30 Giugno 2002

Il «professor bastian contrario»

Il «professor bastian contrario»

Franco Battaglia docente di fisica all`università di Roma

Da anni conduce una battaglia contro interessi e luoghi comuni della scienza asservita alla politica




Dice: «Sono d`accordo con D`Alema quando afferma che “L`Italia non è un Paese normale“»; «Devo constatare che gli unici che hanno ascoltato la comunità scientifica sono stati esponenti di Forza Italia». Alla quarta riga del suo libro “Elettrosmog un problema creato ad arte“ Franco Battaglia, 45 anni, docente di Fisica chimica all`Università di Roma 3, scrive: “L`elettrosmog non esiste“. Una ventina di righe più sotto unisce nel giudizio “cibi transgenici,…..“. Invitato a trasmissioni televisive, inserito tra otto “bastian contrari italiani“ in un servizio pubblicato sulla rivista “Amica“ Battaglia tiene veramente a rimarcare un solo concetto: «Io faccio l`uomo di scienza, non voglio incarichi politici, non voglio condizionamenti».
E con un pizzico di civetteria intellettuale sottolinea l`importanza che a firmare l`introduzione del suo volumetto sia stato Umberto Veronesi, autorevole uomo di scienza e medicina molto prima che politico.
Professore, lei inizia il suo libro con un`affermazione che, quanto meno, suona provocatoria: l`elettrosmog non esiste. Come può essere così perentorio quando movimenti, associazioni, studiosi si preoccupano, si interrogano e si dividono sugli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute dell`uomo.
«La scienza non è divisa su questo problema. Anzi. Poi è regolare che se qualcuno è invitato, ad esempio ad un talk-show, per parlare di elettrosmog si trovi dall`altra parte un interlocutore che fa da contraddittorio. Succede in ogni campo. Tolto questo resta l`ipotesi degli interessi di parte. Ma la comunità scientifica è tutta concorde. Pensi che, addirittura, il termine di “elettrosmog“ esiste soltanto in Italia».
Ma come è possibile, allora, che non si faccia chiarezza sul problema. Che si continui a reggere un equivoco e per di più sulla pelle della gente.
«Visti i risultati di vent`anni di studi (il primo articolo che parlò di possibili correlazioni tra onde elettromagnetiche e leucemie infantili risale al 1979 n.d.r.) la quantità di denaro data alla ricerca sugli effetti da elettrosmog dovrebbe essere bassa. E invece girano migliaia di miliardi.
Ci sono realtà, mi sovviene ad esempio la fondazione Ramazzini, che hanno sovvenzioni ingenti a cui, è ovvio, rinuncerebbero con dispiacere. Il Dipartimento della salute degli Stati Uniti stanziò nel 1992 un programma ventennale di ricerca sul problema. Nel `97 quel programma fu interrotto perchè non si trovava nulla.
Tre, quattro studi fatti sulla popolazione danese per verificare gli effetti dell`esposizione ai campi dei telefonini hanno evidenziato che i più esposti erano meno a rischio tumore dei non esposti. Ripeto ci sono interessi molto forti, decine di migliaia di miliardi se ne vanno per questioni attinenti questi temi.
Il Comune di Ancona, ad esempio, ha stanziato una ventina di miliardi per l`interramento di 13 chilometri di cavi Enel per proteggere la salute. Ma non è certo interrando i cavi che si eliminano i campi elettromagnetici».
E i comitati, le associazioni ambientaliste, quelli che scendono in piazza o si espongono?
Sono tutti degli ingenui, dei disinformati o degli “interessati“?
«Nessuna istituzione impegnata nel campo della ricerca oncologica li ha mai avvallati. Anzi i presidenti delle associazioni oncologiche hanno firmato l`appello a Ciampi. Però bisogna anche mettersi nei panni di una mamma che ha un figlio malato di leucemia e a cui dicono che la causa sono le antenne. O di chi, non sapendo bene come stanno le cose, comunque preferisce che il ripetitore stia sulla testa di un altro. Penso che i leader, coloro che capeggiano queste cose, possano esser legati ad interessi, che scemano man mano che si va verso la base, ma che comunque ci sono».
Che tipo di interessi?
«Ci sono due tipi di interesse, quello legato ai programmi degli interventi di sistemazione, di ammodernamento di linee e impianti e quello della classe politica che, da noi, vuole mettere il naso ovunque. C`è una tecnologia che sta facendo guadagnare tanto alle imprese private. Il politico non vuole restar fuori da questo affare. Una volta c`erano le tangenti, oggi ci sono i protocolli sulla salute».
Ma com`è possibile che la scienza accerti le cose e poi non riesca a sostenerle. Così si diventa complici della disinformazione e delle sue conseguenze.
O forse anche parte del mondo scientifico ha interessi diversi?
