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18 Luglio 2014

Il piano del Comune al Viminale: riapriamo via Corelli per i profughi

Il piano del Comune al Viminale: riapriamo via Corelli per i profughi

L’ ipotesi Durante un incontro al ministero degli Interni a Roma, ieri, gli assessori milanesi Granelli e Majorino hanno ottenuto dal Viminale l’ apertura sulla possibilità di usare il Cie di via Corelli in via temporanea per ospitare i profughi in transito per la città. Allo studio del «Tavolo Milano» anche un meccanismo fortemente voluto da Palazzo Marino per l’ identificazione dei migranti che non vogliono richiedere asilo politico, fatto che li costringerebbe a restare in Italia Le ronde Un decina di persone dell’ associazione Asscomm Porta Venezia, ieri sera, ha deciso di sfidare il Comune scendendo lo stesso in strada contro il degrado del quartiere nonostante il sindaco le avesse definite «illegittime» promettendo un presidio fisso con questura e prefettura. In sostegno delle ronde, gli esponenti cittadini di Fratelli d’ Italia. Reazioni negative dal comitato Movimento Porta Venezia: «Siamo estranei alle ronde, con cui una sparuta minoranza specula per scopi pubblicitari». Nel dibattito s’ inserisce anche il fondatore dei City angels, Mario Furlan: «Le ronde in Porta Venezia sono inutili e creano tensione» Ipotesi di riapertura del Centro di identificazione e di espulsione (Cie) per rispondere all’ emergenza profughi. La giunta milanese è stata ricevuta ieri al Viminale, mentre alla sera andavano in scena le prime«ronde civiche» organizzate da un gruppo di cittadini di Porta Venezia, supportati dai politici cittadini di Fratelli d’ Italia, ma osteggiati sia da giunta e prefettura sia dagli altri comitati di quartiere oltre che dai City angels. Capitolo Cie. A breve la struttura di via Corelli potrebbe infatti riaprire con un utilizzo provvisorio. Non come centro per clandestini bensì per accogliere i profughi di passaggio a Milano. Nell’ incontro di ieri al ministero degli Interni – a cui hanno partecipato il sottosegretario Domenico Manzione e il Capo di Gabinetto della Prefettura di Milano, Ugo Taucher – gli assessori Pierfrancesco Majorino (Politiche sociali) e Marco Granelli (Sicurezza) hanno ottenuto dal governo «una decisa apertura» sulla possibilità di «riqualificare» il Cie: entro poche settimane e per una durata di qualche mese da definire. Dal ministero dell’ Interno hanno assicurato che – come voluto da Palazzo Marino – è allo studio un meccanismo di identificazione per i rifugiati che non vogliono restare in Italia: un passaggio (che finora manca) in grado di redistribuire i migranti sul territorio evitando la concentrazione in città, senza costringerli a fare domanda d’ asilo qui, fatto che comporterebbe la loro permanenza. Dal Comune fanno sapere che sarà lo Stato a sostenere gli interventi, dall’ accoglienza all’ assistenza, con accordi privati, come Grandi Stazioni e Ferrovie dello Stato (un locale in via Sammartini), per ottenere nuovi spazi capaci di ospitare le migliaia di persone in transito da Milano (15 mila da metà ottobre a oggi). Il problema profughi, prevalentemente siriano, da febbraio riguarda anche la comunità etiope-eritrea che in città si concentra nel dedalo di strade tra viale Tunisia e corso Buenos Aires, in particolare tra le vie Palazzi e Tadino. Cittadini ed esercenti concordano su un punto: lo stato di degrado e abbandono del quartiere. Ma la maggioranza di loro rifiuta con forza l’ iniziativa organizzata da Asccom Porta Venezia, colpevole «di provocare rischi e tensioni e di non risolvere il problema». Ieri sera, una decina di persone si è infilata la pettorina e ha distribuito nei locali un cartellone con un numero di telefono da contattare in caso di segnalazioni utili: «Vogliamo solo osservare e riferire alla polizia» spiega il portavoce Luca Longo, supportato da Riccardo De Corato di Fd’ I: «Le ronde civiche hanno il merito di aver costretto Giuliano Pisapia a muoversi» dice. Il sindaco, mercoledì, aveva promesso, un presidio fisso di concerto con prefettura e questura. Ma in zona l’ iniziativa divide. Sì, c’ è chi riconosce che possa essere un modo per aumentare l’ attenzione sul quartiere ma è l’ unica apertura. La maggioranza sostiene che sia soltanto un modo di fare strumentalizzazione politica. «Fanno paura» dice qualcuno. Anche gli esercenti del quartiere, non solo italiani bensì pure eritrei o egiziani, sostengono che la situazione è comunque faticosa: «I bivacchi sul marciapiede e sugli ingressi dei negozi non sono un bello spettacolo e gli affari sono in picchiata». I profughi, giovanissimi in media, restano solo per qualche giorno, prima di partire verso il Nord Europa, cambiano continuamente. «Ci dissociamo dalle ronde» spiegano dal comitato Movimento Porta Venezia, mentre il fondatore dei City angels boccia l’ iniziativa di Asscomm come «inutili» in quanto l’ emergenza è solo «umanitaria». Dal Codacons, infine, una proposta: «Mandare sulle strade, la notte, gli ausiliari del traffico». Alessandra Coppola Giacomo Valtolina.

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