Il Pil va a picco, anche per l’ Istat sarà recessione
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fonte:
- La Padania
ROMA – Alla fine i nodi vengono al pettine e il pericolo recessione si presenta in tutta la sua drammaticità. Il sistema produttivo italiano è in crisi, il saldo rispetto al trimestre precedente registra un calo dello 0.2% e, stavolta, a confermarlo è l’ Istat, ultimo organismo nell’ elenco cronologico di coloro i quali, nelle ultime settimane, hanno avvertito del dissesto verso il quale il Paese è diretto: l’ Ocse, la Confcommercio, il Tesoro, l’ associazione degli industriali e ora, come detto, l’ au torevole istituto nazionale di statistica che, periodicamente, fotografa la realtà sociale, culturale ed economica italiana. L’ indice negativo riguarda il periodo luglio-settembre 2011, primo dato negativo del Pil dall’ ult ima tranche dell’ esercizio 2009, quando aveva registrato un calo dello 0,1%. Da ll’ inizio dell’ anno la crescita acquisita, secondo l’ Istat, è pari allo 0,5% e tutte le componenti della domanda interna sono risultate in diminuzione. In particolare, le importazioni si sono ridotte dell’ 1 ,1 % mentre le esportazioni sono cresciute dell’ 1,6%. Al netto delle scorte, dunque, la domanda nazionale ha sottratto 0,4 punti percentuali alla crescita congiunturale del Pil (-0,1 i consumi delle famiglie, -0,1 le spese della pubblica amministrazione e -0,2 gli investimenti). Anche la variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla crescita del Pil (-0,5 punti percentuali). A compensare il calo l’ andamento della domanda estera netta che ha fornito un contributo positivo per 0,8 punti percentuali. Nel dettaglio, andamenti negativi si rilevano per il valore aggiunto dell’ agricoltura (-0,9% su trimestre) e dell’ industria (-0,1% su trimestre). Il valore aggiunto dei servizi è invece rimasto stazionario. Gli allarmi su di una contrazione importante della produzione, quindi, continuano a suonare quasi nell’ in differenza generale. Non saranno, infatti, le misure governative in corso di applicazione a salvare questo Paese, e ciò a dimostrazione del fatto che l’ Italia non ha certo bisogno di tecnici e cattedratici che nulla incidono sul buon andamento dell’ Italia, ma di una profonda rivisitazione dei principi sui quali questo Stato è fondato, a partire anche da nuove sfide legate alla geopolitica. Alla recessione annunciata, per l’ Italia, si aggiunge la grana del mercato del lavoro e dell’ andamento delle piccole e media imprese, fulcro della produzione nazionale: secondo i dati dell’ ufficio studi Confcommercio, nei primi mesi di quest’ anno, 41mila imprese hanno chiuso la saracinesca generando, ovviamente, problemi di occupazione. Ecco dunque spiegato, seppur parzialmente, uno dei motivi per i quali il Pil registra contrazioni: se chiudono le aziende, la produzione cala, si crea disoccupazione, il Pil va a rotoli. La contrazione registrata dall’ Istat, per il Codacons è il preludio «della recessione economica che ci attende per il 2012 e la dimostrazione che le manovre che si sono succedute da questa estate ad oggi, decreto salvaItalia compreso, serviranno anche al […]
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