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9 Novembre 2019

«Il pozzo di Lampi scavato in una zona pericolosa»

Isca Dopo la richiesta di sequestro avanzata dal Codacons alla Procura di Catanzaro, sul pozzo artesiano realizzato nella zona industriale di località “Lampi” il gruppo di minoranza “Siamo Isca” chiede l’ intervento della prefetta di Catanzaro Francesca Ferrandino. «Stiamo parlando di un servizio primario, vale a dire l’ utilizzo dell’ acqua – scrive il capogruppo Pierfrancesco Mirarchi – che coinvolge l’ intera popolazione di Isca sullo Ionio che negli ultimi anni si è vista privata troppe volte di un diritto fondamentale come confermato dalle continue ordinanze sindacali di sospensione di utilizzo dell’ acqua per scopi potabili». L’ istanza dell’ opposizione, indirizzata al sindaco, agli uffici comunali, all’ Asp-distretto di Soverato e alla Regione Calabria, mette in fila tutti gli atti del Comune relativi alla realizzazione di pozzo di captazione, a partire dall’ ordinanza sindacale del luglio 2018 e dal successivo verbale di somma urgenza dell’ ufficio tecnico con cui si procedeva all’ esecuzione dei lavori per un importo complessivo di 27.783 euro. La questione sollevata dalla minoranza “Siamo Isca” è l’ ubicazione del pozzo, situato all’ interno dell’ area Pip (Piani insediamenti produttivi) in cui insistono più stabilimenti che trattano materiali potenzialmente inquinanti per le falde acquifere. Nel luglio scorso, infatti, su disposizione della Procura i carabinieri forestali hanno avviato dei carotaggi del terreno per verificare il possibile inquinamento del sito derivante dall’ interramento di rifiuti pericolosi, scarti dei processi di costruzione delle imbarcazioni, all’ interno dei Cantieri Nautici Ranieri, situati proprio in località “Lampi”. Ma la minoranza fa un passo indietro anche alla nota del marzo scorso a firma del dirigente Asp Francesco Catricalà con cui veniva comunicato che da ricerca documentale a quel momento non risultava rilasciato giudizio di potabilità per il pozzo, «significando – scrive “Siamo Isca” – che mai è pervenuta da parte del sindaco del Comune di Isca sullo Ionio alcuna richiesta in merito, così come non risultava alcuna richiesta dell’ amministrazione per lo sfruttamento di acque sotterranee». Un mese dopo la giunta comunale ha chiesto al responsabile dell’ area tecnica di provvedere alle attività necessarie all’ ottenimento della concessione in sanatoria per la derivazione di acque sotterranee mediante il pozzo già realizzato in contrada Lampi. Da qui, le richieste di delucidazioni, da parte dell’ opposizione, sull’ attività svolta dal responsabile dell’ Utc e sullo stato procedurale della pratica, nonché sull’ utilizzo dall’ agosto ad oggi del pozzo, chiedendo copia delle bollette da gennaio 2018 ad oggi relative al consumo elettrico del pozzo per riscontrare gli effettivi consumi, «in modo da verificare che non ci sia mai stato un reale utilizzo – sottolinea Mirarchi – come ovviamente auspichiamo. Ovviamente in ogni caso, il mancato utilizzo del pozzo artesiano sicuramente rappresenterebbe una grave anomalia: come giustificare una spesa per circa 28.000 euro tramite la procedura della somma urgenza per un’ opera di fatto inutilizzabile perché priva dei necessari pareri? Chiediamo, infine, di sapere se il sindaco ad oggi sia stato destinatario di una sanzione amministrativa pecuniaria per questa vicenda». le.va. Insiste in un’ area industriale vicina agli stabilimenti.

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