26 Aprile 2006

Il “pieno“ ormai è un ricordo –

Il “pieno“ ormai è un ricordo
In città anticipata da tempo la protesta del Codacons

LA CRISI I gestori: guadagni sempre più risicati


LIVORNO. Il Codacons arriva secondo: lo “sciopero del pieno“ lanciato dall`associazione dei consumatori è un`idea già vecchia appena nata (ieril`altro). Il pieno, in realtà, ha le braccia conserte da tempo: “E` sparito, quello che fa il pieno“, come dice per prima cosa Giancarlo Cantini, titolare del distributore Api di via degli Etruschi. Non è, specie per i distributori piccoli, un crollo verticale. Ma “sarebbe bene se ci fosse un calo netto, così la smetterebbero“ sbotta Nicola Ricciuti, che da solo amministra un minuscolo distributore aperto nel 1963 dal padre su viale Nievo. Il soggetto di “la smetterebbero“ sono le compagnie petrolifere, che “se ne approfittano perchè non c`è nessuno che le controlla“, cioè il governo, chiarisce Emiliano Cappagli, che tre anni fa rilevò il Tamoil all`inizio di via Ferrigni. Senza volare in alto, però, quando i prezzi di benzina e diesel impennano, certamente “la differenza si sente“ annuisce Cantini, esprimendo un sentimento diffuso. Sempre di più si cerca di coprire le distanze brevi sopportando gli orari degli autobus o l`aspra resistenza dei pedali. E ora nemmeno più quelli: “Non è un caso – ragiona Cantini – che si vendano tutte quelle bici elettriche“. Non è un caso; vanno più piano di un motorino: ma non si spende in fatica e men che meno benzina. “Qui non siamo in una grande città – aggiunge Cappagli – A Roma o Milano sono abituati a targhe alterne, ai tram, ai blocchi. I livornesi vorrebbero parcheggiare sempre sotto casa“. L`aumento del costo del carburante è una fregatura non solo per il consumatore, ma anche per il benzinaio e, per dire una banalità, le compagnie petrolifere sono le uniche a guadagnarci. Dunque: se prima con 10 euro si comprava un tot di litri, ora se ne compra meno. Il guadagno del distributore è fisso a litro (da 25 a 40 centesimi netti, a seconda della compagnia) qualsiasi sia il prezzo: meno litri, meno guadagno. Crisi, par di capire, si aggiunge a crisi: “Ci sono ditte – racconta Cantini – che stentano a pagare a fine mese“. Peggio di tutti stanno coloro che non possono scegliere se prendere il veicolo a motore: quelli che con auto, furgoni e camion ci lavorano, ci vivono. “Se ti metti a cercare il distributore che costa meno, consumi la benzina che teoricamente guadagni spostandoti, magari, dall`altra parte della città“ racconta Simone Fiaschi, un agente di commercio categoria che – dopo i camionisti – registra buoni record di tempo al volante. Sono loro – i lavoratori al volante – che spremono di più i “fai da te“, grazie ai quali risparmiano alla distanza, dopo mesi di briciola dopo briciola, di chilometri dopo chilometri. Non dà più soddisfazioni neanche il diesel, una volta vanto di chi aveva speso di più per l`auto, ma che poi risparmiava sui “pieni“. Rimane solo il gpl, unica ancora: “Ho il diesel, ma ormai non fa più differenza – dice, disilluso, Silvio Disegni appoggiato alla sua Corsa – Mio figlio ora ha messo il gpl: prima con 30 euro riempiva metà serbatoio, ora fa il pieno“. In città Disegni usa la bici, evita l`auto. Quelli dei consumatori sono “mezzucci“ che racimolano almeno l`impressione di risparmiare: il fai da te, per l`appunto, ma anche una specie di “filosofia della riserva“, fenomeno tutto dei self-service. “Sono diventate rarissime le banconote da 20, le trovi quasi tutte da 5 o da 10“ racconta Cappagli. Raramente si supera metà del serbatoio, si preferisce vivere nel rischio e rimandare all`indomani. “Il calo lo puoi vedere da te“ ribadisce Francesco Menicucci (Agip via Alfieri), dopo aver incassato ben tre euro tre da un giovanotto per un`inezia di verde in un Liberty. Per la paura di non aver resto, racconta, “se non ci vedono alla pompa, credono che non ci sia nessuno: passano e vanno via“. E con gli aumenti è peggio.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this