7 Aprile 2016

Il referendum sulle trivelle ora è a rischio d’ annullamento

Il referendum sulle trivelle ora è a rischio d’ annullamento

ROMA. Il referendum sulle trivelle di domenica 17 potrebbe saltare. Non per decisione del governo, che auspica il fallimento della consultazione, ma per l’ eventuale sentenza del Tar del Lazio che discuterà mercoledì 13 il ricorso dei Radicali per presunta violazione, da parte di palazzo Chigi, delle normative internazionali sottoscritte dall’ Italia in merito al diritto dei cittadini all’ informazione e alla partecipazione. L’ accusa, in sostanza, è di aver «sabotato» il referendum decidendone la data con troppo poco anticipo. Il 16 febbraio, giorno in cui fu varato il decreto con la data, il governo aveva per legge a disposizione una finestra tra il 15 aprile e il 15 giugno per fissare l’ appuntamento. La scelta anticipata al massimo consentito, secondo i Radicali, sarebbe stata mossa dall’ esigenza di ridurre i tempi della campagna referendaria con l’ obiettivo di favorire l’ astensione. Obiettivo che il premier, Renzi, ha ribadito pubblicamente l’ altro giorno, incappando in una ulteriore «violazione del dovere di neutralità cui il governo è tenuto per le norme e gli standard democratici di diritto internazionale». L’ intento di sabotare l’ informazione e, dunque, il coinvolgimento dei cittadini, sarebbe riscontrato anche nei successivi tempi impiegati dalla Vigilanza Rai e dal Garante per le comunicazioni per varare i regolamenti delle tribune televisive, partite soltanto il 29 marzo. Cioè a sole due settimane dal voto. Più degli spazi informativi sulla Rai, comunque, negli ultimi giorni hanno potuto gli scandali legati all’ inchiesta in Basilicata che hanno portato di riflesso il tema del referendum all’ attenzione dei cittadini. Se il Tar accoglierà il ricorso, è probabile che il governo farà a sua volta ricorso al Consiglio di Stato. Diversamente, saranno i Radicali a fare appello, ma in entrambi i casi la sentenza arriverà «prima del 17 aprile». Mercoledì prossimo è attesa anche la sentenza del Tar del Lazio sul ricorso presentato dal Codacons, l’ associazione dei consumatori che accusa il governo di aver fissato la data del referendum in contrasto con «i principi del buon andamento della pubblica amministrazione» previsti dalla Costituzione. In altre parole, la decisione di non accorpare la consultazione con le amministrative di giugno (come chiesto dai promotori) ha causato un «danno economico» di almeno trecento milioni di euro. Se il ricorso sarà accolto, il Tar potrebbe ordinare la sospensione del decreto e annullare la data del referendum.
 

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this