4 Agosto 2012

Il relitto si è deformato E l’ acqua è più torbida

Il relitto si è deformato E l’ acqua è più torbida

di Antonio Valentini ISOLA DEL GIGLIO Il relitto della Concordia è sempre più opaco, afflosciato e coperto dalle muffe. Aspetta unicamente di essere rimosso, di liberare la scogliera della Gabbianara su cui è adagiato dal 13 gennaio scorso. Ieri Greenpeace, in collaborazione con il Codacons, ha eseguito un sopralluogo sottomarino per verificare alcuni aspetti strutturali dello scafo nella parte sommersa e le possibili conseguenze ambientali del disastro. «Il subacqueo incaricato della perlustrazione – ha spiegato Alessandro Gianni, direttore delle campagne di Greenpeace – ha riscontrato torbidità in sospensione a una profondità compresa tra i 30 e i 37 metri, nella zona di mare aperto corrispondente alla parte centrale sinistra della nave. Mi chiedo di cosa si tratti e se sia stata notata prima di ora». Un elemento che spinge l’ avvocato Carlo Rienzi, segretario del Codacons, a cercare di capire «anche attraverso i nostri tecnici se sussistano rischi che la parte inferiore dello scafo possa cedere o alterarsi». Tuttavia Maria Sargentini, presidente dell’ Osservatorio sulla Costa Concordia, ribatte che gli specialisti non hanno rilevato alcun pulviscolo in sospensione. «Anche perché – chiarisce – i lavori veri e propri non sono ancora iniziati. L’ autorizzazione è stata rilasciata il 31 luglio. Sono previste analisi specifiche sulla torbidità, con soglie di allarme e preallarme». I controlli aumenteranno nei prossimi giorni, quando saranno conficcati sul fondo marino i quaranta pali da 22 centimetri di diametro, profondi più di trenta metri, per ancorare la nave alla scogliera e impedirle di scivolare verso l’ abisso. Ma proprio in questa fase, aggiunge Gianni, «è necessaria maggior trasparenza. Il progetto presentato non è privo di rischi ambientali che si giustificano solo con la prospettiva di scongiurare danni più gravi, dovuti alla lunga permanenza in mare della nave. Con il rapporto Toxic Costa dello scorso febbraio, abbiamo reso note alcune valutazioni sulle sostanze pericolose presenti a bordo, oltre al carburante poi rimosso senza conseguenze ambientali». La torbidità riscontrata attorno alla Concordia accentua l’ attenzione di Greenpeace e di altre organizzazioni ambientaliste, che già il 28 giugno scorso chiesero un incontro all’ Osservatorio: «È trascorso più di un mese e non abbiamo ricevuto alcuna risposta – si lamenta Gianni -. Siamo di fronte allo stesso muro di gomma eretto dalle regioni Toscana e Liguria, che non hanno mantenuto la promessa di convocare un tavolo tecnico per discutere dei problemi del Santuario dei Cetacei e delle possibili soluzioni. Solo dopo il disastro della Concordia sono state prese misure per limitare i passaggi ravvicinati delle grandi navi e prevenire disastri come la dispersione in mare a nord di Gorgona di decine di tonnellate di sostanze tossiche». Senza tacere il disastro sfiorato del mercantile turco Mersa, che il primo giugno si è incagliato all’ Elba. Maria Sargentini ieri era sull’ Isola del Giglio per il periodico incontro con la popolazione isolana: «Ho proposto a Greenpeace d’ incontrarci subito, ma mi hanno risposto che mancavano le altre associazioni. Tutto è dunque slittato a settembre». Proprio settembre sarà un mese cruciale per la rimozione del relitto. Il progetto Titan-Micoperi entrerà nel vivo: dapprima sarà eseguita la palificazione giudicata mini-invasiva per la platea di posidonia, che per questo non sarà sottoposta a reimpianto. Toccherà poi alla maxi-piattaforma lato mare, su cui sarà adagiata la nave una volta rimessa in asse e avvolta dai cassoni metallici che le consentiranno di stare a galla e di essere trainata verso un bacino di carenaggio: «Oggi (ieri per chi legge, ndc.) hanno tolto il camino, che avrebbe intralciato le operazioni del cantiere – conclude Sargentini -. Lo custodiranno in un deposito e, appena la Concordia tornerà in asse, sarà rimesso al suo posto. Toglierlo definitivamente sarebbe come mancare di rispetto alla nave». La quale però, secondo il professor Bruno Neri, il docente universitario pisano che coordina il team di esperti a sostegno del Codacons, si è ulteriormente deformata e adagiata sul fondale, come testimonia il video girato ieri: «Le immagini – chiosa il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – saranno analizzate da un gruppo di esperti e i risultati saranno trasmessi alla procura».

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this