1 Aprile 2013

Il Quirinale convoca i “saggi” e precisa: “Iniziativa informale e ricognitiva”

Il Quirinale convoca i “saggi” e precisa: “Iniziativa informale e ricognitiva”

ROMA – Questa volta, oltre all’ apprezzamento per il senso dello Stato che lo ha spinto ad allontanare ogni ipotesi di dimissioni anticipate, Giorgio Napolitano si è trovato di fronte un muro di distinguo e frenate. Il percorso indicato dal capo dello Stato , con il ritorno alla piena operatività ribadita al governo Monti e la creazione dei due gruppi di lavoro per la formulazione di proposte programmatiche di carattere istituzionale ed economico-sociale, trova fredde o palesemente ostili anche le forze che – con più o meno convinzione – hanno sostenuto il governo. Il capo dello Stato convoca i “saggi” per domattina al Quirinale, mentre il suo portavoce risponde alle critiche via Twitter. E dal Colle emerge che le riunioni dei gruppi di lavoro avranno carattere assolutamente informale e fine puramente ricognitivo, oltre a limiti temporali. Una replica alle perplessità espresse da più parti sull’ iniziativa. Saranno le riunioni stesse – precisa la presidenza della Repubblica – a offrire l’ occasione per ogni ulteriore chiarimento opportuno, di fronte a commenti nei quali ai più larghi apprezzamenti si sono accompagnati non solo legittimi dubbi e scetticismi ma anche timori e sospetti artificiosi e del tutto infondati. Pd e Pdl, con sfumature diverse, esprimono ben più di una perplessità, accomunati da una riflessione di fondo: la scelta di Napolitano non è risolutiva dello stallo politico. Attraverso Dario Franceschini, i democratici si sono smarcati sottolineando che la soluzione è tutta di Napolitano, che il Pd non ne sapeva niente e, soprattutto, certe decisioni per il Paese vanno trovate in Parlamento, non nel lavoro dei “saggi”. Nel giorno di Pasquetta, il Pdl non manca di ribadire la sua posizione, già espressa a caldo dal segretario Angelino Alfano e dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta, che mira evidentemente a un’ accelerazione per un esecutivo di larghe intese o al ritorno alle urne. Oggi è il coordinatore Sandro Bondi a sintetizzare perché, secondo il Pdl, non si possa andare avanti con Monti: “Non si può condividere l’ affermazione del Presidente della Repubblica secondo cui un governo il paese in questo momento ce l’ ha e può lavorare (…). Il governo della precedente legislatura, se pur in carica per ragioni formali, non ha alcuna legittimazione non avendo ottenuto la fiducia del nuovo Parlamento”. Rilevando l’ imminenza di scadenze istituzionali come l’ elezione del nuovo presidente della Repubblica, Fabrizio Cicchitto rileva come non sia “certo il tempo di governi che sopravvivono a se stessi per l’ ordinaria amministrazione. Di conseguenza, il nostro auspicio è che, sia il nuovo presidente della Repubblica, sia il nuovo governo, siano eletti con il concorso delle principali forze politico-parlamentari che considerano un valore il principio della governabilità, quindi Pdl, Pd e Sc. Nel caso in cui ciò sia reso impossibile per responsabilità del Pd – sottolinea Cicchitto -, non sono possibili surrogati”. E poi il Movimento 5 Stelle. Anche in questo caso Napolitano convince solo a metà. Grillo, infatti, rivendica, nella scelta del presidente della Repubblica, la bontà di quanto il movimento affermava da tempo, ovvero che l’ Italia un governo ce l’ ha e bisogna solo lavorare in Parlamento sulle cose importanti. Ma per il M5S il nodo irrisolto è proprio quello di un Parlamento che non ha ancora le sue commissioni funzionanti, a fronte dei due gruppi di “saggi” indicati da Napolitano, che il leader del M5S liquida secondo suo stile: “Badanti della democrazia”. Scelta Civica di Monti non può far mancare il suo sostegno a Napolitano. “Il solo giudizio che conta sull’ operazione del presidente lo daranno domani i mercati. Il resto sono chiacchiere, anche perché nella attuale situazione non era possibile un esecutivo migliore di quello in carica, sia pure per l’ ordinaria amministrazione” afferma in una nota Giuliano Cazzola di Scelta Civica.”Per fortuna – aggiunge – ci siamo risparmiati il governo Bersani, la cui composizione sarebbe stata pensata apposta per creare casi di coscienza nei senatori grillini, quindi, quanto di peggio ci si potesse immaginare”. Via Twitter, rispondendo alle perplessità di un utente non convinto dai “saggi”, “per età e soprattutto per genere” (i dieci esperti sono tutti uomini, ndr), il portavoce del Presidente della Repubblica, Pasquale Cascella, spiega: “Non sono generici ‘saggi’, ma personalità scelte con criteri oggettivi in funzione del lavoro già svolto e del ruolo ricoperto”. Lo stesso Cascella, con un tweet ha smentito l’ indiscrezione secondo cui il presidente della Bce, Mario Draghi, ha chiamato Napolitano per convincerlo a non dimettersi. “Per la verità è stato Napolitano a chiamare Draghi (e altri) per approfondire la valutazione sulla situazione determinatasi”. In seguito il Colle diffonde una nota: “Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riunirà domani mattina al Quirinale le personalità invitate a far parte, in funzione dell’ impegno già svolto o del ruolo attualmente ricoperto, dei due gruppi di lavoro di cui ha promosso la costituzione indicando – nell’ incontro di sabato scorso con la stampa – le motivazioni e i compiti. Il gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea si riunirà alle ore 11, quello sui temi istituzionali alle ore 12”. Una critica il capo dello Stato la raccoglie anche nei movimenti della società civile. La critica viene dal Codacons: “Non è tanto l’ operazione in sè a sollevare dubbi, quanto la scelta dei soggetti operata da Napolitano. In particolare appare assurdo che, in un momento così delicato anche sul fronte economico, il Presidente della Repubblica abbia deciso di non inserire anche un rappresentante reale dei cittadini. Con le sue nomine Napolitano non ha avvertito il vento di cambiamento che soffia in Italia, e che porta i cittadini a voler essere finalmente protagonisti della vita e delle scelte del nostro paese”.
 

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