19 Agosto 2004

Il presidente del Codacons: «Temo per la mia vita». Di Pietro critica Casini

Il presidente del Codacons: «Temo per la mia vita». Di Pietro critica Casini che ha inviato una corona di fiori

ROCCARASO ? «Vogliamo salutare papà?». Gli occhi di Dionne, la figlia maggiore di Camillo Valentini, guardano quelli di suo fratello Dider, 9 anni, e altri mille sguardi, molti velati dalle lacrime, la accompagnano in una chiesa strapiena e sospesa in un silenzio pesante come la pietra di questi monti. E il piccolo, con l`innocenza dei suoi nove anni, risponde: «Ciao papà». Un bambino che dice addio a suo padre, i parenti straziati, l`elegante composizione di fiori secchi e rose rosse del presidente della Camera, Pierferdinando Casini, i quattordici gonfaloni e gli altrettanti sindaci dei Comuni dell`Alto Sannio che fanno da corona, qualche politico (di parlamentari solo il socialista Ottaviano Del Turco e Pierluigi Mantini della Margherita) saliti a Roccaraso per il funerale di questo sindaco che solo il tempo dirà se morto suicida o al suicidio istigato o magari ?suicidato? da chi aveva paura che l`inchiesta della procura di Sulmona, partita per fatti minori, potesse sboccare su qualcosa di assai piu sostanzioso. Come gli appalti, ancora in divenire e sui quali non è ipotizzabile finora alcunché, per cambiare il volto alla ?Cortina del Sud?. Al fatto che non di suicidio si possa esser trattato dicono di credere oggi in tanti. Buona parte della famiglia, degli amici, ma anche Marco Pannella o il presidente del Codacons Carlo Rienzi, che nell`inchiesta è finito per aver denunciato assieme a Valentini un fabbricato abusivo e ora, salito a Roccaraso, dice: «Camillo è stato spinto al suicidio da una banda di delinquenti. E io, conoscendo tutti i particolari e i protagonisti di questa vicenda infame, adesso temo per la mia vita». Chissà. Certo è che don Antonio De Agapite, il parroco della chiesa di Santa Maria dell`Assunta, nell`omelia non la manda a dir dietro: «Ho avuto modo di apprezzare la trasparenza, la disponibilità e il valore di Camillo Valentini. Purtroppo la società civile, attraverso incomprensibili alchimie, lo ha ucciso». E affonda: «Vorremmo una risposta a questa tragedia. Vorremmo sapere quanto fosse fondata l`inchiesta e quanto fosse necessario l`arresto. Vorremmo sapere se in questo Paese c`è ancora posto per la verità». Domande da un milione di dollari, o da 44 milioni di euro, tanto quanto sarebbe costata la navetta che doveva portare i turisti ai campi di sci dell`Aremogna e sulla quale in molti, mentre il Valentini la sognava come strumento di promozione del suo paese, avevano messo gli occhi. Certo è che Valentini, stritolato da un ingranaggio più grande di lui, è morto da detenuto. In una conferenza stampa organizzata nella sala consiliare a cerimonia funebre conclusa gli avvocati del sindaco fanno del loro meglio per chiarire che le accuse erano scritte sul vento. «Per le accuse relative al caso Edilmont ? sottolinea il legale Giovanni Margotta ? era già stato processato e assolto. Possibile che i magistrati di Sulmona non lo sapessero? La verità è che si è voluto mandarlo in carcere. E in Italia ci sono casi in cui la carcerazione preventiva ha sostituito di fatto la tortura». Con lui anche il senatore Ferdinando Imposimato, una vita da giudice: «Il fatto che non si sia voluto sentire l`imputato nonostante fosse disponibile a farlo ? osserva ? vuol dire che non si voleva che potesse neutralizzare le accuse prima di entrare in carcere. E questo è qualcosa sul quale dovrà indagare il Csm». «E il Csm ? rincara la dose Rienzi ? dovrebbe anche scoprire