«Non lo so; penso alla lettera a Ciampi e alla onestà e statura intellettuale di chi l`ha sottoscritta. Ma in Italia la protesta è già di per sè un fatto eccezionale. E` possibile che ci sia qualcuno che di fronte al rischio di perdere fondi preferisce tacere. Ma, ripeto, l`Italia è un Paese strano. In America qualsiasi risultato scientifico è pubblico e le decisioni si basano su questi risultati. Qui spesso la parola finale spetta non a tecnici ma ai politici o a persone che, in qualche modo, si sono autoinvestite».
Lei non è tenero con i politici. Però svolge anche un incarico, per conto dei politici, dentro l`Anpa, come coordinatore del comitato scientifico.
«E` vero e credo che il mio incarico sia costato anche non poche critiche al ministro Matteoli. Comunque il comitato è composto da studiosi che fanno il loro lavoro. Adesso, ad esempio, abbiamo completato cinque di otto rapporti su temi ambientali che dovrebbero venir pubblicati. Serve il via libera del ministero ma questo non ci ha certo condizionati nella ricerca e nel riportarne i risultati. Tempo fa mi contattò Di Pietro interessato a che io lavorassi con lui. Quando gli illustrai determinati problemi disse che così non avrebbe preso voti. Non se ne fece più nulla. Non ho mai derogato alla Scienza. Con quello che ho scritto avrei potuto collezionare denunce. Se non è successo è perchè quello che dicevo era supportato e in linea con tutti i rapporti internazionali».
Nel libro denuncia però di aver ricevuto minacce.
«Ci sono state denunce del Codacons, lettere forti e spiacevoli. Anche un volantinaggio in cui chiedevano di rimuovermi dal mio incarico all`Anpa perchè avevo affermato che “le leggi italiane sono stupide“. In realtà io avevo detto che i radioprotezionisti italiani, nell`ambito di un convegno internazionale, avevano subito l`umiliazione di sentir dire che le leggi italiane sono stupide».
Se l`elettrosmog non esiste, se i cibi transgenici fanno benissimo, di cosa allora bisogna avere paura?
«In Italia ci sono quattrocento nuovi casi di leucemia infantile all`anno. 399 di questi non l`hanno contratta da esposizione a campi elettromagnetici. Ne resta uno su cui però non c`è certezza. Quello di cui bisogna avere paura è che non si diano i soldi che si spendono per interrare i cavi dell`Enel o per ricerche “esauste“, a coloro che studiano sulle cause di queste leucemie. Bisogna avere paura dei mercanti di terrore che sono forse pochi ma rumorosi e piazzati nei posti giusti».
Per cosa, allora, comitati e cittadini dovrebbero lottare?
«Bisognerebbe si costituissero comitati per elevare i limiti dei campi e adeguarli ai parametri in vigore in tutto il resto del mondo. Bisognerebbe darsi da fare per avere una telefonia efficiente. Pensi a quanto successo ad Aversa dove è andato a fuoco un ospizio e dall`interno non si è potuto dare l`allarme perchè i cellulari non avevano campo. I genitori dovrebbero scendere in piazza per chiedere soldi alla ricerca più che per far spostare delle antenne».
Lei, oltre che scienziato, è anche un padre. E questo libro è proprio dedicato a sua figlia.
Tutto questo fa pensare che all`inizio anche in lei ci fosse un po` di preoccupazione.
«C`era non conoscenza. E a questa ho cercato di ovviare informandomi. Il resto è venuto per caso. Il fatto che io sembri esser diventato il paladino di certe cause è derivato dal clamore degli articoli pubblicati sulla stampa e soprattutto dalle repliche a quegli articoli. Per quanto mi riguardava la questione poteva essere chiusa da tempo ma mi ci hanno sempre ritirato dentro. E` così che per gli “ogm“ i miei oppositori hanno cambiato strategia evitando repliche che potevano sortire esiti a doppio taglio».
Lei è un personaggio sicuramente scomodo e poco gradito a molta parte del mondo politico. Ma potrebbe essere un ottimo “testimonial“ per altri. E` corteggiato da qualcuno? Le hanno mai offerto “aiuti“?
«Mi sta chiedendo se qualcuno della telefonia mobile mi paga? La risposta è no. Se mi pagassero il mio libro non avrebbe avuto una veste editoriale così spartana. Per i politici il discorso è diverso. Ci vuole, da parte loro, molto coraggio senza, per altro, certezze. A Forza Italia, ad esempio, feci presente la forza di certi temi trattati in certo modo. Ma rimasero parole. La questione ambientale è una gallina dalle uova d`oro che piace a tutti. E nessuno vuol fare scelte rischiose, per quanto coraggiose. Pensi solo al fumo, ai danni da fumo passivo assolutamente accertati da tutta la comunità scientifica internazionale. In Provincia l`assessore Giovannelli da un lato si dice sensibile al problema salute- elettrosmog, ma dall`altro non fa nulla per vietare il fumo nei locali pubblici, con un atto che sarebbbe davvero e non solo a parole dalla parte della salute pubblica. Non voglio fare di Giovannelli un capro espiatorio di tutto. Era solo un esempio per spiegare come girano le cose».

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