24 Dicembre 2005

Il pranzo di Natale non ci costerà di più

Il pranzo di Natale non ci costerà di più


La vigilia della festa Secondo una statistica, vino e lenticchie guidano la classifica dei rincari. Crescono anche i prezzi di salmone e torrone Il pranzo di Natale non ci costerà di più Commercianti e ristoratori assicurano i tarantini. Ma “Intesaconsumatori“ va all`attacco Il pranzo di Natale costerà come l`anno scorso. Taranto smentisce i risultati dell`indagine di “Intesaconsumatori“ sui prezzi medi praticati in tutto il territorio nazionale nella grande e nella piccola distribuzione, in seguito alla quale le associazioni dei consumatori hanno denunciato nei giorni scorsi un sensibile aumento dei prodotti alimentari rispetto al 2004. Nel mirino dei rincari, praticati soprattutto nel giro dell`ultima settimana, i cenoni a casa o nei ristoranti. Secondo “Intesaconsumatori“ gli scontrini più salati saranno quelli del vino da tavola in bottiglia, aumentato rispetto al 2004 del 33 per cento. L`indagine rivela che il vino sarebbe passata da 3 euro a 3,99. Le lenticchie, invece, piatto immancabile sulla tavola della notte di San Silvestro, sarebbero aumentate addirittura del 14 per cento in più al chilo, lievitando da 3 euro e 50 a 3,99. Lo spumante per brindare al Natale e al nuovo anno è rincarato del 4,4 per cento mentre il prosecco sarebbe aumentato del 9,2 per cento, arrivando a costare in media 11,90 euro contro i 10,90 dello scorso anno. E ancora: il salmone sarebbe salito del 9,9 per cento ed il torrone del 5,8. Stabili, invece, pandoro e panettone. Ma ad allarmare maggiormente i consumatori, sarebbe il pericolo degli aumenti dell`ultima settimana per effetto del Natale. “Ma non è assolutamente vero – afferma Lucia Di Mitri, rappresentante Confcommercio della categoria alimentari -. Non ci sono stati aumenti negli ultimi sette giorni. All`ingrosso, tutti i prezzi degli alimentari sono rimasti invariati e così anche al dettaglio. Non posso dire con certezza se qualcuno dei venditori stia speculando sul Natale, ma dubito che sia così. Sarebbe assurdo in un momento di forte crisi economica come questo. L`unico caso in cui si registrano aumenti, indipendenti dalla nostra volontà, è invece quello degli olii. Ma resta un episodio isolato. Il pranzo di Natale, quindi, non sarà più caro di un normale pasto domenicale“. E neppure al ristorante il pranzo di Natale costerà di più. Lo afferma Loredana Stasi, rappresentante Confcommercio dei ristoratori. “Il salmone che insieme alla carne la fa da padrone in questi giorni, è un prodotto d`esportazione e perciò – dice Stasi – ha un iter diverso di prezzatura. Tra l`altro, il suo costo non è aumentato nel giro dell`ultima settimana. Così pure gli altri prodotti. E se pure questo fosse vero, i pranzi di Natale e i cenoni di Capodanno non saranno affatto più cari. Sarebbe impossibile praticare aumenti sui menù, soprattutto in questi giorni, data la generale situazione di stagnazione economica. Pranzi e cene avranno quindi costi accettabili. Se il conto sarà più salato dipenderà dal numero delle portate, sicuramente di più rispetto ad un normale pranzo, e da quello che offre il locale, generalmente musica ed intrattenimento“. E l`agnello? “Questo tipo di carne – spiega Mario Conte, presidente onorario dei nacellai di Confcommercio – ha registrato un leggero aumento, dovuto a vari fattori, tra cui il freddo ed i ritardi nelle consegne. Ma si tratta di molto poco. E tra l`altro i macellai tarantini vengono incontro alle esigenze della clientela e quindi non hanno alcun interesse a rincarare i prezzi delle merci in un momento che vede il calo dei consumi“

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