11 Febbraio 2003

Il referendum contro “l`elettrodotto coatto“

Il referendum contro “l`elettrodotto coatto“


In primavera, oltre al referendum sull`art. 18, si terrà anche quello per abrogare la cosiddetta “servitù di elettrodotto“, ovvero l`obbligo per i cittadini proprietari di terreni (giardini, campi, ecc.) di lasciar passare gli elettrodotti (linee elettriche aeree e sotterranee). Quest`obbligo è stabilito in un regio decreto del 1933. Sul problema si è proposto il quesito referendario perché il gestore della rete distributiva non è più uno solo e pubblico.
Oggi, a seguito della liberalizzazione del settore, i produttori e distributori di energia sono tanti e c`è il rischio concreto che si moltiplichino gli elettrodotti.

Nel Lazio, a fronte di una più che adeguata riserva e disponibilità energetica, sono previsti nuove centrali termoelettriche: ben otto in provincia di Roma, tre in quella di Latina e due nel frusinate; un totale di 13 nuove centrali in una regione che comprende il polo di Civitavecchia e quello di Montalto di Castro. L`Italia, in generale, dispone poi di una capacità di generazione largamente in eccesso rispetto alla domanda, con oltre 70.000 Mw installati. Ma la questione energetica, con i risvolti drammatici di una probabile guerra in Iraq, si intreccia con le fragilità ambientali ed impone una discussione profonda sull`uso delle risorse energetiche, il loro utilizzo, le relazioni con la crisi climatica e le responsabilità statali nel governare la situazione.

Sarebbe sconsiderato, da parte del governo, garantire ai privati (con nessuna utilità pubblica) la possibilità di costruire le 546 centrali termoelettriche previste. Ne deriverebbero, infatti, 98.000 Mw assolutamente superflui ma che porterebbero con sé un aumento dei costi a carico del sistema elettrico, il “fermo mercato“ di buona parte delle centrali del paese e conseguenti problemi occupazionali; senza considerare la devastazione territoriale e il danno ambientale.

Sarebbe di maggiore utilità una politica fondata sul risparmio energetico, sull`utilizzo delle fonti rinnovabili (siamo sempre il “paese do sole“!!), con investimenti per il risanamento, miglioramento e messa in sicurezza degli impianti esistenti. Non a caso le centrali termoelettriche previste trovano ragionevole e ferma opposizione.

Proprio a Civitavecchia, con una battaglia che dura da anni, la città e i suoi abitanti, associazioni, comitati e forze politiche (Rifondazione da sempre) hanno di recente costretto il sindaco di centro destra a rifiutare il progetto di alimentare a carbone la centrale di torre Valdaliga Nord.

Pomezia, Velletri, Colleferro sono espressione di un nuovo antagonismo, antiliberista e ambientalista; tappe di un conflitto maturo che vede i cittadini organizzarsi e resistere a difesa del proprio territorio, della salute, contro la costruzione di centrali termoelettriche private o di inceneritori.

Impegnarsi in questo referendum significa anche rimettere in discussione il problema legato all`esposizione ai campi elettromagnetici: il recente decreto Gasparri regala ai gestori di telefonia mobile uno strumento “sovraordinato“ alle regolamentazioni proprie delle istituzioni, autorizza una illegittima disponibilità di localizzazione di stazioni radio-base (in barba ai piani urbanistici, a delibere e leggi di Comuni e Regioni); con la giustificazione di “opere di pubblica utilità“ si garantisce il profitto privato trasformando i cittadini in cavie di una enorme sperimentazione in vivo. Il decreto Gasparri determina in buona sostanza una sorta di “servitù di antenna“, intollerabile per la coscienza civile di quei tanti comitati che sono sorti negli ultimi anni e che continuano a resistere da Villa Adriana (Tivoli) a via Feronia, da Ostia antica a Palombara. Costruire da subito comitati per il Sì al referendum abrogativo dell`art. 119 del RD 1775 significa dunque intrecciare temi diversi in una battaglia di civiltà e di democrazia: restituisce speranza, organizzazione e nuova determinazione alle battaglie per la salute e la qualità del vivere.

Il pericolo che si intravede, specie nel silenzio di alcune forze politiche e sindacali (sinistra Ds, sindacato), è il secondo piano in cui le questioni sanitarie e ambientali possono essere riposte; sarà necessario uno sforzo in più perché il referendum sull`art. 18 non metta in ombra le rivendicazioni sociali e civili cui allude il quesito sulla servitù da elettrodotto; entrambi i referendum devono specchiarsi in un comune concetto: quello del diritto, ad una vita sana e ad un lavoro giusto.

In questa direzione e con queste consapevolezze si è costituito il 6 febbraio, a Roma, il Comitato del Lazio per il Sì al referendum sull`abrogazione “dell`elettrodotto coattivo“: la partecipazione convinta di associazioni ambientaliste (Vas, Italia Nostra, Codacons, Adusbef, Medicina Democratica, Forum ambientalista Lazio, Samba), del sindacalismo di base (Cobas, Cnl, Alsadisi), la presenza autorevole di forze politiche (oltre al Prc, i Verdi, Italia dei Valori, Dp) e l`attenzione dei tanti comitati contro l`elettrosmog, hanno costruito un buon viatico; ogni comitato contro le antenne, contro gli inceneritori, contro le centrali elettriche potrà diventare sede di iniziative per il sì al referendum e in questo trovare nuova opportunità per una discussione larga e articolata, per costruire una nuova cultura e una nuova sensibilità sociale.

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