8 Agosto 2012

Il Riesame: Ilva, sì ai sigilli ma per risanare

Il Riesame: Ilva, sì ai sigilli ma per risanare

Un´immagine degli impianti dell´Ilva a Taranto Paolo Melchiorre Taranto. I sei impianti dell’ area a caldo dell’ Ilva di Taranto restano sotto sequestro perché inquinanti: non dovranno però essere destinati allo spegnimento, ma dovranno essere risanati. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame (presidente Antonio Morelli, a latere Alessandra Romano e Benedetto Ruberto) che ha parzialmente modificato il decreto di sequestro preventivo degli impianti, senza facoltà d’ uso, firmato dal gip Patrizia Todisco ed eseguito il 26 luglio scorso. Cambia anche lo scenario per gli otto dirigenti ed ex dirigenti dell’ Ilva agli arresti domiciliari per disastro ambientale doloso e colposo e altre violazioni ambientali. Provvedimento confermato per i due esponenti della proprietà, Emilio Riva e suo figlio Nicola, e per l’ ex direttore dello stabilimento tarantino Luigi Capogrosso. Tornano in libertà invece i cinque capi area Marco Andelmi, Angelo Cavallo, Ivan Dimaggio, Salvatore De Felice e Salvatore D’ Alò. La modifica apportata dai giudici del Riesame non è da poco perché, ai tre custodi giudiziali già nominati dal gip Todisco (gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento), viene affiancato il presidente dell’ Ilva, Bruno Ferrante, in qualità anche di rappresentante legale di Ilva spa, quale custode e amministratore di aree e impianti sotto sequestro. Ferrante sostituisce il presidente dell’ Ordine dei commercialisti di Taranto, Mario Tagarelli, che era stato nominato dal gip per i compiti amministrativi e per l’ eventuale ricollocamento del personale dell’ Ilva nel caso di chiusura degli impianti. I tre ingegneri erano stati incaricati dal gip di «avviare le procedure per il blocco delle specifiche lavorazioni e per lo spegnimento». Ora invece, insieme a Ferrante, «garantiscano – dispone il Tribunale del Riesame – la sicurezza degli impianti e li utilizzino in funzione della realizzazione di tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo e della attuazione di un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni inquinanti». I giudici hanno depositato ieri solo il dispositivo dell’ ordinanza; per rendere note le motivazioni hanno cinque giorni di tempo, anche se i termini non sono perentori. «La finalità del provvedimento è fare i lavori, non è produrre e lavorare – ha commentato il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio -. Questa, semmai, potrà essere una conseguenza indiretta». Sulla stessa linea Fabio Matacchiera, del Fondo Antidiossina Onlus, e Alessandro Marescotti, di Peacelink, due dei protagonisti delle battaglie contro l’ inquinamento dell’ Ilva. Matacchiera e Marescotti annunciano «un dossier tecnico per dimostrare come l’ attuale cokeria è troppo pericolosa e non può diventare compatibile con il quartiere Tamburi neanche con eventuali operazioni di aggiornamento tecnico». Di altro tenore le dichiarazioni del presidente dell’ Ilva, Bruno Ferrante: «Se dicessi che sono soddisfatto direi una grossa bugia – ha dichiarato – ma non si parla più di chiusura e di interruzione dell’ attività, si parla di utilizzo dell’ impianto per la sicurezza e risanamento ambientale». Si tratta comunque di «un segnale molto netto e preciso nei confronti della società», ha sottolineato il massimo esponente dell’ azienda, esprimendo «grande amarezza» per la decisione di confermare gli arresti di Emilio e Nicola Riva e di Luigi Capogrosso. Ferrante ha incontrato nel primo pomeriggio i sindacati dei metalmeccanici rappresentati in stabilimento, mentre in una riunione alla Regione Puglia in mattinata aveva già concordato gli interventi da realizzare per l’ ambientalizzazione e messo sul piatto 90 milioni di euro. La decisione del Riesame ha dunque scongiurato il rischio che ancora ieri mattina aveva paventato il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera: «Se chiudono, quegli impianti non riaprono più», aveva detto. E un respiro di sollievo per lo scampato pericolo sul fronte occupazionale si è sollevato dal mondo del lavoro, della politica e delle istituzioni. «Il sequestro ai fini del risanamento dà un’ indicazione positiva», ha detto il ministro dell’ Ambiente, Corrado Clini. Di maggiore «serenità» ma anche di «maggiore responsabilità per tutti» ha parlato il presidente della Regione, Nichi Vendola, per il quale «l’ idea che probabilmente non c’ è più una spada di Damocle non significa diminuire di un grammo la responsabilità nostra e dell’ Ilva». E anche i sindacati hanno accolto con favore il provvedimento del Tribunale: «Può essere occasione per una strada nuova, senza mettere in discussione la salute dei lavoratori», ha detto da Taranto il segretario della Fiom, Maurizio Landini. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, giudica «positivo che il Tribunale del Riesame si sia pronunciato scongiurando la fermata degli impianti siderurgici di Taranto, affinchè siano messi a norma», mentre per l’ Ugl, «la decisione del Riesame è incoraggiante. Ora aspettiamo che l’ azienda faccia la sua parte». Tra gli scontenti il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che auspicava la chiusura dello stabilimento, e il Codacons che ha bocciato la scelta di individuare come custode il presidente Ilva, Bruno Ferrante. La decisione dei giudici «conferma l’ impianto accusatorio del grave inquinamento ambientale» causato dalla fabbrica dell’ acciaio ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

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