Il Professore, la «verde» e Margherita
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fonte:
- Libero
[…]dei consumi? – mentre sull’agri –
coltura, nonostante gli sforzi del ministro
Mario Catania, non ce le ha
proprio, sono i risultati dei provvedimenti
presi, al netto di quelli annunciati
come il futuro rincaro dell’Iva e
l’assenza di qualsiasi progetto di sviluppo
per l’agricoltura e per l’enoga –
stronomia. Che tornano così ad essere
la Cenerentola dell’economia nonostante
siano i settori che generano
quasi un quarto della ricchezza nazionale.
Cominciamo da campi. La produzione
lorda vendibile italiana è stimata
in 48 miliardi di euro. Con le
manovre il governo se ne è mangiato
il 10% in un settore che in un anno
ha già perduto circa un punto di ricchezza
prodotta. L’Imu agricola peserà
sul comparto per 1,2 miliardi, il
caro carburanti se ne porta via altri
3,4 perché incide per il 40% sui prezzi
dei prodotti e per il 25% sui costi di
produzione. Fatto questo capolavoro
la ricaduta sui prezzi alimentari è immediata.
Si stima che l’incremento
dei carburanti e delle tariffe autostradali
peserà sui prezzi alimentari per il
2,3%. Con l’inflazione che già è oltre
il 3 e con una corrispondente riduzione
dei consumi alimentari significa
che l’enogastronomia perderà a
valore – non tra un anno, ma tra una
settimana – oltre l’8% che tradotto significa
sedici miliardi in meno.
Scendendo nel dettaglio si scopre
che hanno chiuso in questo ultimo
anno 8mila ristoranti il che significa
che mancano all’appello 1,8 miliardi
di euro al fatturato del segmento della
ristorazione. Senza contare i caduti
sul fronte del commercio. E’ una
sottrazione alla ricchezza nazionale
per circa ventidue miliardi trasferiti
pari pari dai consumi alimentari e
dai valori agricoli al Fisco e alla spesa
per energia ed esattamente l’am –
montare del valore delle nostre
esportazioni dell’agroalimentare allargato
pari a circa il 10% della nostra
bilancia commerciale.
Per recuperare il livello di redditività
che aveva prima della manovra
del Governo Monti il comparto agroalimentare
dovrebbe più che raddoppiare
le esportazioni tenendo
presente che il perimetro del mercato
interno si farà ancora più stretto.
Secondo stime attendibili infatti se il
livello dei consumi fosse rimasto
inalterato (quindi senza la contrazione
del 3 per cento di spesa alimentare)
l’inflazione reale del comparto
agricolo-enogastronomico sarebbe
oltre il 6% a fronte di una riduzione
del reddito delle famiglie – stimato
dal Codacons nel decennio di vigore
dell’Euro in 10.800 euro pari a quasi
il 39% – che per l’anno appena iniziato
è previsto attorno al 10% visto
che fra tasse e nuovi balzelli le famiglie
italiane perderanno una mensilità
di stipendio.
Come se non bastasse le sbandierate
liberalizzazioni degli orari del
commercio favoriranno sempre di
più le merci alimentari d’importazio –
ne di bassa qualità – ad esempio le
mozzarelle azzurre che però con
l’Italia non c’entrano nulla – vendute
nelle grandi superfici e favoriranno le
catene di ristorazione veloce (quelle
dove si vende buona parte del cibo
spazzatura) penalizzando la ristorazione
tradizionale. E pensare che
l’happy ending del Quartetto Cetra
era: «Mangi un sacco di patate e vedrà
che la crisi passerà». Già ma anche
le patate oggi sembrano un lusso.
Questo è il romanzo che ci attende.
Titolo: il Professore, la verde (intesa
come benzina) e la Margherita.
E chissà se alla fine arriverà Woland,
un diavolo di consulente straniero?
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