Il Pil frena, giù i consumi Fmi: «Fiducia» nell’ Italia
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- Trentino extra
l’ istat : «siamo dentro una fase di rallentamento». vendite in calo di 4 punti il fondo monetario: «crediamo che il nuovo esecutivo manterrà i conti stabili»
È positivo che l’ Italia abbia un governo, dal quale Mediaset non si attende «contraccolpi». È un Pier Silvio Berlusconi in parte inedito quello che commenta la nascita dell’ esecutivo M5S-Lega, comunque ottimista sul futuro, perché «siamo un’ azienda che sta da anni sul mercato: lo abbiamo sempre fatto e lo faremo ancora». «Poche volte ho sentito parlare di conflitto di interesse non in modo ideologico e non di uno solo», dice commentando il discoso alla Camera di Giuseppe Conte. Quindi «ben venga una legge se riguarda tutti i conflitti di interesse».«Faccio impresa in Italia e la stabilità è la cosa più giusta: non temiamo contraccolpi per noi – aggiunge rispondendo alle domande dei giornalisti – al di là delle cose dette in campagna elettorale. Non temo alcun tipo di reazione nei nostri confronti e non avrebbe alcun senso». Poi lancia un segnale: «Siamo in un settore cruciale che merita rispetto e che opera in un comparto particolare». Un settore dove «è veramente dura, perché l’ Italia è un Paese in difficoltà, un mercato difficilissimo: l’ editoria è un settore terribile e non si farà mai un aumento di ricavi. Spero presto di raccontarvi una storia che dia prospettive diverse». di Marianna Berti wROMA La curva del Pil ha segnato già una gobba e non fa altro che guardare verso il basso. La traccia lasciata dall’ indice anticipatore,spia di quel che accadrà, non lascia dubbi. L’ Istat parla di «un’ ulteriore riduzione», segnale di «una fase di rallentamento dei ritmi produttivi» nei prossimi mesi. Intanto il Fondo monetario internazionale esprime «fiducia» sull’ Italia, sulla possibilità che il nuovo governo metta in pista «politiche per mantenere la sostenibilità dei conti», vista l’ importanza, non manca di sottolineare, di «salvaguardare le finanze pubbliche». Come noto l’ export e gli investimenti hanno smesso di fare da leva e tutto sembra sulle spalle della spesa delle famiglie. Ma si intravedono nuvole all’ orizzonte. Le vendite al dettaglio hanno registrato uno scivolone (-4,6%), che riporta indietro al 2013, e se si guarda solo all’ alimentare (-7,3%), addirittura al 2005. Molto è dovuto all’ effetto Pasqua, quest’ anno caduta prima, lasciando aprile al secco. Ma per i consumatori c’ è di più: la fiducia degli italiani inizia a scarseggiare. La crescita dell’ occupazione e della produttività del lavoro, seppure a piccoli passi, non sembrano bastare. Anche perché ora a minacciare il potere d’ acquisto c’ è anche la risalita dei prezzi, a maggio raddoppiati all’ 1,1%. L’ Istituto di statistica prende atto della ripresa dell’ inflazione ma non manca di evidenziare una dinamica «decisamente inferiore a quella dell’ area euro». Un’ inversione di rotta che dà da pensare riguarda la manifattura, motore dell’ intera economica. «Nell’ ultimo periodo si manifestano segnali di indebolimento all’ interno del settore industriale», avverte l’ Istat. Insomma se nel primo trimestre del 2018 il Pil aveva raccolto un +0,3%, per i mesi primaverili si rischia di totalizzare ancora meno. Se il Prodotto interno si assottiglia la situazione diventa più difficile per tutta la contabilità nazionale, che al Pil inevitabilmente si rapporta. Ecco che l’ Fmi invita il neo-esecutivo, con cui ancora non ci sarebbero stati incontri, a «costruire sulle riforme del passato». Finora un contributo forte è stato fornito dalla spesa delle famiglie, ma dai dati sul commercio al dettaglio, ovvero sui consumi più frequenti, emerge una battuta d’ arresto, che va oltre il pranzo di Pasqua. Per esempio su base annua le vendite di farmaci calano del 2,5%. Fa eccezione il commercio on line, che ad aprile segna un’ impennata del 16,2%, in netto contrasto con i ribassi di supermercati (-8,3%) e piccoli negozi (-3,9%). Il Codacons si dice preoccupato, sostenendo che «la Flat Tax rischia di aggravare la situazione». Federconsumatori lamenta uno stato di «incertezza» mentre secondo l’ Unc un crollo come quello di aprile «non si spiega solo con la diversa collocazione di una festività».Per Confesercenti la caduta delle vendite è un «pessimo segnale». Se non altro, è la posizione di Federdistrubuzione, il dato testimonia un atteggiamento quanto meno «prudente» da parte delle famiglie.
marianna berti
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