24 Dicembre 2015

Il pranzo di Natale, meglio a “km zero”

Il pranzo di Natale, meglio a “km zero”

dagli immancabili “tajarin” alle carni pregiate di bue e cappone, accompagnati da vini rossi e bollicine secondo coldiretti oltre il 75 per cento delle famiglie consumerà il banchetto in casa con parenti e amici
Basta champagne si brinda con Moscato d’ Asti, Brachetto e Alta Langa e la trota affumicata della valle Varaita sostituisce il salmone dei Paesi di Babbo Natale. Per accompagnare i piatti più «importanti» non può mancare un bicchiere di vino rosso, dalla Barbera al «re» Barolo. La tradizione Natale, la festa inizia in cucina alla Vigilia quando si indossa il grembiule delle feste. Ogni famiglia, prima che ogni paese o provincia, ha la sua tradizione che in questi giorni di festa rinasce. Non importa se a casa o al ristorante. Secondo Coldiretti, più del 75% delle famiglie trascorrerà le feste con parenti e amici e in tavola si servono prodotti locali. Per l’ associazione di consumatori Codacons, le casalinghe investono un po’ di più rispetto all’ anno che è passato: un cenone per 8 persone costa intorno ai 300 euro. Nel menù Con i «tajarin» e agnolotti che restano i preferiti tra i primi, il secondo è a base di carne di razza piemontese. Tra i tagli più ricercati, il bollito di bue di Carrù, Moncalvo, Nizza Monferrato. Si serve con il bagnet, costa dai 13 ai 18 euro al chilo. C’ è anche una riscoperta dei prodotti della tradizione come il cece di Nucetto. Chi vuole una carne più leggera, senza rinunciare al gusto, sceglie il cappone, meglio se di Morozzo (primo presidio Slow Food nel 1999 e dal 2001 tutelato dal consorzio) o di San Damiano d’ Asti. «Già tutta venduta l’ intera produzione annuale di 4 mila capi – dice il primo cittadino di Morozzo Mauro Fissore – Si mangia bollito con il bagnet, diventa una chicca farcito con le castagne. Prelibata anche la femmina, la “pula”». Nel menù di Gemma, storica chef del ristorante di Roddino il cappone è ripieno di salsiccia e carne di vitello mentre Mariuccia, la chef con la stella del San Marco di Canelli consiglia la trota salmonata affumicata della valle Varaita. I più audaci si mettono alla prova con la preparazione della «finanziera», l’ antico piatto cucinato con le frattaglie e nato dagli scarti della cucina quando si trasformavano i polli in capponi. Dopo la carne, i formaggi. «A Natale le vendite raddoppiano – dice Evanzio Fiandino, vicepresidente del Consorzio del tutela del Castelmagno Dop – se il formaggio è fresco consiglio gli gnocchi con la fonduta, molto richieste anche le forme più “mature” da mangiare a fine pasto con miele e cougnà, in particolare nella versione da alpeggio». La robiola di Roccaverano d’ Asti diventa anche un ricercato formaggio da grattugiare. In tavola non manca il Gorgonzola dop, di Novara. Tra i dolci, bunet e torrone non devono mancare. Anche se, secondo le stime Coldiretti si investe più in spumante che in panettone. Tra le antiche ricette rivisitate la pera madernassa di Guarene cotta nel Brachetto. Tradizione che sposa piatti di altre regioni. Dalla cucina del Sud è stato «importato» il capitone, da quella emiliana i tortellini in brodo immancabili alla Vigilia, «sciccosi» nel pranzo di Natale. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
elisa schiffo

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