancati incassi \u201ccontigui\u201d circa 900 milioni. Fallimento che ha portato nel giugno scorso il governo Letta a cancellare l’ imposta nel tentativo di rianimare il settore come la nautica da diporto che vale oltre 3 miliardi di giro d’ affari. Con 7.500 chilometri di coste spremere ancora chi va in vacanza (e può permetterselo) rischia di trasformarsi in un ennesimo boomerang. I sindaci sono avvisati.
an. c.
 

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