Il rapporto del Ministero della Salute: crescono i comportamenti a rischio.
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – Uno, due, tre, quattro. Ma anche sei bicchieri di alcolici in una serata per un giovane di 15 anni. Tre "soli" se è una ragazza. La prima volta anche ad 11 anni. E poi il gioco del "binge drinking" che vuol dire bere più che si può. Fino ad ubriacarsi. Ma anche alcol, tanto alcol, a stomaco vuoto, lontano dai pasti. In modo che l’ effetto sia sicuramente più simile ad un missile esplosivo che ad un "goccetto" prima di cena. Aperitivi sotto accusa. Soprattutto quella sorta di succhi di frutta che incantano i più giovani con lo zucchero e un tasso alcolico relativamente basso. E’ pesante da leggere la relazione al Parlamento sugli "Interventi realizzati dal ministero della Salute e dalle Regioni sull’ alcol e i problemi correlati". Un quadro sconfortante se si volge il binocolo verso i minorenni. Che, a loro mondo, sono anche riusciti ad agguantare un primato europeo: sono quelli che, per primi, si avvicinano all’ alcol. Nel 2008 il 17,6% dei giovani tra gli 11 e i 15 anni ha "bevuto". Il Ministero commenta i numeri e bolla la fascia tra gli 11 e i 24 anni come quella dei "consumatori a rischio". La metà di questi non ha neppure compiuto 18 anni. Gli adulti, e sembra un paradosso, appaiono molto ma molto più cauti: il 9,4% della popolazione beve in modo non moderato e, come dicono gli esperti «il 15,9% non rispetta le indicazioni di consumo». Con gli anziani tornano i dolori, la solitudine e la paura di non farcela (simili a quella degli adolescenti). Per questo, la dedizione al vino, l’ esagerazione che i medici vedono sempre più frequente. Nessuna sorpresa, dunque, se gli incidenti stradali legati all’ alcol è in aumento soprattutto tra chi ha meno di trent’ anni e se i ricoveri ospedalieri per cirrosi epatica alcolica crescono di anno in anno. Gli incidenti causati da abuso, tra il 2006 e il 2008, sono stati quasi duemila in più, nonostante la diminuzione totale degli incidenti stessi. Sull’ asfalto come in corsia: entrambi capolinea di scelte che non si è riusciti a invertire, giochi pericolosi, sfide infernali col bicchiere in mano, abitudini che si ripetono, sofferenza che si fa morte o malattia. Non è certo irriverente fare i conti per capire quanto sia alto il prezzo (adulti e giovani insieme) dell’ effetto alcol: per l’ Italia, l’ Oms, ha stimato che i costi siano compresi tra il 2 e il 5% del Pil (in media il 3,5% per anno). Un dato è certo come rileva una ricerca dell’ istituto superiore di sanità: è nelle discoteche il superconsumo delle bevande alcoliche under 15. «Il vero problema – commenta il presidente del Codacons Carlo Rienzi – è che mancano del tutto i controlli e nei locali vige l’ anarchia più assoluta in fatto di vendita di alcolici ai minori. La prima misura da attuare è l’ innalzamento da 16 a 18 anni dell’ età minima per l’ acquisto. Questa, associata a verifiche continue su tutto il territorio e, soprattutto, sanzioni severe contro i trasgressori. E’ necessario un "giro di vite" contro le cosiddette bevande "alcopop" ossia bevande con gradazione alcolica compresa tra 5 e 6 gradi travestite da innocui succhi di frutta».
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