26 Febbraio 2021

Il pm: «La chiusura del Traforo usata come arma di ricatto»

L’AQUILA. La chiusura del Traforo del Gran Sasso come «minaccia» usata da Strada dei Parchi nella trattativa con i ministeri dei Trasporti e delle Infrastrutture per il rinnovo del piano economico finanziario della gestione di A/24 e A/25. Questa la tesi sostenuta dalla Procura dell’Aquila, nell’inchiesta sulle autostrade regionali, a cui replica l’azienda: «Nessuna minaccia, nessun ricatto, con le supposizioni le accuse fanno poca strada». È lo scontro che si profila in vista del prosieguo dell’udienza preliminare fissato per oggi.
CONVERSAZIONE CAPTATA. «L’unica cosa che ha funzionato negli ultimi anni, davvero, è stata la minaccia di chiudere il Traforo del Gran Sasso»: è una delle frasi chiave intercettate tra due alti dirigenti di Strada dei Parchi riportata nella richiesta di proroga delle indagini sulle condizioni di sicurezza e manutenzione dei tracciati autostradali.

UDIENZA RINVIATA E PARTI CIVILI. L’udienza davanti al giudice dell’udienza preliminare (Gup) dell’Aquila è stata rinviata al 9 giugno: il giudice ha accolto la richiesta di legittimo impedimento presentata dai difensori del patron di Strada Parchi Carlo Toto, ricoverato per covid al San Raffaele di Milano. Hanno presentato richiesta di costituzione di parte civile sia il ministero dei Trasporti che le associazioni Codici e Federconsumatori, oltre all’Associazione italiana vittime della strada.

Nella replica fatta trapelare dalla società concessionaria del Gruppo Toto viene sottolineato proprio l’aspetto relativo alla ridefinizione in proprio favore del piano economico e finanziario come obiettivo della «minaccia» di chiudere il traforo e mettere in cassa integrazione i lavoratori. «Quanto al Pef, che Strada dei Parchi attende da anni», fa sapere la società, «le prime indicazioni fornite dal commissario nominato dal Governo paiono perfettamente in linea con il progetto presentato dal gruppo Toto anni fa, e ciò la dice lunga su dove stanno la ragione e il torto».
Il procuratore Renzo, nella richiesta di proroga, cita anche conversazioni relative alla partecipazione di Toto alla cordata imprenditoriale per salvare la compagnia aerea di bandiera.
Nell’informativa dei carabinieri, inoltre, c’è un passaggio secondo il quale sarebbe evidente il tentativo di Strada dei Parchi «con consapevole volontà, di celare i reali rischi per gli utenti della tratta autostradale al fine di ricondurre gli interventi necessari al concetto della straordinarietà, si da ottenere i finanziamenti e contributi pubblici già previsti da alcune norme e in parte già erogati». Questo ha spinto la Procura a contestare alla società la mancanza di adeguate manutenzioni sui viadotti. (g.d.m.)

AZIONE RISARCITORIA. Il Codacons, associazione dei consumatori, intanto fa sapere di aver lanciato oggi un’azione risarcitoria per i cittadini che utilizzano la rete autostradale dell’A24 e A25, finalizzata a far ottenere agli utenti il risarcimento dei danni per i rischi corsi sul fronte della sicurezza: “Tutti i cittadini residenti a Pescara, Teramo, L’Aquila e Chieti che hanno utilizzato l’A24 e l’A25 possono fornire da oggi la pre-adesione all’iniziativa del Codacons e costituirsi parte civile in caso di processo, chiedendo un equo risarcimento per i rischi corsi”.

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