perché tra le intercettazioni non c`è quella in cui io e Valentini al telefono parlavamo del fatto che uno degli appartamenti del fabbricato abusivo è di un alto magistrato. Se è una calunnia, perché non ci hanno processato?». Saranno esauditi, il Csm indagherà. Ma da qui a dire che si farà chiarezza è tutta un`altra storia. Ma intanto non si placa la polemica. Ancora una volta diventa protagonista Antonio Di Pietro: «Dispiace constatare che anche chi riveste un ruolo istituzionale come quello del presidente della Camera strumentalizzi una vicenda tanto tragica come il suicidio del sindaco di Roccaraso per fini politici». Così l`ex pm giudica l`invio di una corona di fiori al funerale del sindaco. Secondo l`ex magistrato, il gesto è «politicamente e moralmente scorretto» perché «finisce per dare un alone di eroismo a chi invece per scelta rinuncia a far valere le proprie ragioni togliendosi la vita». Le parole di Di Pietro suscitano naturali reazioni. «Di Pietro, memore delle tragedie umane che ha provocato con i suoi metodi arroganti, dovrebbe solo vergognarsi». Così replica il capogruppo dell`Udc alla Camera, Luca Volontè, che aggiunge: «Attaccando il presidente della Camera, reo di aver compiuto un atto di umanità, dimostra ancora una volta di essere quello che è. Mi auguro ? conclude ? che le persone per bene del centrosinistra sappiano prendere le distanze da questi atteggiamenti intollerabili». E lo stesso Vannino Chiti della segretaria diessina prende le distanze dall`ex protagonista di Mani Pulite, chiedendo che si ponga fine alle polemiche. Da parte loro i magistrati si pongono sulla difensiva, pur manifestando umana pietà per chi si è tolto la vita. Risulta «stupefacente» come un «fatto drammatico» come il suicidio del sindaco di Roccaraso, «abbia riaperto la stura ad accuse apodittiche su volontà persecutoria dei magistrati o circa un uso disinvolto della custodia cautelare in carcere, diretta all`estorcere confessioni», afferma il segretario nazionale di Magistratura Democratica, Claudio Castelli. «Chiunque utilizza il recente tristissimo episodio del suicidio del sindaco di Roccaraso allo scopo di colpire per l`ennesima volta l`indipendenza e l`autonomia della magistratura fa un danno al paese», rincara in una nota la Fondazione Antonino Caponnetto. Il segretario dell`Anm Carlo Fucci ci tiene, invece, a precisare che «per il peculato e la concussione, la carcerazione è giusta». Di diverso tenore i commenti di Ottaviano Del Turco (Sdi), secondo il quale «C`è un uso della giustizia che fa disonore al nostro paese in particolare per quanto riguarda l`utilizzo della carcerazione preventiva». «E` una vicenda ? ha aggiunto Del Turco ? che deve avere una risposta autorevole, sia dal Csm che dal governo». Per quanto riguarda il fatto che il suicidio sia avvenuto all`interno del carcere di massima sicurezza di Sulmona, Del Turco ha parlato di «vergogna». «Neanche queste istituzioni ? ha commentato ? riescono a funzionare. Nell`ultimo anno ci sono stati tre suicidi più quello della direttrice del carcere. C`è sicuramente materia per intervenire». Trasferito nei mesi scorsi da un carcere del Nord Italia a quello di Sulmona ? dove si è ucciso il sindaco di Roccaraso ? un detenuto ha tentato il suicidio per due volte, salvato, in un caso, dall`intervento del pluriomicida Gianfranco Stevanin. Gli episodi risalgono ad un mese fa ma sono trapelati solo ieri. Da quanto si è appreso, nel supercarcere di Sulmona negli ultimi due anni il personale di polizia penitenziaria ha sventato una cinquantina di tentativi di suicidio.

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