28 Febbraio 2014

Il premier alla prova sui baracconi inutili: tesoro da 10 miliardi

Il premier alla prova sui baracconi inutili: tesoro da 10 miliardi

Tutti i governi della Repubblica hanno tentato invano di eliminarli Oggi potrebbero liberare la somma che serve per il taglio del cuneo fiscale L’ asso nella manica del premier per finanziare il taglio dell’ Irap potrebbe essere già pronto, messo nel freezer da Mario Monti e mai scongelato da Enrico Letta. È l’ eliminazione degli enti inutili, vecchio tormentone della politica italiana, missione impossibile per tanti governi. Il numero e il costo degli organismi superflui è un mistero doloroso del bilancio dello stato. Secondo la stima più recente fatta dall’ Unione delle province d’ Italia (loro se ne intendono, visto che le province sono tra gli enti da eliminare e hanno cercato di indicare altri obiettivi su cui calare la mannaia dei risparmi) la spesa per i 3.127 enti facilmente liquidabili ammonta a circa 7 miliardi di euro. Che aggiunti ai 4 miliardi risparmiabili con la spending review di Carlo Cottarelli farebbero 11 miliardi. Più o meno la somma che Matteo Renzi ha messo sul tavolo degli sgravi Irap. Per il Codacons, secondo un’ analisi del giornale on line Linkiesta (che Twitter ha trasformato in un piccolo tormentone virtuale), i tagli degli enti inutili potrebbero fruttare addirittura 10 miliardi. Consorzi, agenzie regionali, enti autonomi, comunità montane, istituti che tutelano il riso e le gondole, i popoli ladini e le ville vesuviane o tuscolane. Senza trascurare la miriade di stazioni sperimentali: per i combustibili, la seta, le industrie delle essenze, i derivati dagli agrumi. Il primo tentativo di razionalizzazione è del 1956: per abolire gli enti ne fu creato uno (l’ Ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti) che secondo un calcolo della Corte dei conti costava quasi 100 milioni di euro pubblici l’ anno. Nel 2000 è diventato a sua volta inutile, ma non è stato sciolto del tutto perché una parte del personale èconfluita nell’ Ispettorato generale di Finanza. Soltanto nell’ ultimo decennio sono stati presentati cinque disegni di legge di riordino, tutti azzoppati dagli emendamenti ispirati dalle mille lobby e dai mille piccoli interessi che ingessano il Paese: un ricorso al Tar o al Consiglio di Stato presentato da un sindaco e s’ insabbia tutto. Il taglio degli enti inutili è stato un cavallo di battaglia di Roberto Calderoli: aveva contato 30mila enti non economici con meno di 50 dipendenti. Ma il ministro della Semplificazione dal 2008 è riuscito a cancellarne soltanto 49. Il governo Monti si è accontentato di molto meno, ha censito 500 carrozzoni, ne voleva chiuderne 40 (353 poltrone) ed è riuscito a farne fuori 37, procedendo soprattutto per accorpamenti, come l’ Agenzia del territorio inglobata dall’ Agenzia delle entrate e i Monopoli di Stato assorbiti dalle Dogane. Monti in realtà ha fatto di peggio, risuscitando enti già cancellati. È successo con l’ Agenzia per la promozione all’ estero e l’ internazionalizzazione delle imprese italiane, ovvero la riesumazione dell’ Istituto per il commercio con l’ estero (Ice) soppresso da Berlusconi e Tremonti perché considerato un doppione di Simest e Sace, ma ripristinato con un nome diverso e una dote di 100 milioni di euro. Nel 2006, invece, il governo Prodi aveva soppresso l’ Istituto nazionale della montagna istituendo contemporaneamente l’ Ente italiano montagna, con gli stessi compiti (sovrapponibili a quelli delle Comunità montane) e una dotazione di mezzo miliardo di euro annui. Invece a Fogliano (Latina) esiste una Società per le Terme, ma non esistono le terme: dagli Anni ’50 stanno invano cercando la sorgente d’ acqua e nel 2011 l’ organismo ha lanciato un bando per assumere un direttore minerario.

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