2 Febbraio 2015

Il ras dell’ antidroga nell’ occhio del ciclone

Il ras dell’ antidroga nell’ occhio del ciclone

C’ era una volta il Dipartimento Politiche Antidroga, struttura creata sotto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, poco amata e molto volentieri schernita da una fetta d’ Italia per l’ impegno nella prevenzione e le prese di posizione “proibizioniste” del suo ex storico capo Giovanni Serpelloni, ammirata all’ estero (Casa Bianca compresa) per la sua capacità di farsi capofila di progetti all’ avanguardia a livello europeo, come l’ early warning system, il sistema di allerta integrato creato per intercettare le nuove droghe scaraventate a getto continuo in Italia dal mercato di Internet. C’ era una volta, ma da quando Serpelloni – dopo sei anni e mezzo di “regno” – otto mesi fa non è stato confermato dal governo di Matteo Renzi, il DPA creato a giugno 2008 dal governo di centrodestra sembra essersi avvitato in una spirale fatta di polemiche, inerzia e persino inchieste giudiziarie. Non c’ è solo l’ impasse creata dall’ esecutivo, che a quasi un anno dalla scadenza di Serpelloni – uomo vicino all’ ex sottosegretario Giovanardi, dal piglio intransigente e per questo poco amato da una fetta dell’ attuale maggioranza – ad oggi non ha ancora nominato il suo successore limitandosi ad assegnare dopo mesi d’ incomprensibile attesa l’ incarico di direttore generale a una figura amministrativa e non tecnica, l’ avvocato Patrizia De Rose. In base a quanto apprende il Tempo, non più tardi dello scorso dicembre gli uffici del Dipartimento sono stati “visitati” nientemeno che dalla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle sono arrivate a Roma da Verona, nell’ ambito di un’ inchiesta della procura scaligera per abuso d’ ufficio e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, su delega del pm per acquisire documenti nella sede centrale del DPA e per ascoltare alcuni funzionari responsabili. Il tutto allo scopo di ricostruire l’ iter procedurale relativo a 7 progetti di ricerca in materia di tossicodipendenza e lotta alle droghe finanziati con contributi pubblici pari a 2 milioni e 435 mila euro, erogati dal Dipartimento stesso e affidati per la realizzazione al comune di Verona e alla locale Usl 20, avvalendosi di un’ associazione privata veronese appositamente costituita l’ EIHP. L’ inchiesta sulla convenzione tra la Usl 20 di Verona e la EIHP per la realizzazione dei progetti ha già portato al licenziamento, avvenuto lo scorso novembre, del dottor Maurizio Gomma, cioè del facente funzioni di Serpelloni alla direzione del Sert veronese nel periodo trascorso dall’ ex capo del DPA a Roma. Gomma, accusato di alcune irregolarità amministrative, è stato il primo nome a cadere. La scorsa settimana, tra giovedì e venerdì, sono stati licenziati dalla Usl 20 anche Oliviero Bosco, storico collaboratore di Serpelloni, e infine lo stesso ex capo del DPA. Entrambi non a causa dell’ inchiesta veronese, partita da una lettera anonima depositata in procura, ma per aver promosso con l’ assistenza del Codacons un ricorso al Tar e alla procura contro l’ attuale direttrice della Usl 20. Serpelloni, che aveva trasformato anche il Sert scaligero in una struttura di rilievo con progetti nazionali e comunitari, si è difeso parlando di “atto illegittimo” e “vessatorio” nei suoi confronti da parte dei vertici della Usl. Ma l’ episodio, osservano alcune fonti ex DPA, potrebbe avere un riflesso più ampio: rischiando di agevolare il processo di progressivo azzeramento del lavoro impostato negli anni dallo stesso Serpelloni al Dipartimento Politiche Antidroga, la cui situazione di “grave stallo” anche sul fronte della prevenzione nelle scuole è stata di recente denunciata a Renzi da una lettera firmata da 40 senatori tra i quali Carlo Giovanardi e l’ ex sindaco di Milano Gabriele Albertini.
martino villosio

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